Sanità, il Fermano rivendica i propri diritti alla Regione: basta essere la Cenerentola delle Marche

FERMO - La dottoressa Padovani, direttrice del Murri: "Sfido qualsiasi territorio con gli accessi elevatissimi che ha il nostro ponto soccorso a far fronte a tutto, solo con 13 unità.  Passo tempo a  fare ordini di servizio per coprire i vari turni"

 

di Paolo Paoletti

Un nuovo piano socio sanitario che tenga conto del comportamento virtuoso del territorio Fermano negli anni passati. Un distretto che ha eseguito in modo esemplare, non senza grandi sacrifici, le direttive passate della Regione Marche nel processo di riconversione dei vari piccoli ospedali sparsi nei territori comunali. Un territorio che oggi, proprio a seguito di quella manovra, sta pagando il prezzo più alto occupando il ruolo di Cenerentola delle Marche.

L’assemblea dei sindaci di questa mattina ha scandito un passaggio importante per quanto riguarda il diritto alla sanità dei cittadini della quinta provincia delle Marche per ordine di nascita. Un territorio sicuramente piccolo, ma che oggi come non mai sta soffrendo una pesante situazione sociale, economica ed anche sanitaria sulla quale occorre intervenire al più presto. Da qui l’incontro di questa mattina nella sala consiliare della Provincia di Fermo che ha visto schierati da una parte i vertici sanitari della Regione Marche, partendo dal presidente della Commissione Sanità Fabrizio Volpini. Con lui la dirigente del Servizio Salute della Regione Marche Lucia Di Furia ed altri esponenti Asur. Dall’altra i sindaci (per la cronaca non tutti) dei quaranta comuni della provincia di Fermo, il direttore d’Area Vasta 4 Licio Livini, la direttrice dell’ospedale Murri dottoressa Fiorenza Padovani, il dirigente del Pronto Soccorso Fabrizio Giostra,  il referente delle cure a domicilio dottor Vittorio Scialè e molti altri.

Territorio Fermano che, dopo la presentazione dei dati da parte della Regione, è emerso per tutta la sua debolezza sanitaria. Numeri dai quali bisogna partire per apportare quelle migliorie concrete che, si spera, vengano inserite nel nuovo Piano Socio Sanitario 2018-2020.

LE FINALITA’ DELLA REGIONE MARCHE

Consigliere regionale Volpini che ha esordito: “Su indicazione della giunta e del presidente abbiamo aperto questo cantiere per il piano sanitario regionale. L’ultimo è abbondantemente scaduto, parliamo del 2012/2014. Siamo andati un po’ lunghi rispetto alla scadenza ma non siamo stati con le mani in mano. Abbiamo scelto una modalità  sicuramente più faticosa ma efficace, quella della campagna di ascolto. Piuttosto che arrivare nei territori con un prodotto preconfezionato, abbiamo detto, scriviamolo a più mani. In questo percorso di partecipazione e condivisione abbiamo coinvolto diversi attori e soggetti. Professionisti, società scientifica, comitati di partecipazione dei cittadini e tutti gli attori istituzionali, partendo dai sindaci. Possibili suggerimenti potranno arrivare nel sito internet che sarà messo a disposizione”.

A tracciare poi una fotografia dello stato di salute del sistema sanitario della Regione Marche e dell’Area Vasta 4 è stata la dirigente Di Furia:  “Siamo partiti da maggio con questa attività. Il Piano si chiamerà “Il cittadino, l’accessibilità, integrazione e la sostenibilità”. Stiamo facendo un lavoro faticoso ma interessante perché arricchiti dal punto di vista tecnico. Parole chiave: partecipazione, ma anche qualità, dignità dei cittadini, capacità di garantire equità di genere, trasparenza, capacità di migliorare con azioni di controllo e sostenibilità. L’idea è che le competenze individuali della comunità possano integrarsi tra loro mettendo insieme scuola, lavoro, coesione sociale e resilienza”. Di Furia che ha spiegato come alla prima fase che riguarda la campagna di ascolto seguirà quella di raccolta delle proposte, monitoraggio, valutazione e predisposizione flessibile del nuovo Piano Socio Sanitario.

