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In un anno oltre 180.000 casi di ictus
“Importante riconoscerne i sintomi”
VIDEO INTERVISTA

FERMO - Intervista al primario del reparto di Neurologia dell'ospedale “Murri”, in carica dal 2000: “Abbiamo una frequenza di ictus giornaliera molto elevata; soltanto nelle Marche si contano dai 5-6 ictus al giorno, mentre in Italia si parla di oltre 180.000 casi l'anno”
domenica 21 ottobre 2018 - Ore 12:12
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di Andrea Braconi

foto e video di Simone Corazza

Le parole del dottor Mario Signorino, dal 2000 primario del reparto di Neurologia dell’ospedale “Murri” di Fermo, sono inequivocabili e pongono di fronte ad una certezza: l’ictus è una delle più importanti patologie che ricorrono in Italia e che incidono sulla nostra aspettativa di vita.

“Abbiamo una frequenza di ictus giornaliera molto elevata – spiega – e soltanto nelle Marche si contano dai 5-6 ictus al giorno, mentre in Italia si parla di oltre 180.000 casi l’anno”.

 

CONOSCERE L’ICTUS

L’ictus può essere di tipo ischemico (riguarda circa l’80% dei casi, con mancanza di afflusso di sangue al cervello) o emorragico (con versamento di sangue al cervello). Le cause sono differenziate, come sottolinea il dottor Signorino nella video intervista: per l’emorragico il fattore di rischio più importante risulta essere la pressione arteriosa; per l’ischemico, oltre ad età e sesso che sono elementi non modificabili, troviamo fattori sui quali è possibile intervenire come diabete, obesità, ipercolesterolemia, fumo, ridotta attività fisica ed altro ancora.

“Gli sforzi di prevenzione primaria – aggiunge il primario – devono essere indirizzati a ridurre queste possibilità di rischio. Nel caso il soggetto sia stato colpito da ictus o attacchi ischemici transitori possiamo instaurare la cosiddetta profilassi secondaria, con farmaci che riducono il rischio di ricadute successive. L’ictus presenta una probabilità di recidiva estremamente elevata. È una situazione molto grave; in fase acuta il 20-25% dei pazienti colpiti da ictus muoiono entro il primo mese, il 30% entro il primo anno. E nel caso dell’emorragia queste percentuali sono ancora più elevate.”.

 

LA STROKE UNIT

“A Fermo disponiamo di una struttura, che è la Stroke Unit, dedicata al trattamento dell’ictus in fase acuta. Attiva da diversi anni, è molto efficiente, dispone di 4 letti, sistemi di monitoraggio, di un’assistenza infermieristica particolarmente accurata, con una dotazione di personale aggiuntivo rispetto ad un reparto standard, come della possibilità che i medici ruotino con maggiore frequenza. Pur con tutti i limiti di personale che abbiamo in Italia, tra i nostri specialisti e gli altri specialisti che vengono a controllare lo stato dei pazienti perché fanno parte dell’equipe disciplinare, in particolare i fisiatri, possiamo dire che è una struttura che funziona bene e che ha permesso di ridurre notevolmente la mortalità”.

 

LE TERAPIE

“Tutto questo – sottolinea il dott. Signorino – anche in relazione al fatto che oggi disponiamo della terapia della trombolisi endovenosa. In caso di ictus ischemico possiamo intervenire con un farmaco che scioglie il trombo e permette nuovamente l’afflusso di sangue al cervello, limitando di molto i danni. Possiamo adottare questa terapia se l’ictus è avvenuto non oltre le 4 ore e mezzo, mentre abbiamo dei limiti più ampi con una seconda metodica, la trombolisi meccanica, che viene effettuata se quella endovenosa non ha avuto successo. Abbiamo circa 6 ore e mezzo per intervenire nella rimozione del trombo. In questo modo riduciamo il numero di invalidi.”

 

QUESTIONE DI EQUIPE (E DI PASSIONE)

Ma per fare tutto questo serve un’equipe preparata e che si dedichi al lavoro con passione: “È il caso del mio reparto – dichiara il primario – che si è formato negli anni e che si avvale di una serie di collaboratori. Ho cercato di favorire delle integrazioni particolari: dell’ictus ci occupiamo tutti affidando però la responsabilità della Stroke Unit al dottor Cardinali mentre degli esami doppler se ne occupa il dottor Forconesi; la sclerosi multipla è nelle mani del dottor Pucci; le demenze sono seguite dal dottor Angeloni e dalla dottoressa Paolino; delle cefalee mi occupo con un ambulatorio dedicato il lunedì. Abbiamo anche una specializzanda, la dottoressa Cola”.

 

VERSO IL CITTADINO

Sul versante della comunicazione e dell’informazione al cittadino, il reparto risulta piuttosto attivo perché riconoscere in tempo i sintomi significa in qualche modo poter intervenire salvando vite umane o comunque limitando i danni. “Si organizzano incontri di sensibilizzazione del personale – spiega Signorino – perché, come indicano le linee guida nazionali sull’ictus, il miglioramento dell’assistenza ai pazienti passa anche attraverso l’informazione; cosa che ci sforziamo di fare intanto divulgando degli opuscoli sui fattori di rischio per intervenire il prima possibile. Pochissimi, ad esempio, si preoccupano se hanno una debolezza ad un braccio, ma quello è uno dei segni principali. Nei brevi tempi di intervento, cioè le 4 ore e mezza, purtroppo non arrivano molte persone colpite. Conoscere i segni di questa patologia, quindi, è importante. Nel corso dell’anno ritorneremo con incontri rivolti alla popolazione”.

 

IL FATTORE TEMPO

Il tempo è estremamente importante per il cervello. “Basta molto poco per andare in grave difficoltà: la mancanza di ossigeno o di sangue può creare danni irreversibili. – Rimarca il neurologo Signorino – Tutto questo deve essere trasmesso ancora oggi per far sì che la gente sia sensibilizzata a riconoscere i sintomi principali che devono condurre immediatamente al Pronto Soccorso. Se al sospetto si riesce ad allarmare il sistema, si possono salvare molte vite e molte abilità individuali che andrebbero perse con l’ictus. Non tralasciamo tutto il resto in termini di informazione e prevenzione, anche su malattie caratterizzate dai disordini del movimento, per i quali abbiamo anche un ambulatorio dedicato. Insomma, cerchiamo di essere il più possibile in grado di affrontare la patologia in tutti i suoi aspetti. Diversi incontri li abbiamo avuti al centro diurno di Montegranaro, rivolti a familiari e persone desiderose di conoscere queste malattie. L’impegno a divulgare è alto: più la gente conosce bene la cosa, più si può fare prima. E meglio.”.

 

 

(Per le foto del convegno tenutosi lo scorso 21 settembre a Porto Sant’Elpidio si ringrazia il dottor Patrizio Cardinali)

 


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