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Oltre 100 aziende fermane al Micam
Ciccola: “Il distretto tra instabilità
e mercati del futuro”

ECONOMIA - Il perno resta Montegranaro con 43 imprese, seguita da Porto Sant’Elpidio con 18, Sant’Elpidio a Mare con 17, Fermo con 13, Rapagnano – Monte San Pietrangeli 8, Monte Urano 7, Torre San Patrizio-Falerone 6
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“Siamo pronti. Con che spirito? Difficile dirlo. Ma una cosa è certa, l’imprenditore che parte per Milano ha un solo obiettivo: conquistare i buyer”. Enrico Ciccola, presidente della sezione calzaturieri di Confindustria Centro Adriatico, guida la collettiva di 119 aziende che da domenica 10 a mercoledì 13 riempiranno i padiglioni della Fiera di Milano Rho.

Il distretto Fermano-Piceno si conferma il cuore pulsante delle Marche manifatturiere, considerando che in totale dalla regione partono 185 aziende. Il perno resta Montegranaro con 43 imprese, seguita da Porto Sant’Elpidio con 18, Sant’Elpidio a Mare con 17, Fermo con 13, Rapagnano – Monte San Pietrangeli 8, Monte Urano 7, Torre San Patrizio-Falerone 6. Sette sono quelle che arrivano dal Piceno.

“Il Micam è il riferimento per il nostro distretto che ci arriva ferito. Lo dicono i numeri elaborati dal centro studi di Confindustria per Assocalzaturifici: -138 aziende nelle Marche, dove hanno perso il posto tra calzaturieri e accessoristi oltre mille addetti. Eppure, siamo qui a Milano per confermare gli ordini di un anno fa, per cercare di intercettare nuovi clienti, di incuriosire con le nostre collezioni i buyer. Lo facciamo consapevoli che il Paradiso è ancora lontano, proprio come ha ribadito presentando l’87esima edizione della fiera la presidente Annarita pilotti” prosegue Ciccola.

Analizzando i mercati, il 2018 registra nuova frenata della Russia (-14,3% in quantità nei dati ufficiali Istat dei primi 10 mesi), con le vendite attuali pari alla metà dei livelli 2013. E tra l’altro il dato è molto più negativo nel distretto marchigiano, storicamente votato all’area Csi.

Andamenti disomogenei nella UE (dove sono dirette 7 calzature su 10 vendute all’estero): tengono a livello nazionale Germania (+2% in volume), che è il primo mercato per numero di paia, e Regno Unito, ma si registrano flessioni nelle quantità per gli altri principali paesi: Francia, primo cliente in valore, Spagna, Belgi e Olanda. Incrementi dell’export si evidenziano invece in America settentrionale (+7,6%, pur con prezzi calanti) e nel Far East (dove svettano Cina e Sud Corea).

“E proprio agli scenari internazionali, ai mercati abbiamo deciso di dedicare la tavola rotonda in programma lunedì mattina all’interno dello stand di Confindustria Centro Adriatico realizzata insieme alla Camera di commercio delle Marche e ad Assocalzaturifici – conclude Ciccola -. Parleremo di opportunità, ma anche delle minacce, dell’instabilità che insiste sul commercio, dalla Brexit al ritorno dei dazi in alcuni paesi, passando però per i mercati del futuro come Africa o India. E lo faremo dialogando con il vicedirettore del Sole 24 ore, Alessandro Plateroti. Il tutto senza mai dimenticare il punto fermo: il made in Italy che è la nostra vera forza, simbolo di qualità non imitabile. Ma una forza che ha bisogno di politiche fiscali mirate che tutelino e rilancino un settore come il nostro che ha un ampio e necessario impiego di manodopera e che altrimenti non può competere contro il dumping fiscale di altri Paesi anche europei”.


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