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Giovani, migranti, fattorie sociali e l’appello a Capodarco: 62 anni di sacerdozio per Don Franco

SERVIGLIANO - Tutto pronto per la festa che si terrà domenica 19 agosto prima nella Chiesa di San Marco e poi nel Parco della Pace: "Il sindaco di Santa Vittoria in Matenano ci sta dando una struttura dove i giovani potranno creare, impegnandosi in nuove forme di sviluppo per questo territorio"
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di Andrea Braconi

Anche per il 2018, Don Franco Monterubbianesi ha chiamato a raccolta i suoi amici, dando loro appuntamento per domenica 19 agosto. Prima, a partire dalle ore 18.30, celebrerà una messa all’interno della Chiesa di San Marco, nella piazza centrale. A seguire festeggerà i suoi 62 anni di sacerdozio nel Parco della Pace. Una città, Servigliano, che per l’87enne sacerdote “sta vivendo il senso del passato in maniera straordinaria, passando dalla Casa della Memoria alla rievocazione storica di Castel Clementino”. Un passato che, sempre più in questa fase segnata da forzature istituzionali e culturali, diventa il cuore di un processo di cambiamento che passa per il coinvolgimento delle nuove generazioni.

Giovani che Don Franco mette al centro di ogni suo ragionamento e di qualsiasi progettualità tra quelle che continuano a vederlo protagonista. “Ho coinvolto i sindaci dell’entroterra sul discorso dell’accoglienza delle fragilità – ricorda – mi sono impegnato sul Dopo di noi, sto lavorando affinché l’esperienza di Montepacini a Fermo si rafforzi. E in tutto questo i giovani, dopo essere stati formati, sono gli unici che possono dare nuovo slancio”.

E poi c’è l’accoglienza ai migranti, altro punto fermo di questo sacerdote sempre in primissima linea. “Oggi rifiutiamo i migranti perché non lavoriamo bene neanche per i nostri. Ma facendo così rischiamo di lasciare inattuato quanto abbiamo cercato di costruire in questi anni, sia a livello locale che nazionale. Se non creiamo strutture sul territorio, se non consideriamo l’agricoltura come motore di questa visione, avremo perso un’occasione importante e forse unica”.

Eccola l’agricoltura, un terreno (mai termine fu più azzeccato) su cui Don Franco ha concentrato le proprie energie, affiancato da una serie di professionisti capaci di muoversi anche sul versante comunitario. “Le fattorie sociali sono la grande chance che dobbiamo per un cambiamento radicale e per un recupero di zone oggi abbandonate – rimarca -. Per questo ho voluto incontrare l’assessore regionale Casini e il responsabile della Cia Sandroni, invitandoli a sviluppare insieme progetti di accoglienza. Ricordo sempre che in questa provincia abbiamo la realtà di Montegiorgio, con un terreno disponibile ed il coinvolgimento dell’Anffas fermana e degli studenti dell’Agraria. È un discorso, quello avviato, che può andare oltre la scuola, divenendo collante tra diversi soggetti”.

Da qui anche lo sforzo di avvicinarsi al mondo di Slow Food (“Un’esperienza straordinaria partita dal cibo e diventata una realtà internazionale dislocata in 160 Paesi”), contattando il fondatore Carlo Petrini e mettendo sul tavolo nuove prospettive di collaborazione. “Slow Food ha il 18% di tesserati sotto i 30 anni, un bacino incredibile per formare i giovani. Io sono in contatto con le realtà del Fermano e del Piceno, in particolare quelle nell’area montana, perché insieme possiamo fare molto” ribadisce Don Franco, che non può e non vuole dimenticare anche la questione terremoto. “La mia azione riguarda 11 Comuni coinvolti nel sisma, con i quali faremo un progetto al quale tutti dovranno collaborare. Il sindaco di Santa Vittoria in Matenano ci sta dando una struttura dove i giovani potranno creare, impegnandosi in nuove forme di sviluppo per questo territorio. Occorre reagire a quello che il terremoto ha creato, dando loro la capacità di farlo”.

Un ultimo pensiero Don Franco lo dedica al complicato rapporto con Capodarco. “Voglio lanciare un appello all’unità profonda. Io ho resistito in questi anni e mi sto dando da fare a Roma, nelle Marche e altrove perché si mantenga il valore, secondo l’idea originaria, dei disabili come soggetti attivi di questo bellissimo percorso. Penso di essere un testimone importante su questo fronte e per questo voglio creare una fondazione per dare ancora più forza a tutte le progettualità messe in campo in questi anni, coinvolgendo tutti i soggetti che hanno creduto e continuano a credere nella mia visione di comunità e di mondo”.


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