di Andrea Braconi

foto di Simone Corazza

Il ritmo scandito dai tamburini di Molini Girola è scivolato tra i capannoni dell’ex conceria di Molini Girola, accompagnato dai passi e dal silenzio di centinaia di persone che hanno scelto di partecipare alla commemorazione del Giorno della Memoria in un luogo simbolo.

A capo di un’ampia delegazione dell’Amministrazione comunale di Fermo, il sindaco Paolo Calcinaro ha voluto ringraziare il quartiere e tutti i presenti. “Lo scorso anno eravamo di meno e questo credo che sia il primo grande messaggio che possiamo dare. Non sono un divoratore di libri ma uno di quei libri che ho incontrato anche per esigenze scolastiche e che ho rivoluto rileggere per altre due volte per me è “La peste” di Albert Camus, che parla di come all’improvviso nell’Algeria coloniale nel dopoguerra esplode un’epidemia che si pensava lontana. All’inizio la città sottovalutata il problema, non lo riteneva possibile. Il finale è sì quello di una peste sconfitta dalla medicina e dall’impegno di tanti cittadini, ma è anche un finale particolare, con lo scrittore che narra di come nella stessa città si sentivano i festeggiamenti per aver sconfitto la peste ma quelli che festeggiavano non sapevano che quel bacillo potesse riposare per anni o decenni da qualche parte, per poi rimandare un giorno a morire i propri topi in qualche felice comunità. Camus in questo romanzo delineava cosa è stato il Nazismo e il rischio mai totalmente sopito che un giorno questo possa riaccadere e che queste tracce possano riesplodere nella nostra comunità o da qualche parte nel mondo”.

Perché la sottovalutazione, ha sottolineato Calcinaro, è un fattore di grande rischio. “Noi abbiamo, ognuno nel nostro piccolo, il dovere non solo di ricordare ma di intuire quello che può essere un rischio. Si dibatte tanto in Italia di quello che può essere la conseguenza di un politica attuale sulla migrazione e io credo che le due cose non siano scollegate. La si può pensare come si crede, ma quando anche questa politica iniziata ad intaccare quei minimi comuni denominatori, come il rispetto dei minori, bisogna alzare l’attenzione e mettere qualche punto fermo di umanità.

Non posso pensare, pur nel rispetto di indicazioni che vengono dallo Stato, che ci siano minori o madri che in questo momento si trovano in mezzo al mare e non possano essere soccorsi per volontà. Ricordare questo limite ci riporta a quello che Camus voleva ricordarci con la peste. Non smettiamo mai di diminuire questo senso dell’umanità, altrimenti sarebbe pericoloso aprendo la porta della normalità a condotte che normali non sono, anzi, potrebbero essere foriere di un incremento di intolleranza”.

In rappresentanza della Casa della Memoria di Servigliano, Ian McCarthy ha raccontato la storia di un internato del campo di Servigliano, che è poi riuscito a raggiungere Fermo e a rifarsi una vita. “La paura del diverso è profondamente radicata nella mente e nell’anima delle persone. Quindi, quando ricordiamo, dobbiamo ricordare quello che abbiamo fatto noi e quello che stiamo ancora facendo, per evitare altri orrori” ha voluto rimarcare.

Simona Corvaro, da sempre impegnata sulla custodia della memoria e autrice anche in una specifica tesi, ha ricordato la sua intervista fatta al suo vicino di casa, Gino Elba, catturato in Grecia e portato in un campo di concentramento. “Purtroppo è morto da un anno ma è riuscito a raccontarmi della tragedia immane che era accaduta anche a lui”.

“Il compito di noi artisti di strada è quello di fare luce su tutto questo e di ricordare attraverso l’arte – ha aggiunto Giulio Vesprini, autore del murale realizzato su un muro dell’ex Conceria -. Per me è stato un onore lavorare per due anni con un gruppo di ragazzi e penso di aver contribuito anche solo per un metro verso un futuro diverso. Insieme dovevamo accendere i riflettori sulla memoria e lo abbiamo fatto”.

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