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SALUTE
Le cefalee tra attacchi e nuovi farmaci
Signorino: “Al Murri capaci di dare risposte”

FERMO - Il primario di Neurologia illustra le caratteristiche delle diverse tipologie di cefalee, sottolineando l'importanza dell'anamnesi
venerdì 10 Maggio 2019 - Ore 11:44
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di Andrea Braconi

Il Centro (o, per essere più precisi, l’Ambulatorio) dedicato al trattamento e alla diagnosi delle cefalee. Le forme più frequenti di quello che comunemente viene definito mal di testa. I nuovi farmaci, pronti a dare un contributo in termini di risoluzione o quanto meno di diminuzione del dolore. È esattamente lungo queste tre direttrici che si snoda la nostra conversazione con Mario Signorino, primario di Neurologia dell’Ospedale “Murri” di Fermo. Una struttura che su questo fronte è stata capace, nel tempo, di garantire un servizio qualitativamente ineccepibile, attraendo anche pazienti provenienti da altre province.

IL CENTRO DEDICATO “Si tratta di un Ambulatorio dedicato al trattamento e alla diagnosi delle cefalee – ci spiega – ma al suo interno è organizzato come un Centro, ha collegamenti con i servizi diagnostici e con la Neuroradiologia per tac o risonanze magnetiche, oltre che con la nostra branca di Neurosonologia che si occupa degli esami dopler”. Nel Centro ci sono anche dei meccanismi di prenotazioni di esami, con una condizione che favorisce i pazienti che afferiscono alla stessa struttura. “Questo Ambulatorio dura da vent’anni, da quando sono arrivato, e viene svolto una volta alla settimana, il lunedì mattina dalle 11 in poi. Il numero di visite, che si attesta sulle 4-5 al giorno, non è elevatissimo perché la stessa visita occupa molto tempo poiché basata in buonissima parte sull’anamnesi, cioè parlare con la persona per raccogliere le informazioni. Abbiamo anche una certa afferenza dalle aree limitrofe, quindi possiamo dire che il nostro è un Centro che funziona bene e che dà risposte importanti”.

L’IMPORTANZA DELL’ANAMNESI Signorino tiene però a ribadire come nella valutazione delle cefalee la cosa più importante da fare sia l’anamnesi. “La diagnosi si fa con un’ottima approssimazione, utilizzando prevalentemente criteri e dati anamnestici (quante volte si ripete la tac in una settimana o in un mese, se la tac è unilaterale o bilaterale, se preferisce determinate aree, se il dolore è continuo o meno, se vi è familiarità, se vi sono determinate abitudini alimentari). Insomma, quasi tutto è basato sull’anamnesi e noi utilizziamo una cartella con i dati elencati e codificati. Altro elemento importante del Centro è che il paziente viene sottoposto ad una visita neurologica completa, perché il sistema nervoso presiede tutte le funzioni dell’organismo”.

L’ASPETTO PSICOLOGICO Altro elemento importante del Centro è la possibilità di disporre di un servizio di psicologia. “In taluni casi, per inquadrare il paziente da un punto di vista emotivo e affettivo, possiamo avvalerci anche di queste figure professionali”.

LE CEFALEE PIÙ FREQUENTI Ma quali sono le forme di cefalee più frequenti? “Quando affrontiamo un paziente con cefalee dobbiamo comunque fare una visita neurologica, perché le cefalee si dividono in due categorie principali: le primitive e le secondarie. Le primitive sono di per sé delle malattie, mentre le secondarie sono quelle in cui la cefalea è espressione di un altro processo patologico, di tipo traumatico, tumorale, vascolare ed altro ancora”. La visita neurologica, precisa, si fa proprio per questa ragione. “A volte i pazienti ci chiedono: ‘Ma perché mi guarda le gambe o le braccia se mi fa male la testa?’. Perché se c’è una lesione del sistema nervoso normalmente si riflette su quelle parti lì e, quindi, anamnesi e visita neurologica sono gli elementi principali della diagnostica e, conseguentemente, del trattamento che viene fatto per le cefalee”.

