di Pierpaolo Pierleoni

A Porto Sant’Elpidio il nuovo anno inizia nel segno della delusione per un programma natalizio sotto tono e della discussione che si apre sulla tassa di soggiorno. Due questioni distanti solo sulla carta, attinenti invece secondo l’Amministrazione comunale, che guarda all’introduzione di un’imposta di scopo nel 2019 come strumento per organizzare una programmazione più accattivante. Lo hanno fatto realtà con numeri neanche paragonabili a Porto Sant’Elpidio, come Riccione, Napoli, Taormina, per citare alcune località di grande richiamo. Anche Jesi, tornando nelle Marche, parte degli introiti della tassa di scopo sono serviti per pagare le luminarie di Natale.

Per ora quella che circola a Porto Sant’Elpidio è un’ipotesi, ma da concretizzare a breve, dato che i tempi per approvare il bilancio di previsione saranno rapidi, verosimilmente si chiuderà entro fine gennaio. Immediate le fibrillazioni. Ma è possibile che la seconda città della provincia di Fermo, senza applicare tale imposta, non sia in grado di approntare risorse minime per offrire festeggiamenti competitivi con quelli delle cittadine limitrofe?

Alessandro Felicioni

Un dibattito, quello che si è aperto in città, che vede subito la netta contrarietà di forze politiche di minoranza ed operatori. A prendere posizione sul tema il Laboratorio civico di Alessandro Felicioni, che ribadisce il proprio dissenso. “Eravamo contrati alla tassa di soggiorno l’anno scorso, lo siamo a maggior ragione oggi visto che nulla è cambiato a livello turistico, anzi. L’unica cosa che temo possa far scattare comunque l’odioso balzello è l’assenza delle elezioni, che l’anno scorso sconsigliarono l’amministrazione a perpetrare nell’intento contro tutti i pareri – punge Felicioni – Trovo anche poco elegante che si cerchi di sponsorizzare la tassa facendo leva sulle giuste critiche mosse all’amministrazione per gli eventi in programma per il Natale”.

Per i civici, il punto rimane che “la tassa, in una situazione di crisi di settore come la nostra, è aberrante perché deprime ancor più la domanda, ossia scoraggia i turisti a venire da noi. Bisogna prima investire e promuovere. Noi la proposta l’avevamo fatta in campagna elettorale: piano di investimenti triennale concordato con gli operatori turistici e finanziato in compartecipazione: primo anno finanziato dagli operatori con concessione di sgravi o crediti di imposta sui tributi locali; secondo anno mantenimento dei crediti d’imposta e applicazione della tassa in misura ridotta; terzo anno tassa di soggiorno a regime, quando il piano di investimenti sarà completato e verrà ripagato dalla tassa, come prevede la legge”.

Felicioni auspica un iter “quanto più possibile condiviso in commissione e in consiglio, così come auspichiamo incontri pubblici con gli operatori. Noi come al solito non mancheremo di mettere a disposizione le nostre proposte. Una cosa deve essere chiara: nel bilancio di previsione da approvare voglio vedere un importo in investimenti nel settore turistico almeno pari al gettito previsto per la tassa”.

Daniele Gatti

Chi l’anno scorso era stato in prima linea contro la tassa di soggiorno è il direttore dell’Holiday Family Village Daniele Gatti. Proprio al termine di una mediazione tra Amministrazione comunale ed operatori, alla fine, si decise di evitare l’imposta, in cambio di un contributo elargito dalla strutture recettive a favore del Comune per investimenti nel settore turistico. La sua opinione non è cambiata, sarebbe una scelta deleteria: “Ma come si può pensare ad una tassa di scopo, finalizzata per fornire maggiori servizi per i turisti, per organizzare eventi a Natale? Siamo forse una realtà che fa ricettività nel periodo natalizio? – la domanda del direttore – In un incontro poco più di un mese fa insieme agli altri operatori abbiamo confermato l’ipotesi di un nostro contributo, non si capisce perchè ora debba tornare fuori l’ipotesi della tassa di soggiorno, a maggior ragione dopo aver visto le esperienze di realtà limitrofe, tutt’altro che esaltanti”.

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