di Federica Nardi
«Avevo diritto ai 5mila euro dell’una tantum e adesso me li richiedono indietro. Sono arrabbiata, è una situazione assurda». Ilaria Lazzarelli ha 36 anni, è di Camerino, e il suo centro benesse “Fior di loto” è stato distrutto dal sisma del 24 agosto 2016. Così, come tanti lavoratori, ha fatto richiesta per il contributo “una tantum”: 5mila euro per appianare il disagio di restare senza lavoro. Una misura dell’allora governo Renzi, passati poi attraverso la Regione. Ma adesso è proprio la Regione che glieli vorrebbe chiedere indietro.
«Dicono che manca l’attestato dei pagamenti alla previdenza – spiega Lazzarelli -. Ma è ovvio: la mia attività era distrutta, quindi li avevo sospesi. Non ho lavorato per un anno, ho ricominciato l’attività in container a Vallicelle nel dicembre 2017. Da lì ho ripreso a pagare la contribuzione. Quei soldi che mi hanno dato li ho ovviamente usati per vivere dato che non avevo lavoro. Sono veramente arrabbiata».
E il suo caso non è l’unico. La Regione sta infatti procedendo con un controllo a tappeto sui contributi “una tantum” concessi dopo il terremoto. Il problema però è che diverse professioni, che paradossalmente sono anche tra le più colpite dalla crisi sismica, non hanno per legge l’obbligo di iscrizione alla previdenza. Si tratta delle aziende agricole, anche se non tutte, e poi dei Bed & breakfast e degli affittacamere, che nelle aree a vocazione turistica del cratere sono centinaia. Una situazione che ha preso in contropiede anche i commercialisti, che ora si trovano a dover giustificare documentazioni che due anni fa erano risultate in regola. Uno di loro, che lavora nel Maceratese e preferisce restare anonimo, sta seguendo almeno tre casi simili. «Questa situazione – dice – è al di fuori di ogni logica. Qui non siamo di fronte a persone che si sono approfittate della situazione, ma di gente che lavorava nel territorio colpito e lì aveva l’attività commerciale. Il decreto stesso era stato fatto di fretta per ovvi motivi e non contemplava diverse situazioni, tanto che poi è stato rimaneggiato diverse volte. Ma ai tempi la questione della previdenza non era affatto così chiara. Del resto, se una persona ha un B&b e fa le ricevute è un’attività, quindi dovrebbe ricevere il contributo».
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