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Dalle notti in auto a Montefortino alla laurea: per Silvia una tesi tra giornalismo ed emergenza sisma

UNIVERSITÀ - La 25enne originaria dei Sibillini si è laureata con una tesi intitolata “Il giornalismo d'emergenza nell'emergenza: proposte costruttive nella sfera pubblica digitale”
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di Andrea Braconi

Amandola Speaker’s Corner, Amici di Montefortino, Arquata Viva, La terra trema noi no, Insieme per Visso, Quelli che … il Terremoto, Sei di Montemonaco se, Sei di San Ginesio se, TerremotoCentroItalia ed altri ancora. Sono i gruppi Facebook monitorati da Silvia Serafini, 25enne originaria di Montefortino, che a Macerata ha festeggiato la sua laurea in Comunicazione e Culture Digitali, all’interno del corso di laurea specialistica di Scienze della Comunicazione, con un punteggio di 108/110.

Le ultime ore le ha passate a studiare, al punto da far diventare la nostra intervista una sorta di piacevole ripasso. Poi l’attesa festa, che ha sancito la fine di un percorso universitario carico di soddisfazioni.

“Il giornalismo d’emergenza nell’emergenza: proposte costruttive nella sfera pubblica digitale” è il titolo della sua tesi, sviluppata tra Macerata, dove per ovvi motivi ha dovuto prendere in affitto un appartamento, e il suo paese nativo, che porta ancora le ferite del terremoto.

“Nella tesi parlo di giornalismo e comunicazione d’emergenza in relazione al terremoto nel centro Italia nel 2016” ci racconta Silvia.

Da cosa sei partita?

Parto facendo un preambolo sulla post verità e le fake news, parlando anche del difficile rapporto tra media e scienza. Entro nel merito del giornalismo d’emergenza, chiamato anche disaster journalism. Parlo della percezione del rischio, ossia come le persone che abitano un territorio comprendano i rischi a cui quella zona può essere esposta e di come media e comunicazione istituzionale insieme influiscono nel plasmare questa percezione. Faccio anche un riferimento al caso del terremoto de L’Aquila e al processo alla Commissione Grandi Rischi. Entro anche nel merito della psicologia dell’emergenza: una comunicazione, infatti, può innescare nel pubblico una determinata reazione, che può anche trasformarsi in un atteggiamento sbagliato.”

Dentro c’è anche un parte dedicata al giornalismo on line.

“Parlo di tutte le opportunità e anche delle sfide che questo nuovo modo di fare giornalismo porta con sé. Tocco anche la nascita del giornalismo digitale, come del ruolo dei social media nella comunicazione giornalista, pubblica e di notizie da parte dei membri dell’audience, in particolare su piattaforme come Facebook, che viene visto come un mass media ma anche come una relazione interpersonale.”

La tua ricerca si focalizza anche sui gruppi Facebook.

“Mi riferiscono sia a gruppi nati dopo il terremoto, sia a quelli relativi alle singole città. Sono visti come il ricalco digitale della comunità che coprono. Nei gruppi più specifici del terremoto, le persone sono unite da un’interesse comune che è la narrazione dell’emergenza. Ho osservato quali sono i motivi ricorrenti e ho diviso le informazioni veicolate in 4 categorie: molte persone condividono la propria opinione e il proprio stato d’animo, anche in relazione a nuove scosse; vengono promossi eventi e manifestazioni; vengono condivise informazioni per la comunità, sia più basilari sulla modulistica ed altre a più ampio spettro; infine ho dato enfasi a come vengono condivise le buone notizie, nonostante le avversità.”

Vorrei capire meglio perché hai scelto questa tesi: è legato soltanto all’effetto che il terremoto ti ha provocato o c’è anche altro in questo lavoro corposo?

“Sicuramente perché ho vissuto in prima persona i terremoti del 2016, sebbene il 24 agosto non fossi a Montefortino. Ma nei giorni seguenti ero lì, mi sono fatta le notti in macchina, ho vissuto comunque da terremotata. L’idea della tesi, quindi, parte da quello che ho vissuto e che mi ha segnato nonostante la mia casa sia comunque agibile, al contrario di quelle di tanti sfollati. Un altro motivo è sicuramente perché sono anche affascinata dalla peculiarità che si crea in una situazione di emergenza. E poi quando c’è stato il terremoto vedevo che la maggior parte delle notizie venivano veicolate tramite i social, che hanno aiutato tantissimo la comunità a coordinare soccorsi e a venire a conoscenza di determinate situazioni. Ed è stata la prima volta che nelle Marche abbiamo visto l’effetto dei social di fronte ad una grande emergenza.”

Dalla tua analisi cosa è emerso per quanto riguarda l’utilizzo dei nuovi media da parte delle Amministrazioni pubbliche?

“Osservando i post nei gruppi ho notato che il sindaco del paese interviene, risponde ai commenti, fa dei post. Diciamo che uno scatto in avanti, anche se piccolo, c’è stato per quello che riguarda le pagine istituzionali. Ma non è ancora sufficiente, l’organizzazione parte ancora dal basso, dalle comunità colpite che si attivano per creare questi spazi e condividere informazioni, anche se sono entità spesso fuori controllo dove circolano notizie non vere o opinioni troppo aggressive. Manca la moderazione da parte dell’Ente pubblico o una sorta di redazione tipo quella di un sito web. Nell’ultima parte della tesi fai due proposte.

“La prima è quella della diffusione di un periodico cartaceo, coordinato dalla Protezione Civile e contenente tutte le notizie pratiche così come quelle relative ad eventi e manifestazioni. Un periodico che verrebbe distribuito gratuitamente nei paesi del cratere.”

Perché l’esigenza di un periodico cartaceo?

“Potrebbe raggiungere persone non alfabetizzate a livello informatico, sia perché gratuito, sia perché nei momenti più acuti dell’emergenza la gente non ha accesso alle risorse digitali. E poi il cartaceo è un mezzo che rimane più autorevole e va un po’ in contrasto con i social media.”

E l’altra proposta?

“È quella di istituire un canale di messaggistica istantanea in broadcast, come gruppi WhatsApp dai quali inviare a tante persone comunicazioni. Un canale che rimane utile per comunicare informazioni immediate nel caso si verifiche una nuova emergenza e anche per coordinare meglio i soccorsi.”


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