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“Grazie comandante, grazie Giorgio”,
i ‘ragazzi’ del corso Sagittario della ‘Morosini’
ricordano il sangiorgese Bulgini

PORTO SAN GIORGIO - Lo scorso 2 aprile tanti tra allievi, familiari e amici hanno voluto omaggiare il compianto Bulgini, sangiorgese che nella sua carriera è arrivato a comandare il corso Sagittario del prestigioso Collegio navale Morosini di Venezia
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Giorgio Bulgini

Un capitano di vascello, un uomo ricordato prima che per le stellette e il ruolo di comandante del corso Sagittario del prestigioso Collegio navale ‘Morosini’ di Venezia, per le sue qualità umane. Un sangiorgese doc che la città non può dimenticare. Lo scorso 2 aprile al cimitero cittadino è stata omaggiata la memoria di Giorgio Bulgini. E a salutarlo i suoi ‘ragazzi’ del corso Sagittario, con una lettera diretta proprio a lui. Al comandante, a Giorgio.

“Caro comandante, ma verrebbe da dire caro Giorgio, perché tu – la commovente lettera dei suoi allievi – sei rimasto giovane, mentre noi, ci vedi, abbiamo i capelli bianchi. Ti siamo venuti a trovare, noi che – il ricordo dei suoi allievi presenti lo scorso 2 aprile nel cimitero di Porto San Giorgio – eravamo e saremo per sempre i tuoi ragazzi, proprio perché volevamo che tu sapessi che non ti abbiamo dimenticato. Quello che di buono siamo o abbiamo cercato di essere, lo dobbiamo anche a te, se non in gran parte a te.
Al tuo esempio, alla tua capacità di entrare dentro l’anima di adolescenti, poco più che quindicenni, che all’improvviso avevano lasciato le proprie case, le proprie famiglie, il proprio mondo, nella sfida, davvero difficile, di doversi ritrovare in una nuova casa, in una imprevista famiglia, in un improbabile mondo.
Sei riuscito a conquistarci tutti, con quella sapienza del cuore, che è la risorsa dei migliori: padre e fratello maggiore, guida e complice, al tempo stesso.

La commemorazione di Bulgini

Ai bordi di un campo sportivo ad incitarci; nelle aule di scuola a stimolarci, nel tuo ufficio, quando venivamo a rapporto a farci capire che si poteva essere giovani e insieme adulti, senza che l’entusiasmo si spegnesse in un precoce percorso di maturità. Te ne sei andato quando noi eravamo appena approdati alla vita responsabile e ci hai lasciato un testimone da tenere ben stretto, fino alla meta. Avevi scommesso su di noi, per quella impossibile vittoria sulla ‘scappavia’ e noi, destinati ad una sicura sconfitta, avevamo voluto,  sì, voluto vincere per te.
Quella tua scommessa ci ha accompagnati nel corso delle nostre esistenze, costellate di successi ed amarezze, di soddisfazioni e delusioni, di imprese ed errori senza mai, però, limitarci ad assistere allo scorrere del tempo, a vedere sfidare il destino, a rassegnarci all’indifferenza.
Nel bene e nel male, abbiamo cercato di affrontare i venti e i mari, come tu ci avevi insegnato, senza lasciarci trasportare dalle onde.

Ecco, fra poco ognuno di noi riprenderà la via di casa, ma una parte di vita resterà in quell’altra casa, ai bordi del campetto, quando una sera, all’improvviso, vi approdammo, senza preavviso, solo per cantarti ‘tanti auguri, zio Giorgio’.
E là trovammo ad attenderci le friselle di Luisa, lo stupore di Antonello e Alessandro, e la tua felice emozione per questa irruzione di affetto, fuori da ogni protocollo. L’indomani, nella bacheca del corso, un foglio e una sola parola: ‘grazie!’. Adesso siamo noi a dirti ‘grazie’ e ad abbracciarti assieme alla tua dolcissima Luisa e al vostro Antonello, che tifava per le nostre vittorie sportive.


