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Notte di passione per la marineria,
protesta dei pescatori:
“Ora il dragaggio è obbligatorio”

PORTO SAN GIORGIO - Intanto anche la Guardia Costiera sta monitorando la vicenda. Il comandate Ciro Petrunelli è in attesa di ricevere i risultati dei rilievi batimetrici effettuati una decina di giorni fa con l'ausilio del nucleo sommozzatori e della motovedetta
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di Sandro Renzi

A 48 ore dall’incontro che il comitato ‘Liberiamo il porto’ ha organizzato con l’amministrazione comunale e i vertici del Marina per fare il punto sulle operazioni di dragaggio, esplode la protesta degli armatori che iera sera sono stati costretti ad uscire dall’approdo con l’ausilio di una vongolara che ha fatto da apripista trainandoli. A peggiorare la situazione, già in parte compromessa all’ingresso del porto, l’ultima mareggiata che secondo gli operatori ittici avrebbe ulteriormente ristretto il passaggio.

“Siamo bloccati – tuona Fabio Senzacqua- con le nostre imbarcazioni non possiamo transitare. Siamo usciti grazie ad una vongolara che ha fatto la spola tra il molo e il mare aperto. Ma ora saremo costretti a spostarci a San Benedetto”. E come il suo motopesca, altri due non faranno rientro a Porto San Giorgio. “Almeno fino a quando la situazione non migliorerà e la sabbia non ci darà tregua. Un altro peschereccio è rimasto addirittura fermo al molo – prosegue l’armatore – le operazioni di dragaggio dovevano essere fatte almeno 6 o 7 mesi fa. Cosa sta facendo invece questa amministrazione? Il sindaco Loira deve andare in regione e sbattere i pugni sul tavolo. Adesso è tardi. E dire che la sua giunta è targata Pd come la regione”. Le conseguenze per gli armatori rischiano di essere pesanti. Anche sul piano economico. “Dobbiamo acquistare furgoni attrezzati per trasportare il pescato da San Benedetto a Porto San Giorgio. Se vogliamo vendere a San Benedetto possiamo farlo ovviamente per ultimi. Per non parlare di tutti gli altri disagi che questa scelta comporta. Non ultimo il rischio di danneggiare i motori che per essere raffreddati hanno bisogno di acqua, mentre, con il canale d’ingresso in queste condizioni, oltre all’acqua aspiriamo sabbia”. Teme anche l’indotto. E con esso i tanti diportisti che chiedono rassicurazioni. Resta pure l’incognita per le vongolare. ‘Torneremo in mare il 1 marzo ma, se questa è la situazione, rischiamo anche noi che abbiamo scafi meno profondi” aggiunge Gerardo Fragoletti, presidente del Covopi.

Intanto anche la Guardia Costiera sta monitorando la vicenda. Il comandate Ciro Petrunelli è in attesa di ricevere i risultati dei rilievi batimetrici effettuati una decina di giorni fa con l’ausilio del nucleo sommozzatori e della motovedetta. “A giorni sarà emesso un nuovo provvedimento” ha comunicato lo stesso Petrunelli. Mentre il 5 marzo ci sarà un incontro in regione per confrontarsi nuovamente sulle risorse stanziate per il dragaggio e, ancor più, sui tempi di esecuzione dell’escavo, visto l’approssimarsi della stagione primaverile. Vi parteciperà pure il sindaco Loira che  ha tenuto per sé la delega alla pesca. Ma questa mattina, sulla banchina del molo peschereccio, gli operatori all’unisono hanno chiesto a gran voce di fare presto. “Così non possiamo andare più avanti, dobbiamo garantire il nostro lavoro e la sicurezza di chi è imbarcato”.


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