“Si vuole dare spazio anche alla dimensione del sisma – ha aggiunto Di Furia – che non ci colga tutte le volte impreparati. Dal sisma impariamo le cose da fare e le inseriamo in questo piano. Così possiamo parlare di  direttive che vanno nell’ottica di un’assistenza flessibile, forme assistenziali riconfigurabili flessibilità, supporti socio assistenziali e assistenza”.

LA FOTOGRAFIA DELLE MARCHE E DELL’AREA VASTA 4

Dai dati presentati è emersa una regione che sta invecchiando, di due punti sopra la media nazionale per quanto riguarda gli over 65 e gli over 75. Nelle previsioni future predominano le fasce d’età avanzate a fronte di una popolazione straniera, che si attesta al 9% invece per gran parte giovane. Il tasso di crescita che raffronta i decessi con le nascite è in peggioramento e questo significa che ogni anno siamo sempre di meno nella nostra regione. Questo comporta il fatto le cose da gestire sono più complicate. Basti pensare che come aspettativa di vita le Marche sono secondo solo al Trentino Alto Adige. L’età media per le donne è di 85,8 anni mentre per gli uomini di 81.1. Tra i tasti dolenti emersi per l’Area Vasta 4,  secondo gli studi della Regione, quello della cure domiciliari. Poche anche le residente protette. Da qui la decisioni di convenzionare il 100% delle strutture comprese nell’Area Vasta del Fermano.

C’è poi il punto quanto mai delicato relativo al pronto soccorso del Murri. Dai dati della Regione emerge chiaramente una criticità su cui dover lavorare. Dato che però è dovuto ad una serie di fattori concatenati che costringono gli operatori dell’emergenza, già in numero ridotto, a turni straordinari pesantissimi. Tra gli altri aspetti evidenziati la presenza nel territorio regionale di troppi mezzi di soccorso.

LA PRESA DI POSIZIONE DEL FERMANO, DAL PRONTO SOCCORSO AL NUOVO OSPEDALE: “PERSONALE, SERVIZI E POSTI LETTO: SERVE UNO SCATTO IN AVANTI PER LA NOSTRA SANITA”

A fronte dei dati presentati dalla Regione è stato in direttore Livini a fare il punto facendosi portavoce delle richieste del Fermano: “Questo è il percorso più corretto per confrontarsi e realizzare un piano sanitario che risponda alle richieste dei territori  che vogliono partecipare alla sua stesura. La nostra è una Regione fatta da territori diversi e queste differenze possono essere considerate non in negativo anzi, vanno valorizzate e inserite in questi programmi  pluriennali che ci permettono di dare una prospettiva chiara. Partiamo da questi numeri presentati per fare passi avanti, se i dati resteranno gli stessi significa che non abbiamo fatto niente. Il nuovo Piano credo sia l’occasione per andare a rivedere e riposizionare alcune situazioni nella nostra regione. Il Fermano è un territorio che è stato sempre rispettoso delle riforme  messe in atto dalla Regione. Oggi viene sottolineato che ancora sta dietro. Deve recuperare posti letto: siamo gli ultimi insieme a Pesaro. Posti letto che a loro volta  condizionano anche il pronto soccorso. Senza un ospedale che snellisce i flussi il pronto soccorso si blocca. La difficoltà è questa.   Il nostro è un territorio che sta messo male, il peggiore nelle Marche anche in termini di reddito pro capite. Credo che uno scatto in avanti lo dobbiamo fare per tutta la comunità, e tra questi interventi ci deve essere anche la sanità”.

