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LETTERE AL DIRETTORE
“Può vivere Fermo senza tendere ad essere un tutt’uno con i paesi e i piccoli centri attorno?”

FERMO -Il prolungato assordante silenzio dei partiti politici, di associazioni sociali e di categoria, di circoli culturali, non aiuta certo i sindaci, quello del capoluogo Fermo in testa, ma non giustifica la scelta di indulgere sulle feste delle frittelle e sulla pista di ghiaccio, ancora nella straordinaria Piazza del Popolo
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di Giorgio Cisbani

I tempi non sono tra i migliori. Aria pesante in giro per l’Italia, densa di violenza, di autoritarismo e di mancanza di futuro per le giovani generazioni. Neanche la città, nonostante che i “canarini” siano oggi primi in classifica, vive i giorni migliori. Eppure la Piazza è sempre piena, forse troppo; non mancano, qua e la, iniziative interessanti; il Teatro è sempre esaurito; i servizi di base funzionano abbastanza.

Mi pare però che, anche per l’influenza negativa dell’atmosfera generale,  si avverta una crescente convinzione che la città sia sostanzialmente immobile; cioè che risponda troppo al suo nome. Non sfugge che le cose essenziali vengono fatte con pulizia. Non è poco, dati i tempi. Mancano però un discorso, uno sguardo sul futuro, un’iniziativa che rafforzi il legame con il territorio.

Può vivere Fermo senza tendere ad essere un tutt’uno con i paesi e i piccoli centri attorno, dell’area provinciale? E’ forse un segno in questa direzione il costruendo ospedale a Campiglione? So bene che sono scelte di altri, ma non c’è nulla da dire? A chi scrive non sembra una scelta intelligente, vista anche al di là dei confini comunali. E’ inutile parlarne? Almeno si costringa, si cerchi di costringere chi ha convinzioni diverse ad esplicitarle. Quantomeno servirebbe a far riflettere l’intero territorio, sperando di limitare nuovi errori e debolezze.

Ieri, cioè il tempo lontano di chi scrive, il dibattito politico e culturale sul territorio non toccava livelli altissimi, era un po’ contorto e confuso, ma non mancava. Portò a scelte, alcune magari poi contraddette dagli stessi soggetti politici che le avevano favorite, come la variante al Piano regolatore di Fermo del 1976. Altre furono significative e lungimiranti come la ristrutturazione del Tribunale. Animò il dibattito sul referendum per l’unificazione Fermo/P.S.Giorgio; si discusse su l’ubicazione del Porto turistico-peschereccio; sollecitò la locale Cassa di Risparmio affinché finanziasse, come fece, uno studio sul territorio, nonostante fosse stata respinta una sua richiesta riguardante lo scambio e la trasformazione di un’importante struttura comunale. Nulla di trascendentale, per carità, ma almeno c’era un animus.   Di certo, in quel clima, sarebbe stato difficile tergiversare sulla questione del Liceo classico; portare in discussione lo spostamento di alcune aule dell’Istituto industriale e – in mancanza di qualsiasi visione sul destino del centro storico -, decidere, come si è fatto, lo spostamento della scuola media Betti, soltanto perché c’era un finanziamento immediato.

Indubbiamente il prolungato assordante silenzio dei partiti politici, di associazioni sociali e di categoria, di circoli culturali, non aiuta certo i sindaci, quello del capoluogo Fermo in testa, ma non giustifica la scelta di indulgere sulle feste delle frittelle e sulla pista di ghiaccio, ancora nella straordinaria Piazza del Popolo.
Non so immaginare, nonostante l’età e la lunga esperienza, chi possa sostituire un brava persona come Paolo Calcinaro, che però – è un peccato – tende ad
“ incartarsi “ nella ricerca del consenso comunque, magari a discapito di scelte che prevedano anche il domani, non soltanto l’oggi. Spero molto che i principi di fondo e il buon senso ( di serietà neanche a parlarne ) che lo definiscono, prevalgano in questa fase finale della legislatura, arricchendo la sua esperienza e quella della città, senza pensare all’ “auditel” che premierà il coraggio e non il galleggiamento.

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