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La Carifermo fa la storia:
riconsegnato il Santuario dell’Ambro
“È stato un grande gioco di squadra”

FERMO – Il presidente Amedeo Grilli ha consegnato il documento di collaudo all'arcivescovo Rocco Pennacchio. Presenti alla conferenza le massime autorità del territorio
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di Andrea Braconi

Nel tempo la sede della Cassa di Risparmio di Fermo ha ospitato numerosi momenti di grande significato per il territorio. Ma stamattina, con la consegna all’Arcidiocesi del documento di collaudo del Santuario della Madonna dell’Ambro, si è veramente fatta la storia (TUTTI I NUMERI DELL’INTERVENTO). Alla presenza delle principali autorità, il presidente Amedeo Grilli e l’arcivescovo monsignor Rocco Pennacchio hanno ripercorso le tappe salienti di un recupero che si è concluso in pochi mesi.

“È un momento di festa che emoziona tutte le persone della Cassa di Risparmio – ha sottolineato in apertura Alessandra Vitali Rosati, amministratore delegato dell’istituto di credito – per aver potuto restituire questo Santuario alla sua bellezza e al significato che ha. Il presidente Grilli è stato l’anima di questa iniziativa e attraverso la sua determinazione è riuscito ad insegnarci che non bisogna mai darsi per vinti. E qui in Carifermo, nell’energia che mettiamo nel lavoro quotidiano, siamo spronati a fare sempre meglio nell’interesse del territorio”.

Di giornata bellissima ha parlato il sindaco di Montefortino, Domenico Ciaffaroni. “Oggi restituite il più antico santuario mariano delle Marche ai fedeli e ai turisti. Il mio pensiero va anche all’inizio, a quando è stato messo in sicurezza, a chi ha lavorato in quei giorni terribili, all’impresa Alessandrini, all’architetto. Se questo miracolo è accaduto è grazie alla Carifermo ma anche a loro che lo hanno messo in sicurezza”. Il secondo pensiero Ciaffaroni lo ha dedicato a monsignor Pennaccio, consegnandogli un quadro con la revoca dell’ordinanza di chiusura del santuario. Infine, un ringraziamento all’architetto Cardamone, “sempre in silenzio, sempre tranquillo, la persona che ha validato l’ottimo lavoro che avevamo fatto”.

Un obiettivo raggiunto in maniera molto veloce, secondo il prefetto Maria Luisa D’Alessandro, che meritava di essere celebrato. “Nella difficilissima scelta tra ricostruire nello stesso posto e con le stesse metodiche o spostarsi per regalare il futuro alle nuove generazioni, qui si dimostra che c’è un sistema diverso. La tecnologia, rappresentata anche dalla ditta Mapei che ha fornito i materiali, con un studio sulla resistenza al sisma dimostra che è possibile farlo almeno ai fini della salvaguardia della vita. Spero si vada verso un senso vero del passato, del futuro e dei nostri giorni”.

Dopo la visione di un filmato che ha raccontato la storia ed i personaggi che hanno visitato il cantiere, il presidente Grilli ha sottolineato come la presenza di tante autorevoli personalità sottolinei l’importanza dell’intervento fatto. “È stato un gioco di squadra, dove tutti i protagonisti sono oggi qui presenti. Dal momento in cui erano attive ancora le sollecitazioni dello sciame sismico l’impresa Alessandrini di Montefortino va dentro ad una chiesa pericolante, c’è il sindaco che li affianca, il commissario che interviene. Ed ecco che comincia a formarsi una squadra. Fa un’impalcatura di qualità e molto particolare, che consegniamo agli archivi ma dobbiamo tramandare un modo di affrontare una problematica. Un’impalcatura fatta per mettere in sicurezza, ma anche per consentire le lavorazioni”.

Poi il coinvolgimento della Cassa di Risparmio di Fermo. “Il nostro è stato un intervento capace di far capire che è possibile ripartire, stando vicini all’epicentro e lontano dalle grandi vie di comunicazione. Abbiamo preso un edificio con un valore simbolico. Ci siamo detti che era possibile ripartire, che la montagna non può essere abbandonata e lo abbiamo fatto scegliendo un partner come Mapei e con la famiglia Squinzi che scende personalmente in campo”.

La fase progettuale, ha rimarcato Grilli, è stata fatta da un docente della Politecnica delle Marche, il professor Dezi, da un ingegner di Monte San Pietrangeli, Diego Damen, la relazione geologica da un geologo di Amandola ed il collaudo ad un ingegnere di Civitanova Marche. “Si completa la progettazione e la banca locale fa una scelta, con i nostri consiglieri che hanno sposato questa tesi. Poi andiamo alle istituzioni, presentiamo alla Regione la documentazione che viene immediatamente approvata senza lungaggini burocratiche. Poi la Provincia di Fermo, il Ministero dei Beni Culturali, sia a Roma, che su scala locale. L’architetto Cardamone che ha condiviso le fasi di difficoltà, fasi che racconteremo insieme a tutte le varie situazioni in un convegno tecnico il 14 marzo, 162 anniversario della Fondazione Cassa di Risparmio. C’è stato anche l’Ispettorato del Lavoro, che faceva le sue visite, così come l’ufficio tecnico del Comune di Montefortino. Nessuno di noi sarebbe riuscito da solo a risolvere il problema. In ultimo, la disponibilità dell’Arcidiocesi e la comunità dei Frati Cappuccini, che ci ha accolto fin dai primi momenti”.

Un’esperienza entusiasmante, durata meno di un anno. “Un grazie va anche alle maestranze ed ai professionisti che hanno lavorato, tutti senza risparmiarsi. C’era un obiettivo da raggiungere ed un entusiasmo, che si era creato su questa volontà di comunicare all’esterno che era possibile ripartire e che non dobbiamo abbandonare queste zone duramente colpite”.

Emozionato l’arcivescovo Pennacchio. “Da quando sono arrivato è la prima volta che viene riaperto un centro di culto così importante” ha spiegato. Una chiesa che da mille anni svolge la funzione di essere “il simbolo della presenza di Dio in mezzo agli uomini”. “Il signore non ha bisogno di chiese per essere presente, ma la vita di noi uomini è fatta di simboli. Riaprire una chiesa significa anche la ripresa di una vita religiosa di questo luogo. In questo è importante il ruolo dei Frati Cappuccini. Ci auguriamo che ad una rifioritura del luogo si accompagni una rifioritura delle coscienze. Inoltre, ci siamo impegnati affinché anche a Montefortino potesse esserci un centro di culto per un paese che non ha neanche una chiesa agibile. Quindi, insieme alla Caritas verrò recuperata una chiesa che diventerà un centro di comunità”.

Ma il momento più bello sarà quello della notte di Natale, a partire dalle 23. “Saremo nel Santuario per la messa e in quella occasione vorrò esprimere un ringraziamento alla Madonna. Quando venni al cantiere mi è era stato detto che singolarmente la parte non toccata dal sisma era stata la Cappella dell’Annunciazione. Per chi crede, io penso che la Madonna abbia vigilato sin dalla prima scossa e che oggi dobbiamo ringraziarla”.

Sul sito del Santuario e sulla pagina Facebook, ha concluso frate Gianfranco Priori, sarà possibile trovare tutte le notizie pertinenti alla ripresa della vita religiosa della stessa chiesa.

Sedici km di tubi, 5.000 kg di acciaio speciale, 303 giorni di lavoro: il cantiere del Santuario dell’Ambro in numeri


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