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Fatturazione elettronica,
le istruzioni per l’uso della Cna

ECONOMIA - Il direttore Migliore ricorda come "le fatture cartacee non hanno più alcun valore fiscale, anche perché la conservazione prevista è solo quella digitale e l’archiviazione è obbligatoria per 10 anni"
venerdì 11 Gennaio 2019 - Ore 13:08
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Fatturazione elettronica: chi si muove adesso è in forte ritardo. E senza dubbio i problemi di natura tecnica riscontrati nei primissimi giorni del 2019 non hanno contribuito a sedare gli animi agitati delle partite Iva che hanno messo mano al nuovo sistema di gestione del ciclo attivo e passivo delle fatture.

Sono state giornate complesse e di grande confusione, quindi la CNA Territoriale di Fermo, con i suoi professionisti al lavoro per affiancare le imprese in questa fase, chiarisce alcuni punti fondamentali: “Anzitutto partiamo dall’identificare chi è tenuto alla fatturazione elettronica – esordisce il direttore generale Alessandro Migliore – cioè tutti i soggetti con partiva Iva residenti o stabiliti in Italia, ad esclusione di chi rientra nei regimi di vantaggio e forfettario, i piccoli produttori agricoli e le associazioni. Dal 1° gennaio l’obbligo riguarda la cessione di beni o la prestazione di servizi effettuate tra due partite Iva e tra un operatore Iva e un consumatore finale, come un privato cittadino”. Per le fatture elettroniche emesse verso le Pubbliche Amministrazioni, restano valide le regole tecniche già in vigore.

Chiarito questo, passiamo alla dotazione tecnica minima, visto che il provvedimento contenuto nella Legge di Bilancio prevede predisposizione, trasmissione, ricezione e conservazione delle fatture solo in maniera digitale: “La fattura va redatta utilizzando pc, tablet o smartphone – spiega Migliore – e per farlo è indispensabile dotarsi di un software che ne consenta la compilazione nel formato XML. Questo non è un dettaglio da poco: la fattura predisposta e inviata in un formato diverso è considerata come non emessa, e prevede sanzioni, oltre all’impossibilità di detrazione dell’Iva a carico del cliente”.

Altro dettaglio da conoscere è il codice destinatario: “E’ un codice di 7 cifre alfanumerico che rappresenta l’indirizzo telematico al quale viene consegnata la fattura dal Sistema Di Interscambio, piattaforma che smista le fatture. E’ importante conoscere il proprio codice e comunicarlo ai fornitori – sottolinea Migliore – e viceversa sapere quello dei clienti, per poter compilare correttamente il campo relativo in fattura”.

Una volta che il file della fattura è stato trasmesso al Sistema Di Interscambio, quest’ultimo esegue dei controlli sugli estremi del fornitore e del cliente, numero e data della fattura, verifica che siano presenti natura, qualità, quantità del bene o servizio, l’imponibile, l’aliquota e l’Iva, il codice destinatario, in sostanza che tutti i campi risultino compilato: il SdI ha fino a 5 giorni per individuare eventuali errori e spedire una ricevuta di consegna o di scarto.

“Ricordiamo che le fatture cartacee non hanno più alcun valore fiscale, anche perché la conservazione prevista è solo quella digitale, possibile attraverso le possibilità messe a disposizione dall’Agenzia delle Entrate oppure dai software gestionali, e l’archiviazione è obbligatoria per 10 anni”. “E’ chiaro – conclude Migliore – che organizzarsi solo ora pone una serie di problematiche da risolvere in breve tempo: tuttavia i primi sei mesi del 2019 sono considerati periodo di prova nel quale non saranno comminate sanzioni, mentre da luglio le cose cambieranno decisamente”.


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