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Il rogo di via Ungheria: la ricostruzione e le ipotesi, non si esclude il dolo

PORTO SANT'ELPIDIO - Il titolare dell'ingrosso è sceso subito dall'abitazione ai piani superiori appena è scattato l'allarme, poco dopo le 3 di notte: "Penso sia partito tutto dalla parte esterna al magazzino, dove c'erano accatastati dei cartoni; il locale è completamente distrutto, di sopra, in negozio, tanto fumo, ma non abbiamo subito danni".
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Dolo o un episodio accidentale? E’ la domanda che si stanno ponendo gli inquirenti, al lavoro da stanotte per domare le fiamme, poi per mettere in sicurezza il magazzino divorato dal fuoco in via Ungheria a Porto Sant’Elpidio. L’inferno si è scatenato qualche minuto dopo le 3 del mattino, quando è suonato l’allarme dell’ingrosso di articoli da regalo ed accessori affacciato sulla Statale Adriatica. “Ho chiamato per chiedere intervento alle 3.12 – racconta una residente in zona – mi hanno detto che erano già al corrente dell’accaduto. Ho visto una densa nube di fumo che proveniva dal magazzino ed il proprietario del negozio, che abita ai piani superiori dello stesso edificio, scendere di corsa per sincerarsi dell’accaduto, poi si è premurato di andare a staccare i contatori all’esterno”.

Il titolare di Xin Feng, l’attività commerciale incenerita dalle fiamme, ipotizza tutto sia partito dall’esterno. “C’erano degli scatoloni fuori, l’incendio dovrebbe essere iniziato da lì. Ho sentito l’allarme e sono uscito subito fuori di casa, abbiamo chiamato i vigili del fuoco. Il magazzino è completamente distrutto. Nel negozio è entrato moltissimo fumo, ma non ci sono danni”. Se sarà confermato che tutto sia partito dalla parte esterna del magazzino, l’ipotesi che il violento incendio possa avere una matrice dolosa non sembra affatto da scartare, ma saranno gli approfondimenti della polizia scientifica e dei vigili del fuoco a fornire maggiori elementi in questo senso, anche per capire se siano state trovate tracce di materiali infiammabili nell’area. Un altro abitante nella palazzina dice di essere stato svegliato dall’allarme dell’attività. “Quando mi sono affacciato mi hanno detto che erano già stati chiamati i soccorsi e intorno al negozio c’erano già il titolare e diverse altre persone. Ho visto una nube di fumo che mi è entrata in casa e l’odore è ancora molto forte dopo diverse ore, ma per fortuna a parte questo non abbiamo subito danni”. Danni seri si sono registrati anche nella vicina sede della Chiesa cristiana evangelica, che era separata da una parete di cartongesso dal magazzino del negozio cinese di articoli da regalo.


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