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Alessandrini, vice di Gostoli, stuzzica
i 5 Stelle: “Che facciamo,
lasciamo il Paese in mano a Salvini?”

POLITICA - Il neo vice segretario regionale dei dem avrà al suo fianco anche i giovani Paolo Nicolai e Carlo Nunzio Sforza: “Per il Fermano una rappresentanza robusta”
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di Andrea Braconi

Adesso è ufficiale: Fabiano Alessandrini è il vice segretario del Partito Democratico delle Marche. È stata formalizzata, infatti, la nomina concordata con Giovanni Gostoli in occasione delle primarie per la scelta del segretario regionale. Con Alessandrini entrano in segreteria anche i giovani Paolo Nicolai (che aveva ricoperto la carica di segretario provinciale del Pd) e Carlo Nunzio Sforza.

“Una rappresentanza robusta per quanto riguarda il Fermano – commenta Alessandrini – e uno dei presupposti che per poter lavorare bene sia nel partito che nei livelli rappresentativi dove il Pd governa”.

Nomine che premiano il lavoro fatto in fase congressuale.

“Sì, in quel caso prevalgono accordi e competizione, ma conta soprattutto quanto fatto in precedenza. Se sei in certi posti è perché viene riconosciuto il tuto valore, o per lo meno così dovrebbe essere. Adesso c’è tanto da lavorare, come è normale che sia.”

E di obiettivi da raggiungere, in questa fase storica, ce ne sono tanti.

“Sono quelli su cui abbiamo incentrato il congresso. C’è la questione della ricostruzione post terremoto che tocca il sud delle Marche. Sembra che le cose si siano sistemate e siamo entrati nella fase della ricostruzione privata. Vigileremo e ci impegneremo affinché tutto proceda al meglio. Poi ci sono le questioni legate alla crisi economica, in particolare al comparto calzaturiero, alla tenuta di questo distretto, ai suoi livelli occupazioni e all’Area di Crisi Complessa, riconosciuta ma che va attuata spingendo nei confronti del Governo.”

C’è anche la sanità.

“Una partita importante, tutta da giocare con un riassetto generale e con Fermo e il sud delle Marche che debbono avere un ruolo ben definito e, soprattutto, un riequilibrio dei servizi”.

Altro su cui focalizzerete la vostra attenzione?

“Un tema scottante è quello della diffusione e del consumo di droghe. Un fenomeno arrivato a dimensioni che non avevamo mai conosciuto nei singoli quartieri e nelle singole città, con il livello di età che è sceso in maniera drammatica. Un problema che sta emergendo in tutta la sua drammaticità”.

Spostando la discussione sul fronte politico, è immancabile un passaggio sulle recenti elezioni regionali in Abruzzo.

“In qualche modo è quello che, per lo meno io, pensavo sarebbe accaduto. C’è un Centrodestra che quando va unito è maggioritario in questo momento, con un gioco strano però. La Lega gioca su due tavoli, a livello nazionale su quello del Governo con i 5 Stelle a cui sta drenando il consenso, con voti che travasa a livello locale nel Centrodestra. Allora qui si impone una riflessione per il Centrosinistra ma anche per i 5 Stelle: sta bene a tutti che le cose vadano così? Noi possiamo in qualche modo anche dirci rincuorati da questo voto, che ci dice che il Centrosinistra è uscito con il 20% lo scorso anno alle Politiche mentre oggi in Abruzzo va oltre il 35%. Ma possiamo essere soddisfatti? Non credo. Ci sono due gruppi alternativi, Pd e 5 Stelle, con il Centrodestra che intanto fa ciò che vuole. Occorre capire fino a quando questo gioco potrà andare avanti. Lasciamo campo libero a questo Centrodestra a trazione leghista? Occorre porsi questi interrogativi, almeno tutti quelli che non stanno nel Centrodestra”.

E quale potrebbe essere la risposta da parte del Pd?

“Possiamo metterci a mangiare i popcorn e aspettare che tutto passi, magari per essere chiamati nuovamente al sacrificio con Governi tecnici per rimettere insieme i cocci, come accaduto negli anni scorsi, per poi prenderci insulti e vedere che ci dicono di andare a casa. Ma non vorrei ritrovarmi nella stessa situazione dopo il caos che lascerà questo Governo. L’altra posizione da tenere parte da una considerazione: la Sinistra in Italia più di un certo punto non è mai andata. Storicamente non è maggioritaria e quindi se il sistema è proporzionale per tornare a governare un accordo con qualcuno devi farlo, anche se acquisisci un risultato importante a livello elettorale. Perciò qual è la nostra prospettiva? Cosa vogliamo fare? Decidiamo di rimanere ancora a guardare? E ai 5 Stelle dico: rimaniamo ancora così, lasciando il Paese a Salvini? Il voto in Abruzzo fotografa una situazione prevedibile. Forse non si prevedeva un crollo così verticale dei 5 Stelle e magari dei segnali di vita robusti nel Centrosinistra. Ma il quadro generale è abbastanza chiaro.”


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