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Calzaturiero, no alla rincorsa a sneakers o firme: “Portiamo la nostra storia nei mercati esteri”

MILANO - Il punto sulla situazione del distretto da parte degli esponenti di Cna Paolo Silenzi e Gianluca Mecozzi. Fari accesi su internazionalizzazione e costo del prodotto
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di Andrea Braconi

Si fa pesante la crisi per il calzaturiero: lo certificano i numeri e, in parte, anche l’umore degli imprenditori presenti al Micam. C’è chi tiene botta, chi è soddisfatto per le conferme, chi vede solo nero e chi medita un’addio alla kermesse milanese. Ma c’è anche chi, avendo incarichi importanti all’interno delle associazioni di categoria, cerca di mediare tra le varie istanze, andando a confrontarsi costantemente con le istituzioni per ricercare, in maniera condivisa, percorsi che risollevino il settore.

Tra questi Paolo Silenzi, presidente territoriale della Cna Fermo, che loda le collezioni presentate alla fiera, ma che rimarca al contempo come “gli imprenditori si presentano con nuovi campionari, magari giusti per un particolare mercato, hanno un prodotto di eccellenza che però non risulta competitivo”.

Il motivo? Sempre lo stesso, vale a dire un prezzo più elevato rispetto alla concorrenza e sulle cui cause da anni si dibatte in tutte le sedi. “Questi prodotti devono penetrare i mercati attraverso una politica d’internazionalizzazione che colga le opportunità – sottolinea Silenzi -. Dobbiamo fare in modo che ci sia la possibilità di renderli competitivi dal punto di vista del prezzo”.

Essendo il costo del lavoro legato ad un alto tasso manifatturiero che incide per un 40-50%, aggiunge Silenzi, occorre sgravare le aziende attraverso una politica selettiva (“Come ha spiegato anche il ministro Di Maio qui al Micam” ricorda) che riguardi quei settori dove, appunto, la manodopera è predominante. “Speriamo ci sia la possibilità di intraprendere questo percorso” confida il presidente.

Tornando all’internazionalizzazione, la Regione, come annunciato dall’assessore Manuela Bora, stanzierà ulteriori fondi. Un passaggio importante, per la Cna, che però chiede rapporti continuativi e non interventi a spot. “Occorre stare sui mercati internazionali in maniera semi permanente, instaurando rapporti con buyer e agenzie, oppure aprendo showroom per veicolare meglio i prodotti e ad avere un appeal superiore con nuovi o vecchi clienti”.

Tra i padiglioni del Micam, però, riecheggia un interrogativo: basta la riconosciuta (e rinomata) capacità artigianale dei nostri calzaturieri per sfondare sui mercati? “Non basta – è il pensiero di Gianluca Mecozzi, che per la Cna Fermo ricopre il ruolo di portavoce territoriale calzatura e pelletteria – ma secondo me il calzaturificio non deve perdere la propria storia”.

Per Mecozzi occorre puntare su questo elemento senza rincorrere altro, altrimenti il rischio “è di arrivare sempre secondi”. “È risaputo – conclude – che noi non siamo competitivi né a livello di prezzi né di velocità rispetto ad un calzaturificio straniero, che ha molte agevolazioni più di noi. Occorre inseguire clienti fidelizzati e cercare di migliorare nel prodotto, senza andare a proporre di tutto e di più. Non dobbiamo fare la rincorsa sulla sneakers o sulla firma del momento. Non siamo competitivi nel fare le copie, ma abbiamo la nostra storia e su questa dobbiamo puntare”.


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