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Il sociale ‘carbonaro’ che funziona
e il ruolo delle aziende
“Lavoriamo per una società inclusiva”

FERMO - Grandissima partecipazione al Miti per il convegno organizzato dall'Ambito Sociale XIX sul tema "Comunità solidale. Gli inserimenti lavorativi ed i tirocini di inclusione sociale: strumenti per l'inclusione"
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di Andrea Braconi

Un convegno sul “sociale carbonaro”, pensato e voluto per mettere in luce un percorso che da anni, nel territorio fermano, si sta portando avanti. Ci teneva Alessandro Ranieri, coordinatore dell’Ambito XIX, a ribadirlo alla platea che ha affollato il Museo Miti del Montani di Fermo per prendere parte all’incontro sul tema “Comunità solidale. Gli inserimenti lavorativi ed i tirocini di inclusione sociale: strumenti per l’inclusione”.

“Quando parlo di sociale carbonaro, parlo di chi lavora sotto, di ciò che a volte non si vede e di quello che non riusciamo a comunicare su ciò che si sta facendo” ha spiegato Ranieri. Asse centrale dell’iniziativa il concetto di comunità, perché solo una comunità attenta “riesce poi a veicolare tutti i tipi di servizi, togliendo tutto ciò che è assistenzialismo”.

Tre le ragioni sviscerate dallo stesso Ranieri: il raccontare, appunto, il sociale nascosto; il dare il giusto riconoscimento alla comunità solidale; l’informare su opportunità attuali e future.

Riguarda alla prima dimensione, il coordinatore d’Ambito ha illustrato un dato che fotografa l’impegno nel territorio: sono 100, infatti, gli enti per 180 tirocini di inclusione sociale che si stanno portando avanti. “Questo significa che ci sono almeno 100 persone sensibili capaci di riconoscere le fragilità e di mettersi in moto per migliorare il sistema comunitario. E noi queste persone vogliamo evidenziarle e creare con loro un rapporto continuativo”.

“Il secondo punto è che che vogliamo evitare l’assistenzialismo e avere un approccio di comunità. Il nostro obiettivo è di effettuare una mappatura di tutti gli enti che stanno lavorando per una società inclusiva, allargando questa mappatura ad altre aziende”. Da qui, ha aggiunto, l’idea di conferire alle imprese un bollino, denominato “Il posto giusto, azienda solidale”.

Infine, il dare nuovi elementi di conoscenza a persone, amministratori ed enti. “In questo ragionamento tre sono gli strumenti di cui discutiamo: tirocini di funzione sociale; tirocini formativi; inserimenti mirati. E in questo percorso che va dal basso verso l’alto vogliamo comunicare che esistono degli strumenti fondamentali, che consentono di aiutare le persone fragili ed avere un progetto di vita”.

Ranieri ha evidenziato come nei prossimi due anni, grazie ad un finanziamento, potranno essere avviati altri 100 tirocini di inclusione sociale. “Avvieremo anche cantieri di accompagnamento per le cooperative di tipo B, contatteremo le diverse organizzazioni per coinvolgere altre aziende e attiveremo corsi sulla sicurezza”.

Ad aprire gli interventi Gianni Della Casa, dirigente del Comune di Fermo. “Siamo andati in overbooking, con una presenza consistente e partecipata che ci fa molto piacere” ha rimarcato, ricordando come ricorra il ventesimo anniversario dell’avvio Servizio Inserimento Lavorativo (Sil), “pioniere dell’inserimento e del collocamento mirato”. E sempre a proposito di partecipazione, anche Giampaolo Gerardi, dirigente della Cooss Marche, si è detto molto colpito dall’elevato numero di persone accorse al Miti, lodando al contempo l’Ambito per il percorso impegnativo ma ricco di risultati intrapreso.

“Qui si parla di coordinamento, di mettere insieme realtà che senza una conduzione, un filo unitario rischierebbero ognuna di andare avanti nel proprio percorso individuale – ha affermato Paolo Calcinaro, sindaco di Fermo che è anche capofila dell’Ambito XIX -. Invece, oggi possiamo dire che si è fatto qualcosa di nuovo, con un forte coinvolgimento di tutti”.

Un ringraziamento Calcinaro ha voluto farlo alle imprese. “È importante questo sentirsi parte di un distretto produttivo ma ancora di più di un territorio, condividendo i vantaggi produttivi ma anche quelle che possono essere le difficoltà e le fragilità. L’obiettivo è di dare un qualcosa quotidianamente a tanti ragazzi, per permettergli di essere partecipi nella nostra società. Ma in questa fase abbiamo anche le nuove fragilità, legate all’inoccupazione generata purtroppo dalla crisi che ci sta attraversando. Ed ecco, quindi, che un paracadute sociale come quello dei tirocini diventa estremamente importante”.

Aspettando il reddito di cittadinanza di cui si parla continuamente, ha voluto precisare Calcinaro, oggi c’è un reddito di inclusione che nel Fermano funziona. “Ce lo teniamo come un forte valore, che tende anche a limitare le cronicità di povertà”.

La padrona di casa, la dirigente scolastica Margherita Bonanni, ha affermato che “quando la solidarietà diventa possibilità di occupazione significa che è stato raggiunto un buon livello di organizzazione”.

Tra le istituzioni del territorio che sono riferimento per problematiche legate all’inserimento del mondo del lavoro, c’è anche l’Area Vasta 4, in quest’occasione rappresentata da Vittorio Scialè. “Questa è un’altra testimonianza di come sociale e sanitario si sposino. Posso dire che oggi siamo non sulla strada della programmazione, ma nella fase della realizzazione. É cruciale questo percorso di collaborazione perché i nostri settori, da soli, non riuscirebbero a risolvere le problematiche esistenti. E questo momento dedicato ai tirocini dimostra come noi, come organo deputato alla gestione e alla programmazione, abbiamo un ruolo estremamente interessante”.


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