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Il dolore come sintomo principale
nell’accesso al Pronto Soccorso
Giostra: “Lavoriamo per diminuire le attese”

PORTO SAN GIORGIO - Video intervista al direttore dell'Uoc Medicina e Chirurgia d'Accettazione e Urgenza dell'Area Vasta 4 e alcuni spunti emersi durante il corso organizzato insieme alla dottoressa Scriboni
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di Andrea Braconi

Esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole. È la definizione del dolore che il dottor Fabrizio Giostra ha mostrato agli iscritti del corso organizzato all’interno del Teatro comunale di Porto San Giorgio dallo stesso direttore dell’Uoc Medicina e Chirurgia d’Accettazione e Urgenza dell’Area Vasta 4 e dalla dottoressa Sonia Scriboni, dirigente medico del reparto Anestesia e Rianimazione.

“Due terzi delle persone che afferiscono al Pronto Soccorso – ha sottolineato Giostra – hanno come sintomo il dolore e a loro dobbiamo dare una risposta. Troppo spesso non trattiamo adeguatamente il sintomo dolore dei nostri pazienti, anche se direi che i dipartimenti di emergenza stanno superando questa lacuna”.

Nel corso del suo intervento, Giostra ha ricordato un episodio accaduto alcuni mesi fa al Pronto Soccorso di Fermo (struttura che fa circa 40.000 accessi all’anno, come rimarca lo stesso direttore nella nostra intervista video, ndr). “Sono arrivate due persone con dolore toracico e quando abbiamo comunicato alle rispettive famiglie la situazione in un caso c’è stata una grande disperazione, nell’altro una presa di coscienza molto contenuta. Questo perché la componente sociale in cui si cresce comporta una diversa manifestazione del dolore”.

Quanto al rapporto con il paziente, il direttore ha spiegato come sia fondamentale fornirgli una scala per capire l’entità del proprio dolore. “Ogni paziente ritiene che un dolore un po’ più forte possa accelerare l’ingresso, ma non sempre questo coincide con quello che il triagista vede e percepisce. Così si crea una sorta di partita a scacchi tra l’utente e lo stesso triagista, che deve invece cercare di essere obiettivo. La percezione dell’infermiere è importante, un minimo di sovraccarico da parte del paziente c’è, ma dobbiamo trattare quello che ci riferisce, non cercare di interpretare il suo dolore”.

Il dottor Andrea Vesprini, responsabile del governo clinico e del rischio clinico dell’Area Vasta 4, ha ripercorso i vari passaggi istituzionali e alcune delle normative susseguitisi negli ultimi anni, rimarcando come per la terapia del dolore esistano nodi importanti. “In primis gli ambulatori di medicina generale, poi c’è un hub, identificato con Macerata, dove vanno i trattamenti più complessi. Nel nostro territorio a livello ambulatoriale copriamo 24 ore a Fermo, 12 ad Amandola e 6 dedicate a visite domiciliari. In questo ambito tanto si è fatto ma tanto ancora si dovrà fare”.

A livello di Pronto Soccorso, partendo sempre dal presupposto che in circa il 70% delle persone uno dei sintomi è proprio il dolore, Vesprini ha voluto condividere con i presenti la necessità di un ripensamento di alcuni meccanismi. “Forse dobbiamo trovare una modalità organizzativa nuova. Per i codici gialli e verdi il tempo dal triage alla visita del medico è abbastanza lungo, ma serve un punto di equilibrio per tutelare il paziente”.

“C’è un profondo legame tra questa città e l’Area Vasta 4 – ha affermato Loira nel suo discorso introduttivo – e spesso questo teatro è sede di manifestazioni, iniziative e corsi dell’azienda. Il servizio di cui siete protagonisti è il servizio per eccellenza dello Stato e dei nostri territori. Questa Area Vasta è ricca di grandi professionisti sia nel personale medico che in quello paramedico, ma ricordiamoci sempre che il dolore si manifesta in tante forme. Quindi, prima della terapia e dell’accertamento deve esserci la cura della persona nella sua dignità, per far sì che anche la comunità sia ancora più legata ad un’azienda che consideriamo un patrimonio”.

“Il dolore forse è uno dei sintomi che richiedono maggiore attenzione e interrelazione con il paziente – ha aggiunto Anna Maria Calcagni, presidente dell’Ordine provinciale dei medici – e il tempo che gli dedichiamo nell’ascolto delle sue problematiche è riconosciuto come tempo di cura”.

A chiudere la prima parte del corso l’intervento del dottor Guido Caironi, infermiere dei Laghi-Como. Nella sua presentazione denominata “A tu per tu con il dolore”, Caironi ha toccato il tema della sofferenza mostrando prima una fotografia di Don McCullin, che ha immortalato un soldato ferito in Vietnam ed i barellieri che lo soccorrono; a seguire il video dell’infortunio dell’atleta marchigiano Gianmarco Tamberi, con una distorsione alla caviglia che ne aveva compromesso la partecipazione ai Giochi Olimpici di Rio 2016. Con l’ausilio di un altro video, girato nel Pronto Soccorso dell’ospedale dove ha lavorato per 12 anni, l’infermiere ha mostrato un momento di forte tensione da parte di una persona disabile con dolore ischemico dell’arto inferiore, che ha generato altrettanta tensione nel personale e nei pazienti presenti. Infine, altre immagini di bambini che si presentano al Pronto Soccorso, con una brevissima registrazione audio di un piccolo gestito all’interno della struttura, per riflettere su quella che viene definita la “sindrome del placcaggio”, che ancora si manifesta nei nostri ospedali con il bambino che dalle braccia materne si trova lanciato nel mondo della sanità.


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