Sono state due giornate intense quelle dedicate ad Osvaldo Licini, ai fini di celebrare il sessantennale della sua scomparsa avvenuta l’11 ottobre 1958, pochi mesi dopo aver ricevuto il Gran Premio della Pittura alla Biennale di Venezia. Nel contesto del convegno” Il mio regno è nell’aria”. Osvaldo Licini (1958-2018): riflessioni, studi, prospettive” organizzato dal Comune di Monte Vidon Corrado e dal Centro Studi Osvaldo Licini, con il contributo della Regione Marche, ricerca, arte, musica, letteratura, didattica, filosofia hanno offerto al folto e appassionato pubblico diverse prospettive sull’artista.

La prima sessione coordinata da Daniela Simoni, direttrice del Centro Studi, è stata introdotta dall’intervento del sindaco Giuseppe Forti e dalle altre autorità tra le quali Stefano Pompozzi della Provincia di Fermo e l’assessore al bilancio della Regione Marche Fabrizio Cesetti che ha dichiarato la volontà di promuovere dei grandi eventi attorno alla figura di Licini. Rossella Falzetta della Delegazione FAI di Fermo ha annunciato un’imminente iniziativa in collaborazione con il Centro Studi Licini dedicata alla chiesa di S. Liberato, dove Licini spesso si recava.

Si è poi entrati nel vivo del convegno con la relazione di Mattia Patti dell’Università di Pisa che da anni studia Licini anche attraverso le riflettografie. Patti ha parlato della produzione degli anni Trenta ed ha presentato un documento inedito con titoli e datazioni di opere presenti alla galleria Il Milione di Milano utile per la conoscenza dei dipinti del periodo astratto. Lo storico dell’arte Stefano Bracalente, anche lui studioso dell’arte di Licini con saggi in cataloghi di rilievo internazionale come quello della mostra Licini-Arp di Lugano del 2014, ha parlato del primitivismo e del rapporto dell’arte di Licini con il surrealismo, alla luce dei suoi studi sulla biblioteca di Licini conservata nell’archivio della GAC Licini di Ascoli Piceno. Marco Garena della Pearson Italia ha illustrato il progetto nazionale “I giovani raccontano il territorio” che vede coinvolte anche due classi del Liceo Artistico Preziotti-Licini – presenti in teatro – e il Centro Studi Osvaldo Licini, oltre alla prestigiosa casa editrice, in un PON su alternanza scuola/lavoro.

Foriera di nuovi progetti e collaborazioni la visita del sindaco di Lendinara (paese di origine del grande critico, esegeta liciniano, Giuseppe Marchiori) #LuigiViaro e dell’assessore al turismo e alla pubblica istruzione #FrancescaZeggio. – presenti in Teatro – e il Centro Studi Licini, oltre alla prestigiosa casa editrice, in un PON su alternanza scuola/lavoro. Foriera di nuovi progetti e collaborazioni è stata la visita del sindaco di Lendinara (paese di origine del grande critico, esegeta liciniano, Giuseppe Marchiori) Luigi Viaro e dell’assessore al turismo e alla pubblica istruzione Francesca Zeggio.

La seconda sessione, coordinata da Nunzio Giustozzi del Centro Studi Licini, ha raggiunto un picco di coinvolgimento da parte del pubblico, letteralmente rapito dall’intervento del filologo e critico letterario Massimo Raffaeli, che ha parlato dei “Racconti di Bruto” e del rapporto degli scritti di Licini con il futurismo. Poi Daniela Simoni – assente Marco Bazzini, co-curatore– ha presentato il Quaderno Liciniano intitolato “Osvaldo Licini – Emilio Isgrò: lettere” a cui ha fatto seguito la visita guidata alla relativa mostra in corso nel Centro Studi e nella Casa Museo fino al 5 novembre. Dopo l’introduzione di Sabrina Vallesi del Centro Studi Licini, nella notte di Monte Vidon Corrado hanno risuonato le note della “Suite per Osvaldo” scritta da Fabio Sartori (pianoforte) e da lui eseguita insieme a Cristiano Calcagnile (batteria) e a Marco Colonna (clarinetti). Scrittura e improvvisazione, lirismo e drammaticità, malinconia e stupore hanno coinvolto gli spettatori emozionati dalla visionarietà liciniana evocata dalla musica di Sartori.

La terza sessione, coordinata da Daniela Simoni, si è aperta con l’attesa relazione di Sileno Salvagnini dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, autore di un saggio nel catalogo della mostra su Licini attualmente alla Collezione Guggenheim a Venezia. Salvagnini ha parlato della fortuna e sfortuna critica di Licini, mentre Nicola Gasparetto, coordinatore della Cittadella della Cultura di Lendinara è intervenuto riguardo la figura di Marchiori e ha presentato una lettera inedita di Licini al critico veneto del 31.12.1954. In chiusura la prospettiva della ricerca per il futuro: è intervenuta Biancalucia Maglione dell’Università di Pisa e ha relazionato su alcuni aspetti relativi alle esposizioni di Licini a Parigi nei primi anni Venti, frutto di approfondite ricerche condotte a Parigi dalla giovane studiosa e confluite poi nella sua corposa tesi.

In chiusura la storica dell’arte e operatrice museale Alessandra Tomassetti ha ricondotto il discorso nelle Marche, a Montefalcone Appennino, raccontando i rapporti di Licini con quel luogo e i relativi esiti pittorici.

In primavera la presentazione degli atti del convegno vedrà nuovamente i relatori insieme, con l’atmosfera di entusiasmo, collaborazione, progettualità respirata questi giorni.

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