Livini che in materia di mobilità passiva dei pazienti verso altre regioni o province aggiunge:”La gente va fuori regione o nelle aree vaste delle altre province perchè qui non trova risposte. Va fuori per la patologia cardiovascolari perchè qui non c’è emodinamica, così come altri servizi”

A dire la sua anche il sindaco di Fermo Paolo Calcinaro: “I numeri sono quelli. Rimaniamo il territorio nel sistema sanità più arretrato della Regione e questo è un dato di fatto. Prendiamo il caso del pronto soccorso. Riporto le parole che un operatore esasperato dalla fila ha detto ad una persona che si lamentava: se qui hanno chiuso tutto gli altri ospedali che posso fare?. Siamo stati virtuosi in alcuni percorsi, se non lo fossimo stati il pronto soccorso oggi avrebbe sofferto di meno. Abbiamo seguito il disegno della Regione e ci troviamo in difficoltà. In questo nuovo piano credo sia un dovere riconoscere l’aspetto meritocratico del Fermano e deve consistere in un surplus di attenzione per questo territorio.  Il  nostro sistema deve essere salvaguardato e non reso a un livello di puro conteggio matematico rispetto agli altri budget. Il nostro pronto soccorso è un punto di riferimento e il suo problema relativo alla carenza di personale è da prendere in considerazione. Sui mezzi di soccorso presenti, se come dite in regione sono troppi, va detto che noi nel Fermano ci muoviamo a due corsie, non come le altre province che vanno tutte a quattro. Le tempistiche dei movimento sono un dato matematico”.

Calcinaro che ha ribadito una forte richieste su due realtà in sofferenza: pediatria e pronto soccorso. “Per quanto riguarda l’assetto del nuovo ospedale in città c’è un grande dibattito – ha concluso il sindaco di Fermo – sono un sostenitore della nuova struttura ma deve esserci anche una miglioria in quello che sarà il contenuto  con una radiologia interventistica, emodinamica e sarebbe positivo che alcune tracce di questo percorso vengano già contenute nel piano sanitario 2018- 2020.

A rafforzare le tesi precedenti anche il sindaco di Montegranaro Ediana Mancini: ” E’ importante che il territorio partecipi alla stesura del piano. Questa sensazione di vicinanza con la Regione nel corso del tempo si è persa. Parliamo di un piano che riguarda anche il 2018, anno in parte esaurito.  Sicuramente l’evento traumatico del sisma ha scombinato le cose. Ho personalmente un’ottima opinione del sistema sanitario marchigiano e di quello pubblico. Questo non toglie che dobbiamo lavorare per risolverne le criticità. Dobbiamo partire da ciò che non va. Sappiamo tutti i nostri punti di forza, lavoriamo però sui punti di debolezza. Partendo dalle situazioni concrete. Abbiamo dei vertici di Area Vasta di grandissima professionalità. Livini, Padovani, Ciarrocchi sono un punto di riferimento per noi sindaci. Sappiamo bene che ci sono difficoltà nel pronto soccorso. Dobbiamo però porci la domanda sui protocolli delle guardie mediche troppo rigidi. Vediamo le cose dal piccolo e partiamo da quello per aggiustarle.  Il personale, i posti letto, gli specialisti non ci sono. Non ci vuole tanto per fare un analisi di ciò che manca. Il mio timore è che i nostri referenti che conoscono la situazione non vengano ascoltati . È un momento difficile per il Fermano, e le criticità economico hanno ripercussioni sociali. Non c’è  dubbio che la sanità Fermana sia la Cenerentola a livello regionale. Partiamo da questo per far si che migliori”.

Sulla stessa Linea il sindaco di Porto San Giorgio Nicola Loira: ” Siamo di fronte a dati oggettivi: il nostro territorio è quello più povero rispetto alla regione. Due criticità da risolvere: pronto soccorso e assistenza domiciliare.  Aspetti dove i cittadini dove vengono coinvolti in maniera maggiore in un territorio che si sta invecchiando in maniera evidente. Mancano uomini e mezzi. Questa è la richiesta che noi sindaci dobbiamo rivolgere alla Regione. E’ fondamentale che l’Area Vasta 4 vada potenziata in questo senso. Noi sindaci siamo disponibili a interloquire. Vorremmo però risposte concrete mostrando ai cittadini numeri più virtuosi. Spero infine che il nuovo ospedale rappresenti una vera occasione di crescita e non un semplice contenitore”.

