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“Basta soffiare sull’odio, apriamo chiese e moschee”
Dalla comunità islamica anche
la solidarietà agli studenti milanesi

FERMO - Quasi 100 persone hanno preso parte al presidio organizzato in Piazza del Popolo. Le considerazioni di Mohamed El Fanni e Alessandro Fulimeni
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di Andrea Braconi

“E se stenderai la mano contro di me per uccidermi io non stenderò la mano su di te per ucciderti”. Mohamed El Fanni, responsabile del Centro Islamico del Piceno, ha marcato molto l’attenzione su questo passaggio del Corano in occasione del presidio contro ogni forma di terrorismo e di discriminazione, organizzato in Piazza del Popolo a Fermo insieme al Comitato Antirazzista 5 Luglio (“Nato da un’omicidio assurdo di un richiedente asilo, colpito per il fatto di avere la pelle diversa” come ha ricordato Alessandro Fulimeni, coordinatore dei progetti Sprar nel territorio).

“Questa è Fermo come l’abbiamo sempre conosciuta, lo è oggi e lo sarà anche domani – ha affermato El Fanni -. Questi sono i fermani che difendono i valori comuni, che difendono il rispetto reciproco e la convivenza pacifica. Siamo riuniti insieme per condannare l’atto terroristico in Nuova Zelanda in cui sono morte 49 persone, donne, uomini e bambini. Questo atto ci ha colpito tutti, ha colpito l’umanità intera ma non è il primo, anche se speriamo sia l’ultimo. Oggi sono state colpite le moschee, ma prima sono state colpite le chiese, e prima i luoghi pubblici. Tutto questo ci dà un messaggio chiaro: il terrorismo non conosce confini, non conosce distinzione, che ha i suoi obiettivi chiari: terrorizzare la gente, portare la paura tra la gente, dividere gli stessi componenti della società, distruggere la vita umana che Dio ha consacrato. Ma nessuno ha il permesso di distruggere una vita che Dio ha creato.

Il terrorismo è un crimine contro l’umanità e sconfiggerlo riguarda tutti. “Rinnoviamo il nostro appello a tutte le componenti civili e religiose, oltre che al mondo dell’informazione, affinché condannino e isolino ogni forma di odio che alimenta il razzismo, la xenofobia, l’islamofobia e che divide la nostra società. Oggi più di qualsiasi altro giorno abbiamo bisogno di stare insieme, di combattere il male, di dialogare tra di noi, di conoscerci di più, di condividere i nostri valori. Le nostre porte sono aperte, come sono anche aperti i nostri cuori ed i nostri luoghi di culto e di preghiera, un patrimonio di tutta la cittadinanza, nessuno deve chiedere il permesso per entrare. No al razzismo, no alla xenofobia, no all’odio, no all’estremismo, sì alla pace, sì al dialogo, sì all’amore, sì alla fraternità, sì alla convivenza pacifica, sì al rispetto reciproco”.

Sta cambiando il clima generale, ha rimarcato, e si continuano a fare dichiarazioni “che soffiano sul fuoco e che incendiamo ancora di più la nostra società”. “Dobbiamo aprirci e cambiare atteggiamento rispetto all’odio che porta a dividere la nostra società e il nostro territorio, che è un esempio da sempre di integrazione, che lo è ancora e lo sarà anche in futuro. E noi vogliamo mantenere questo esempio, tutti insieme”.

“Ci sembrava importante manifestare per denunciare con forza la violenza razzista, sempre più forte in molte parti del mondo – ha aggiunto Fulimeni -. Un atto terroristico che ha determinato una terribile strage in Nuova Zelanda e che ci impone di lanciare in maniera forte e alta l’allarme contro la situazione che stiamo vivendo, con un escalation spaventosa di istanze xenofobe e razziste. Perché questa deriva e questo clima di intolleranza nei confronti delle minoranze, intolleranze di tipo politico, religioso e razziale costituiscono un terreno fertile per attentati orribili e per un’odio sociale fuori controllo.

