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Dodici anni di cause
per due multe non pagate
La Cassazione dà ragione al comune

PORTO SAN GIORGIO - Tre gradi di giustizia e dodici anni di cause per due multe non pagate. Il comune rivierasco resiste ed alla fine ha la meglio di fronte alla Corte di Cassazione.
domenica 22 luglio 2018 - Ore 11:45
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di Sandro Renzi

Due multe non pagate per eccesso di velocità. Tre gradi di giudizio e dopo dodici anni la Cassazione mette la parola fine ad una querelle che ha visto contrapposto il comune ad un automobilista. Il fatto risale al 2006. Un cittadino viene sanzionato per ben due volte per eccesso di velocità (114 Km/h su un limite massimo di 90) ma, di pagarne le conseguenze sanzionatorie, non ne vuole proprio sapere. Non ricorre contro i due verbali e come da prassi, cinque anni dopo arriva la cartella di Equitalia che viene però impugnata davanti al Tribunale di Ascoli Piceno. Il comune di Porto San Giorgio resiste ed eccepisce il difetto di competenza del Tribunale a favore del Giudice di pace. “In Tribunale, il comune non ha difesa tecnica, cioè un proprio avvocato, ed il trasgressore, benché il giudice si dichiari incompetente, riesce ad ottenere la sospensione della cartella di pagamento” spiegano dagli uffici comunali. La causa passa quindi in mano al Giudice di pace di Ascoli il quale, con sentenza del 2013, rigetta la domanda e compensa le spese. Il destinatario delle due multe non ci sta e torna in tribunale per appellare la sentenza. Il comune rivierasco decide di resistere e nel 2016 vince la causa. Ma la querelle non finisce qui. Anche questa sentenza viene appellata in Cassazione. Ed anche questa volta il comune deve resistere. Ebbene dopo dodici lunghi anni la Suprema Corte viene chiamata a dire l’ultima parola su una violazione del codice della strada. “In accoglimento delle argomentazioni svolte dall’avvocato comunale Michelangelo Giugni del foro fermano,  la Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese di lite ed al pagamento del contributo di giustizia” precisano ancora dal comune. Il trasgressore dovrà allora pagare la cartella esattoriale di Equitalia, le spese di soccombenza a favore del comune ed il contributo di giustizia a favore dello Stato. E tutto dopo dodici anni.

 

 


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