facebook twitter rss

Lotta all’evasione,
i Comuni possono fare di più:
a Fermo recuperati 3.195 euro nel 2017

Solo il 5% dei Comuni italiani si è attivato per collaborare insieme all'Amministrazione finanziaria nell'attività di contrasto all'evasione fiscale segnalando anomali e casi di violazione delle norme. I dati sono stati elaborati dall'Ufficio Studi della Cgia di Mestre
martedì 4 Dic 2018 - Ore 09:15
Print Friendly, PDF & Email

di Sandro Renzi

Su 7.978 comuni solo 435 si sono attivati per contrastare l’evasione segnalando all’Amministrazione finanziaria o alle Fiamme Gialle situazioni di presunta violazione delle norme fiscali e previdenziali commesse dai propri cittadini. E’ quanto emerge da uno studio della Cgia di Mestre. Percentuale bassissima come gli importi incamerati nel 2016, ovvero circa 13 milioni di euro, dagli stessi enti. “Il 70% dei comuni italiani ha meno di 5mila abitanti, per cui è comprensibile che non abbia le risorse economiche e le professionalità sufficienti per attivare queste misure di contrasto all’evasione” chiarisce Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia. Ma per i comuni più grandi è tutta un’altra storia. Anzi, dovrebbe essere tutta un’altra storia. Il condizionale è d’obbligo scartabellando tra i dati e guardando ai soldi incassati. Anche le grandi aree urbane, infatti, si danno poco da fare. Nelle Marche questa è la fotografia prendendo come riferimento i cinque capoluoghi. A Fermo, ad esempio, sono stati recuperati nel 2017 solo 3.195 euro grazie alle “imbeccate” che sono arrivate dal Comune.

I campi d’azione sono sostanzialmente cinque: commercio e professioni; urbanistica e territori; proprietà edilizie e patrimonio immobiliare; residenze fittizie all’estero e disponibilità di beni indicativi di capacità contributiva. Su queste macro aree i comuni possono collaborare negli accertamenti dei tributi erariali (Irpef, Irap, Iva, previdenza). Dare una mano, insomma, all’Agenzia delle Entrate segnalando quello che non va e quindi denunciando comportamenti evasivi. “Peraltro dal 2012 la quota riconosciuta ai sindaci sulle maggiori entrate tributarie recuperate dall’attività di accertamento è pari al 100 per cento” sottolinea ancora la Cgia di Mestre. Denunciare conviene, anche economicamente si potrebbe dire. Guardando al bicchiere mezzo pieno colpisce, in positivo, il fatto che tra i 63 comuni capoluogo di provincia in cui è stata svolta una, seppur minima, attività di accertamento, compaiano anche i cinque delle Marche. Ad Ascoli Piceno sono stati quindi recuperati 78.588 euro, mentre ad Ancona 128.253 euro. Assai di meno a Pesaro: 39.942 euro. Chiude Macerata con soli 463 euro. Un po’ sopra i 150 euro accertati dal popoloso comune di Napoli, l’ultimo nella lista.

L’Associazione Artigiani e Piccole imprese Mestre  dà nel complesso un giudizio impietoso anche rispetto ai dati regionali. “Emerge -precisa ancora l’Ufficio studi- la scarsa sensibilità al problema da parte di tutti”. In supporto arriva la serie storica. Se nel 2012 le Marche hanno toccato il punto più alto con 113 accertamenti di tributi erariali realizzati grazie al contributo dei comuni, nel 2017 sono stati solo 8. Di conseguenza anche gli importi riconosciuti ai sindaci sono scesi, passando ad esempio dai 432.169 euro del 2014 ai 356.800 euro del 2016 (ultimo anno disponibile- Fonte Cgia su dati Corte dei Conti)

 


© RIPRODUZIONE RISERVATA


Torna alla home page

Caricamento..

Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati




Gli articoli più letti


Caricamento..
X