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‘Giocando’ con la lingua dei segni:
l’entusiasmo degli alunni
delle Canossiane

PORTO SAN GIORGIO – Il racconto di Federica Tulli, insegnante della classe terza della Scuola primaria, che ha contattato l'Ente Nazionale Sordi Onlus - Sezione provinciale di Fermo
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“La scelta di contattare la presidente Virginia Basili dell’Ente Nazionale Sordi Onlus – Sezione provinciale di Fermo è nata dalla necessità di coinvolgere i bambini in un laboratorio didattico a conclusione del percorso affrontato durante l’anno scolastico sulla comunicazione verbale e non verbale e le sue declinazioni varie”. Così Federica Tulli, insegnante della classe terza della Scuola primaria Canossiane di Porto San Giorgio.

Il laboratorio, tiene a rimarcare, è soprattutto una scelta metodologica, che coinvolge attivamente insegnanti e studenti in percorsi di ricerca e di costruzione di nuove conoscenze. “La didattica laboratoriale è un percorso didattico, che non soltanto trasmette conoscenza, ma, molto spesso, apre nuove piste di conoscenza e produce nuove fonti documentarie: proprio in questa chiave didattica il 23 maggio si è svolto l’incontro tra gli alunni della classe terza della scuola primaria paritaria “Canossiane” di Porto San Giorgio e alcuni esponenti dell’ENS SP Fermo (presidente provinciale Virginia Basili e la collaboratrice/interprete Sara Brunellini)”.

La conoscenza dell’esistenza della LIS, al pari di una lingua straniera, favorisce l’apertura mentale e la plasticità percettiva, stimolando la capacità di adattamento a contesti diversi dei vari individui.

L’incontro si è focalizzato sull’utilizzo della Lingua dei Segni Italiana (LIS), la lingua usata nella Comunità sorda italiana, che sfruttando la preziosa risorsa delle abilità visive apre un canale di comunicazione non verbale alternativo. Uno dei punti di forza della comunicazione in LIS consiste, infatti, nella possibilità di esprimere uno stato d’animo in modo immediato attraverso l’utilizzo del segno, la cui configurazione spesso richiama l’oggetto o l’azione associata, facilitandone l’apprendimento e la memorizzazione. “Abbiamo, infatti, notato come ogni gesto sia sempre accompagnato da una carica emotiva ed un’espressione facciale uniche e coinvolgenti per chi osserva” aggiunge Tulli.

L’esperienza in classe si è svolta nelle ore scolastiche pomeridiane e ha coinvolto gli alunni sia nell’ascolto attivo di una lettura condivisa in doppia lingua (l’insegnante leggeva ad alta voce e l’interprete traduceva in lingua LIS) di due albi illustrati per bambini, che in varie attività di conoscenza dei vari segni di questa lingua.

Tali attività, attraverso l’uso della LIS, hanno favorito l’espressione delle emozioni attraverso un canale comunicativo alternativo sviluppando uno spazio di partecipazione e azione proporzionalmente alle capacità di ciascun partecipante, attivando processi metacognitivi utili a ciascun alunno coinvolto.

“Questa esperienza è stata un’esperienza altamente formativa per tutti gli alunni coinvolti – conclude – in quanto ha contribuito a rendere consapevole ogni bambino dell’importanza del controllo del movimento e il continuo esercizio del canale visivo durante l’uso di questa lingua e ciò ha avuto un effetto positivo sulla capacità di pensare a tutti gli aspetti collegati all’attenzione da parte di ogni bambino/a. ‘Giocare’ con la Lingua dei Segni, inoltre, potrebbe essere un mediatore del tutto unico nella costruzione delle funzioni creative e immaginative essenziali al mondo dei bambini”.


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