Parola anche al sindaco di Petritoli Luca Pezzani: “Quello che è emerso è un quadro a luce ed ombre. Sono il sindaco di uno di quei comuni che in passato è stato tra i primi ad essere chiuso nel processo di riorganizzazione. Oggi è un ambulatorio che funziona. E’ necessario il potenziamento dei servizi territoriali, ambulatoriali e domiciliari. L’obiettivo di tagliare le liste di attesa mal si coniuga con i tagli ai servizi ambulatoriali. ”

Il dottor Scialè ha difeso il lavoro svolto a livello di servizi domiciliari parlando di un problema di calcolo. Incisiva e pungente come sempre la dottoressa Padovani: “Il bisogno espresso dalla popolazione deve prevedere risposte dimensionate e congrue. Sfido qualsiasi territorio con gli accessi elevatissimi che ha il nostro ponto soccorso a far fronte a tutto solo con 13 unità.  Passo tempo a  fare ordini di servizio per coprire i vari turni al pronto soccorso. Ogni provincia di questa regione è una marca e l’attività sanitaria va declinata sul luogo. Bisogna rivedere la sanità che va erogata sempre più sul luogo, con un direttore che ne risponda localmente con una responsabilizzazione territoriale”. 

L’incontro è stato anche occasione per la direzione dell’Av4 di rispondere, con i numeri, ad alcune critiche mossegli dai sindacati: “Noi lavoriamo con quello che abbiamo. E quello che abbiamo – aggiunge il direttore Av4 Licio Livini – viaggia a gonfie vele, insomma con quello in campo facciamo il massimo. Se poi, qualcuno dovesse pensare che manca altro, beh in questo caso il percorso da seguire, anche nella critica, è un altro. Eventuali mancanze non possono certo essere imputate alla direzione dell’Area vasta 4. Rsa che non funziona? Non è assolutamente vero: posti tutti occupati e anche turn-over. I numeri parlano chiaro. Ribadisco: tutto quello che abbiamo a disposizione è perfettamente funzionante e ottimizzato”.

AREA VASTA 4 NEL DETTAGLIO:

Due presidi ospedalieri, sette presidi territoriali, una casa di cura privata accreditata, dodici residenze protette, 46 strutture semiresidenziali e residenziali convenzionate (compresi 8 Cser), un Coser e tre centri diurmi Dsm, 8 laboratori analisi (compresi i convenzionati, 5 strutture riabilitative accreditate, un Hospice, un centro Alzheimer, tre Rsa, una Rsr, un Ssr e una lungodegenza presso l’Inrca.

Al 31 dicembre dello scorso anno sono 17.341 i ricoveri annui, 94.277 le giornate di degenza, 41.687 gli accessi annui in pronto soccorso, 1.334.649 le prestazioni ambulatoriali e strumentali, 1.739 i casi trattati in assistenza domiciliare per un totale di 50.460 accessi, 18.413 vaccini obbligatori e facoltativi, 26.210 vaccini anti-influenzali, 17.530 soggetti annui sottoposti a screening oncologici e 44.776 inviti annui.

“Questa Area Vasta – fanno sapere sul fronte sanitario – ha intrapreso tutte le azioni volte a garantire il rispetto del nuovo assetto organizzativo previsto da Regione ed Asur in coerenza con i principi di razionalizzazione ed efficientamento del Sistema Sanitario Regionale. Sono rispettate le linee di indirizzo nazionale volte al potenziamento della domiciliarità territoriale ed al miglioramento dell’appropriatezza ospedaliera (anche con riduzione/rimodulazione della stessa). Le carenze e le «fughe» della popolazione residente sono per lo più correlate a configurazione delle reti cliniche (per la Mobilità intra Regionale), assenza di taluni servizi, presenza/carenza di figure professionali, tecnologie e risorse nei vari servizi. C’è una tendenza riconosciuta ad investire in questo territorio (come evidenzia il potenziamento riconosciuto del personale e previsto delle dotazioni – in termini di posti letto e non solo)”

 

 

 


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