L’INCUBO EMICRANIA Una delle due forme di cefalee più frequenti in Italia è l’emicrania, che rientra tra le primarie, insieme alla cefalea tensiva e che colpisce circa il 15% delle donne e il 6% degli uomini. “È una malattia molto diffusa – rimarca Signorino – che ha un suo elemento fondamentale di patogenesi di alterazioni a livello genetico, per la quale si riconosce una spiccata familiarità. Ne distinguiamo due forme: l’emicrania senza aura, detta comune, che è quella prevalente; l’emicrania con aura”. Quando gli attacchi si ripetono con una certa frequenza, spiega, può diventare una forma invalidante perché ti costringe a stare al buio, al chiuso, a letto, quindi inattivo, con un dolore insopportabile. “È una cefalea che porta via molte ore della vita quotidiana e lavorativa dei pazienti, al punto che in alcune Regioni la riconoscono come malattia invalidante, dando così diritto al riconoscimento di una percentuale tale da garantire lavori protetti o un assegno di invalidità. Nelle Marche il tema è stato posto ed è in lavorazione”. L’emicrania con aura, prosegue il primario, si caratterizza per un aspetto particolare: il mal di testa è preceduto da una manifestazione abbastanza drammatica normalmente a carico del sistema visivo, con alterazioni e riduzione. “Una sintomatologia che dura 20-30 minuti, dopo dì che scompare e compare il mal di testa. È un attacco abbastanza consistente, con un mal di testa che si può prolungare per diverse ore ed è drammatico perché, specialmente all’inizio, molti pazienti arrivano preoccupati dall’oculista, che poi li indirizza dal neurologo. Questo mette molta paura e in genere in questi pazienti gli esami vengono fatti più spesso. Oggi, quindi, ci poniamo immediatamente il problema della diagnosi differenziale”.

LE CURE ‘FAI DA TE’ Un tema ricorrente è quello delle cure ‘fai da te’, con l’assunzione di farmaci al manifestarsi di dolori costanti ma senza un consulto medico o una visita specialistica. “Una delle due braccia della terapia dell’emicrania è rappresentata dalla profilassi, mentre l’altra è quella della terapia del singolo attacco, con anti emicranici di nuova generazione che sono molto più efficaci degli anti infiammatori. Ma molto si deve puntare sulla profilassi: quando in numero si superano i 4 attacchi al mese è giustificata a livello di letteratura internazionale l’instaurazione di una profilassi, che significa prendere medicine tutti i giorni. C’è tutta una serie di categorie di farmaci che possono essere assunti per prevenire questi attacchi, ma serve farsi prima visitare”.

I NUOVI FARMACI

La durata dell’emicrania, aggiunge Signorino, può andare dalle 4 alle 72 ore, ma ci sono altri tipi di cefalee che hanno attacchi differenti. “Una forma molto grave è la cefalea a grappolo, in cui esistono numerosissimi attacchi nell’arco della giornata, di breve intensità ma di grande impatto. E l’attacco è l’aspetto critico della malattia, ha caratteristiche temporali, di durata e di distribuzione del dolore abbastanza specifico per ciascun tipo di cefalea. Nell’emicrania il dolore prevalentemente prende metà della testa. In quella comune non esiste mai un lato fisso, un elemento che serve a fare una diagnosi differenziale rispetto ad altre forme di emicrania e a cefalee di tipo secondario. La terapia dei singoli attacchi è quella basata classicamente sugli anti infiammatori, ma oggi i farmaci più usati sono i cosiddetti triptani”. Esistono, quindi, possibilità in più perché sono entrati nell’utilizzazione clinica alcuni farmaci che possono essere utili in modo significativo in alcune forme di cefalee. “Dal punto di vista della terapia siamo in grado anche di utilizzare a breve un farmaco completamente nuovo rispetto ai precedenti, che sembra ridurre notevolmente il numero degli attacchi, quindi soprattutto utile nella profilassi oltre che nel singolo attacco. Si tratta di un farmaco biologico di nuova generazione, che sembra essere una delle ultime frontiere. Noi siamo in grado, ottenute tutte le autorizzazioni, di poterlo utilizzare nel nostro certo con norme molto precise: occorre infatti aver fatto diversi tentativi senza successo con vari farmaci prima di poterlo dare ad un paziente, c’è un protocollo, poi bisogna avere una certa gravità degli attacchi, diciamo almeno 8 attacchi al mese, così come avere dimostrato resistenza a tentativi di profilassi. Questa nuova sostanza verrà somministrata in via sottocutanea, con una puntura ogni 4 settimane, per poi giudicare se c’è stato miglioramento, che consiste in una riduzione del numero degli attacchi. Speriamo di poterlo utilizzare presto. Ovviamente – conclude Signorino – restiamo aperti a tutte le altre possibilità di terapia, come la stimolazione magnetica ripetitiva che qui non siamo ancora in grado di dare, a differenza della stimolazione singola. Vedremo più avanti”.

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