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L’Arma ricorda Beni, Marinucci:
“Il suo valore vive nel nostro
impegno quotidiano” (Foto e Video)

PORTO SAN GIORGIO - Oggi pomeriggio alle 16 la commemorazione dell'appuntato dei carabinieri, medaglia d'oro al valor militare, Alfredo Beni nella piazza a lui intitolata. Presenti le più alte cariche istituzionali e militari. Con loro i figli dell'appuntato e il generale Aiosa
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La commemorazione dell'appuntato Beni a Porto San Giorgio

di Giorgio Fedeli

Quella pioggia fastidiosa, e quasi circoscritta, non ha certo impedito alla città e ai carabinieri di rendere omaggio alla memoria e al valore dell’appuntato Alfredo Beni. Anzi, forse, ha contribuito a rendere la commemorazione ancor più toccante e sentita. “Gocce di pioggia, forse lacrime da lassù” le parole sussurrate da un carabiniere schierato, in cui è racchiusa l’essenza del ricordo.
Oggi pomeriggio, infatti, i carabinieri hanno reso omaggio alla memoria dell’appuntato Beni nella piazza sangiorgese che porta il suo nome, un carabinieri la cui vita è stata tragicamente spezzata in un conflitto a fuoco proprio il 18 maggio di 42 anni fa.

Una morte di un carabiniere immolatosi per la giustizia che, però, oltre ad evitarne altre, con i criminali assicurati alla giustizia, oggi più che mai rappresenta il valore dell’Arma, la dedizione e il sacrificio. E che ha consolidato, e rafforzato di anno in anno, il legame quasi simbiotico della città con i carabinieri. Alla commemorazione, oltre ai carabinieri della stazione cittadina e della provincia, guidati dal comandante provinciale, Antonio Marinucci, col comandante della compagnia di Fermo, Roland Peluso, hanno preso parte il sindaco Nicola Loira, il vicario del prefetto, Pina Maria Biele, il questore Luciano Soricelli, il comandante provinciale della Guardia di Finanza, Domenico Rizzo e il comandante del Circomare, Ciro Petrunelli. Con loro numerosi comandanti di stazione e, per il comune di Fermo, l’assessore Alessandro Ciarrocchi. E poi, immancabili, i rappresentanti dell’associazione nazionale carabinieri. Tutti a stringersi, in un simbolico, silenzioso abbraccio, ai familiari dell’appuntato Beni e al generale Aiosa che oggi, con la loro presenza, hanno mantenuto viva la fiamma del ricordo. Dopo la benedizione della corona d’alloro da parte di don Mario Lusek e la sua deposizione, con il picchetto d’onore, sulla lapide che ricorda l’appuntato Beni, il saluto e il ricordo del sindaco Nicola Loira e del comandante Antonio Marinucci.

“Ringrazio le istituzioni per la loro presenza. Un saluto cordiale al generale Aiosa e ai figli dell’appuntato Beni che – le parole del primo cittadino Nicola Loira – con la loro presenza hanno reso ancor più significativa la commemorazione. Per rendere omaggio alla figura e al valore dell’appuntato abbiamo conferito la cittadinanza onoraria alla vedova. Un modo per testimoniare il ricordo della città e per rendere omaggio al valore di Beni e di tutti i servitori dello Stato, i carabinieri, che in ogni giorno difendono libertà e democrazia. Sono orgoglioso di rappresentare la città con un rapporto sempre più stretto tra Porto San Giorgio e l’Arma. E ringrazio il comandante della stazione cittadina Verroca e suoi militari a cui sono legato con un sentimento di gratitudine per collaborazione quotidiana”.

“E’ notizia di questi giorni l’operazione che – il parallelismo del comandante Marinucci – ha visto impiegati molti carabinieri del comando provinciale nello sventare una rapina a mano armata a danno di un’impresa locale. Un’attività avvenuta proprio a ridosso di questa commemorazione. Il mio pensiero è tornato a quella notte del 18 maggio 1977 quando i carabinieri di Fermo, guidati dall’allora capitano Aiosa, avevano predisposto un servizio preventivo nel corso del quale avevano individuato quel pericolosissimo gruppo criminale che aveva anche commesso un attentato contro la polizia (e che poi si scoprirà essere parte del clan dei Catanesi, una delle più pericolose bande di Torino). Erano venuti a Porto San Giorgio perché in città c’era un loro basista. Questo per dire che quello che è successo quella notte può succedere a tutti i carabinieri, anche durante un ordinario servizio, come quello di 42 anni fa. In quel periodo, citando proprio il generale Aiosa, vivemmo la battaglia delle Marche. In auto quei malviventi avevano un arsenale. In quella circostanza furono concesse tre medaglie d’oro e due d’argento e oggi il ricordo, oltre che ai caduti, va ai loro familiari e ai sopravvissuti. Tutti i carabinieri della provincia di Fermo vogliono mantenere vivo il ricordo dell’appuntato Beni e degli altri militari coinvolti ribadendo, con il quotidiano servizio, l’impegno a salvaguardia delle istituzioni a tutela dei cittadini“.


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