Vogliamo condannare ogni forma di terrorismo, di qualsiasi tipo, colore o religione, che parla fortemente al nostro Paese e non consente a nessuno, tantomeno alle istituzioni, speculazioni, sottovalutazioni, come purtroppo sta accadendo anche di fronte a queste situazioni gravissime che si stanno verificando e che invece incontrano ancora la speculazione demagogica di una parte del mondo politico. Esiste oggi una sorta di internazionale terrorista e razzista, che compie massacri e che è alimentata in maniera quasi scientifica dalla diffusione della paura: la paura di un’invasione che non esiste, da un allarme sicurezza sempre più alto ma quando parliamo di questo vorremmo parlare di sicurezza dei diritti, di sicurezza sociale, di sicurezza del lavoro, di sicurezza della previdenza. Di questo dobbiamo parlare, non di sicurezza sempre improntata all’ordine pubblico. E questa ideologia del primatismo, che si sta diffondendo a macchia d’olio e che colpisce le persone più indifese e che trasforma continuamente gli stranieri in bersagli. Tutto questo richiede una risposta forte da parte della società civile, delle organizzazioni di base che si ritrovano attorno ad un’idea di democrazia, di solidarietà, di fratellanza, di pace. Insieme ai nostri fratelli islamici cogliamo anche combattere una cultura islamofoba sempre più forte, che trova appoggio in diversi settori che speculano su questo”.

E mentre quasi 100 persone si ritrovano in piazza nel capoluogo di provincia (tra queste la comunità albanese, l’associazione panafricana Save The Youths, la Cgil e altre realtà cittadine), in Italia si consuma quello che Fulimeni definisce l’ennesimo paradosso. “La nave Mar Jonio salva decine di persone e per questo motivo viene posta sotto accusa e sotto sequestro. Tutto questo è inaccettabile, si sta criminalizzando l’intervento umanitario che mira a salvare vite. Una cosa che va condannata in tutti i modi, così come va condannato con forza l’episodio di Milano, dove una persona ha sequestrato un autobus. Noi esprimiamo vicinanza alle famiglie e ai ragazzi che hanno subito questo atto molto grave e pericoloso”. Un invito, quest’ultimo, condiviso anche da El Fanni.

La sindacalista Giusy Montanini ha spiegato come quella contro il razzismo sia una battaglia quotidiana. “Ai lavoratori diciamo: guardate che i problemi veri non sono certo gli immigrati, le persone che scappano dalla guerra e dalla fame. Diciamo che la nostra vera forza è una classe sociale fatta di lavoratori di tutti i colori, di tutte le nazionalità, perché riconquistando la coscienza di sé e del proprio ruolo nella società, allora queste forme stupite di razzismo, ma violente soprattutto da chi oggi al Governo alimenta l’odio razziale possono essere fermate. Quindi fermiamoli, perché poi sarà troppo tardi. Lottiamo insieme per una giustizia sociale, per un salario giusto, per un lavoro giusto e contro le diseguaglianze che aumentano, non certo per chi viene nel nostro paese ma perché gli sfruttatori utilizzano il razzismo come arma contro il popolo”.

La giovane Kawttar ha voluto evidenziare come sia necessario fermare questa ondata di odio “con ancora più fratellanza, cominciando da noi stessi”. “Sono anni che diciamo che l’Islam non è terrorismo ma la gente sembra non capire. Perché tutto questo odio contro i musulmani?” si è domandata un’altra ragazza.

“Quello della Nuova Zelanda è la goccia d’acqua che ha fatto traboccare il vaso, una cosa vergognosa, ma che accade dappertutto, anche in Italia – ha aggiunto il senegalese Ahmadou Sow -. A volte mi chiedo dove sta questa umanità, dove sta quello che hanno creato i nostri antenati. Il richiamo che dobbiamo farci è che non dobbiamo stare soli, va colmata questa distanza. Altrimenti quello che sta accadendo ci farà stare soli. Invece abbiamo un obiettivo comune: combattere l’odio, combattere il razzismo, combattere il terrorismo. Mi chiedo come fa un ministro dell’Interno a dire che il terrorismo che va combattuto è quello musulmano, solo qualche ora dopo un fatto per il quale una comunità di miliardi di persone sta soffrendo. Ma noi andiamo avanti, il futuro ci darà ragione”.

“Dobbiamo batterci contro la violenza, da qualunque parte arrivi” ha chiosato Granit Mucaj dell’associazione Skanderbeg, che riunisce persone provenienti dall’Albania.

“Ringraziamo tutti gli intervenuti – ha concluso Fulimeni – e ci lasciamo ribadendo a voce alta e ferma che dobbiamo essere tutti uniti per la pace, contro la violenza, contro il terrorismo e per una convivenza pacifica e solidale tra esseri umani”.

 


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