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Morti in discoteca, il senatore Andrea Cangini (FI): “Una legge in difesa dei nostri figli”

LA PROPOSTA DI LEGGE - Cangini "Confidando sulla sensibilità dei colleghi senatori indipendentemente dal partito in cui militano, intendo mettere a punto un disegno di legge per riportare alla normalità quel che normale non è. Lo dobbiamo ai giovanissimi morti di Corinaldo, ai loro genitori, ai loro amici. Lo dobbiamo, in fondo, alla nostra coscienza
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Andrea Cangini

“Se il concerto fosse iniziato in orario, tutto questo sarebbe accaduto? Era un concerto per giovanissimi. Doveva iniziare alle 22, ma all’una di notte il cantante Sfera Ebbasta era ancora a Rimini. E’ normale? No, non è normale. E per niente normale è il fatto che noi genitori ci si rassegni a vedere i nostri figli trattati come merce da banco, quando non come carne da macello”. Inizia così l’intervento del senatore di Forza Italia Andrea Cangini a seguito della tragedia di Corinaldo.

Cangini che parla di una tendenza nazionale preoccupante: “Quando ero giovane i minorenni in discoteca ci andavano di pomeriggio. Ora ci vanno nel cuore della notte come gli adulti. Difficile che li facciano entrare prima dell’una. E’ normale? No, non è normale. Non è normale che una ragazzina torni a casa alle tre del mattino, non è normale che un concerto per teenager all’una di notte non sia ancora iniziato, non è normale che all’ingresso di molte discoteche si finga di non vedere che buona parte dei documenti di identità esibiti dai minori di 14 anni hanno la data di nascita contraffatta, non è normale che all’interno si vendano superalcolici”. La riflessione del senatore di Fi Andrea Cangini. “Chi ha responsabilità politiche o istituzionali non può considerare normale quel che purtroppo ormai rientra nella normalità. Assuefarsi all’assurdo è la peggiore delle colpe, la colpa degli ignavi. Perciò, confidando sulla sensibilità dei colleghi senatori indipendentemente dal partito in cui militano, intendo mettere a punto un disegno di legge per riportare alla normalità quel che normale non è. Lo dobbiamo ai giovanissimi morti di Corinaldo, ai loro genitori, ai loro amici. Lo dobbiamo, in fondo, alla nostra coscienza”, conclude Cangini.


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