Alessandro sa che in noi troverà sempre i fratelli di quei giorni. E quando sarà il momento di tornare a rapporto da te, per un bilancio conclusivo dei nostri giorni, ci presenteremo con le mani pulite e lo sguardo fiero, lo stesso che avevamo allora, quando la giovinezza pulsava nell’anima, e che nel tuo ricordo, adesso, si ravviva. Un pomeriggio ci convocasti in aula magna e ci parlasti di te, delle tue inquietudini, del tuo soffrire per il male che aveva colpito Luisa, del tuo difficile futuro, nella lotta impari contro quella malattia.
Ci apparisti all’improvviso in tutta la tua umanità, talmente alta e profonda, da lasciarci tutti in silenzio. Non provasti remore, tu che eri il comandante, a manifestare la tua commozione e il tuo dolore a noi, che eravamo solo dei ragazzi, all’epoca incapaci anche di sospettare le mille cose ingiuste che la vita riserva in ogni momento. Ci rendesti, con quella lezione di umanità, ancor più consapevoli del privilegio che ci era stato donato nell’averti avuto come maestro. Siamo tutti qui, presenti ed assenti, tutti insieme qui, a dirti ‘grazie comandante, grazie Giorgio”.

CHI ERA GIORGIO BULGINI

Giorgio Bulgini nasce a Porto San Giorgio il 26 ottobre del 1933 da Antonio Bulgini e Luigia Bronzi. Il padre, pescatore, si trasferisce per motivi di lavoro a Messaua, in Eritrea, l’attuale Etipoia, lasciando il compito di crescere il figlio nei suoi primi cinque anni, alla moglie. Nel 1938 mamma Luigia e il piccolo Giorgo si imbarcano per ricongiungersi al padre in Africa. Una foto di quel tempo, scattata al porto di Genova poco prima che il piroscafo salpasse, che ritrae Giorgio in uniforme da marinaretto, lascia intravedere il suo innato amore per il mare. Proprio nel 1945, anno in cui nasce sua sorella Vincenzina, inizia a frequentare il triennio della scuola media, al termine della quale lui e la sua famiglia fanno ritorno in Italia. Nel 1948 Giorgio si iscrive al liceo scientifico che rappresenterà il trampolino di lancio alla rinomata Accademia Militare di Livorno.

Nel contempo, il padre Antonio trova impiego nel Corpo dei vigili urbani e la madre Luigia si impegna come casalingas e sarta ma, nonostante i loro sforzi per mantenere gli studi del figlio, le ristrettezze economiche costringono Giorgio a cercare un’ulteriore fonte di guadagno. Sono infatti molti i sangiorgesi a ricordarlo in sella alla bicicletta che consegna i giornali per tutto il lungomare. Consegue il diploma di maturità scientifica a pieni voti. All’età di 19 anni affronta il concorso per entrare in Accademia: la sorella ricorda le notti prima degli esami, insonni, trascorse sopra i libri che gli permettono di raggiungere il tanto agognato obiettivo nel 1952. A Livorno sono collegati molti ricordi della sua carriera accademica, ma anche l’inizio della sua storia con Maria Luisa, che prenderà in sposa a 27 anni.

Dal loro amore nascono Antonello e Alessandro. Maria Luisa, purtroppo, soffre di una grave malattia che in pochi anni la costringe alla sedia a rotelle. Ma Giorgio, da uomo di mare, sa come affrontare le avversità e non lascia che la malattia della moglie privi la famiglia dei viaggi e delle amicizie e impedisca a lui di proseguire la sua carriera militare. Così nel 1966 diviene comandante del Collegio Morosini di Venezia. Dopo alcuni anni, un accidentale colpo alla nuca subìto durante una regata e una serie di sintomi, lo spingono ad effettuare degli accertamenti: la diagnosi è infausta, tumore cerebellare. Da questi eventi Bulgini trova l’ispirazione per la sua poesia ‘Sofferenza’. Giorgio Bulgini si spegne il 2 aprile del 1979 a Taranto. E da quella data il suo ricordo è rimasto vivo nei cuori di parenti, amici, familiari. E in quello dei suoi ‘ragazzi’ del Corso Sagittario.

 

Le firme degli allievi di Bulgini


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