facebook twitter rss

«Il nuovo acquedotto sarà
un’opera straordinaria»
Scatta la caccia a nuove sorgenti

ASCOLI - Il progetto del rifacimento della condotta che parte da Pescara del Tronto è stato illustrato dal presidente della Ciip Giacinto Alati e dai tecnici. Costerà in totale 100 milioni e sarà interconnesso, con stralci successivi, con le reti del Tennacola e del Nera
Print Friendly, PDF & Email

Il presidente Giacinto Alati mentre illustra il progetto

di Maria Nerina Galiè

Dall’auspicio c’è ora la certezza, grazie ai 27 milioni stanziati dal Ministero per le infrastrutture e dei trasporti, di poter procedere con il primo stralcio del nuovo acquedotto del Piceno (che in totale costerà 100 milioni), antisismico, funzionale ed interconnesso con le principali analoghe strutture del Centro Italia, è cioè con l’acquedotto del Tennacola e del Nera. Prende corpo l’unico rimedio alla crisi idrica ed il solo modo per garantire la continuità di un servizio indispensabile senza soggiacere a variabili quali calamità e clima. Un concetto chiaro, ribadito nell’incontro di venerdì 3 maggio nella sede ascolana del Consorzio idrico intercomunale del Piceno dal presidente Giacinto Alati e da Erasmo D’Angelis, segretario dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale, insieme con Sergio Paolucci e Giovanni Mattiozzi (consulente tecnico e direttore del Tennacola) Marcello Pelillo e Gilberto Panbianchi dell’Università di Camerino, Alessandro Mancinelli della Politecnica delle Marche e Giorgio Messi dell’Acquedotto del Nera. Sono tutti coinvolti nell’innovativo progetto che parte dal rinnovo delle infrastrutture alla realizzazione di un sistema di interconnessione tra Ato 3, 4 e 5 e capace di arginare carenze e criticità che di volta in volta possono riguardare l’una o l’altra rete. «E’ un’opera straordinaria destinata a fare la storia sia per imponenza che per l’interazione congiunta di realtà diverse verso un unico obiettivo», l’ha definita Alati, davanti ad una platea composta da numerosi sindaci dei Comuni coinvolti, tra cui Guido Castelli di Ascoli e Aleandro Petrucci di Arquata del Tronto, il consigliere regionale Peppino Giorgini e rappresentanti di Confindustria e Consorzio di Bonifica.
E’ stato D’Angelis a ricordare il percorso per l’ottenimento dei 27 milioni «con un bel lavoro di squadra», promessi in un primo momento con le risorse per la ricostruzione, poi però garantiti dalla norma invasi e acquedotti inserita nella legge di bilancio del 2018. «In Italia l’acqua non manca – ha spiegato – però utilizziamo il 15% della disponibilità perché non ci sono infrastrutture adeguate. Oggi inizia una grande operazione che vede in questa prima fase la progettazione integrata, tra le aziende interessate ed i consulenti esterni, per garantire il servizio ai cittadini anche nel rispetto del territorio laddove ci sono zone tutelate. Il distretto garantirà finanziamenti e flussi costanti».

IL PROGETTO – Il dettaglio dell’intervento è stato affidato agli ingegneri del Ciip Carlo Ianni (dirigente area tecnica) e Massimo Tonelli (area progettazione, responsabile e ideatore del procedimento di interconnessione). «Il terremoto ha compromesso la funzionalità dell’acquedotto, già vetusto.

I tecnici Massimo Tonelli e Carlo Ianni

Grazie ad interventi di emergenza, e con le interconnessioni interne già attive, nel breve termine si è scongiurata la mancanza di acqua», hanno ricordato nel ribadire la necessità di «un risanamento della rete, del rafforzamento delle dorsali e della realizzazione dell’anello acquedottistico dei Sibillini» . Gli obiettivi annunciati alla riunione dunque sono il rinnovo delle strutture e l’interconnessione, con stralci successivi, tra l’acquedotto del Piceno, del Tennacola e del Nera. Senza però trascurare la ricerca di nuove risorse per fronteggiare la carenza idrica causata dalla deviazione delle sorgenti, anch’essa conseguenza del terremoto, la siccità ed i limiti imposti dall’Ente Parco. Si cercano sorgenti alternative sui Monti della Laga ed a Rubbiano e Colmartese di Montefortino. Nel contempo si stanno puntando bacini imbriferi attualmente utilizzati al solo scopo irriguo o per produrre energia elettrica (è il caso dei laghi di Talvacchia, Gerosa, Caccamo e Fiastra). Si cercherà anche di riattivare vecchi invasi ora in disuso e sommerso da detriti, come quello presente a Villa Pera di Comunanza che, “sfangato”, potrebbe compensare un eventuale captazione per uso idropotabile dell’acqua del lago di Gerosa.


© RIPRODUZIONE RISERVATA


Torna alla home page


Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati




Gli articoli più letti