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“Costo del lavoro e burocrazia macigni per le aziende”: il grido di dolore della Camera di Commercio al Governo

FERMO – Tappa nel territorio per “L'Italia che funziona”, il tour informativo del sottosegretario Manlio Di Stefano. Le riflessioni del presidente Gino Sabatini
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di Andrea Braconi

L’Italia che funziona” è il tour informativo che Manlio Di Stefano, sottosegretario di Stato al Ministero degli affari esteri della cooperazione internazionale, sta portando avanti nel Paese e che ha fatto tappa anche nel Fermano, all’interno di Villa Lattanzi.

Classe 1981, Di Stefano è uno degli uomini di punta del Movimento 5 Stelle all’interno del Governo guidato da Giuseppe Conte, e la sua progettualità, come rimarcato da Gino Sabatini, presidente della Camera di Commercio regionale, mette in condizione gli imprenditori di conoscere su quali riforme e su quali strumenti possono contare per il loro lavoro quotidiano.

E Torre di Palme, suggestivo borgo del capoluogo di provincia, ha aggiunto Sabatini, non è affatto una scelta dettata dalla casualità. “Mi sono permesso di segnalare come sede dell’evento proprio Fermo perché nel Fermano, e nella vicina provincia di Macerata, ha sede uno dei distretti simbolo dell’Italia che funziona: quello della calzatura. Qui hanno sede i più grandi brand internazionali e tante piccole fabbriche artigianali, qui si producono le scarpe che vengono apprezzate in tutto il mondo per la loro qualità. Questo è il distretto delle buone pratiche e, grazie a tanti imprenditori visionari, anche dell’innovazione. È un distretto che funziona significa lavoro e benessere per il territorio. Dunque, essere qui è un riconoscimento a Fermo, al Fermano”.

Innegabile, però la pericolo situazione che il comparto sta attraversando. “Qui la capacità industriale, il fare prodotti belli e unici, fa i conti con un mercato italiano che continua a essere debole e, soprattutto, con un mercato estero sul quale la competizione è feroce. È un vero e proprio miracolo se i livelli di export delle calzature marchigiane si mantengono su livelli appena accettabili: costo del lavoro, costo dell’energia e costo della burocrazia, costo dell’isolamento infrastrutturale sono macigni sulla competitività delle nostre aziende, e non solo quelle della calzatura”.

Sabatini ha anche affrontato la questione del riconoscimento dell’Area di Crisi Complessa, definendola una grande opportunità di riqualificazione e di sviluppo, ma anche una straordinaria occasione per le aziende di lavorare a stretto contatto con il Governo, far sentire la propria voce e le proprie necessità. Resta però il nodo legato al rischio di tenere fuori le piccole, medie e micro imprese del territorio. “La Legge 181/89 finanzia progetti a partire da un milione di euro: è una cifra consistente, ma che andrebbe rivista proprio per tenere in considerazione quel 90% di aziende che hanno meno di 15 dipendenti e che hanno bisogno di linee di accesso più leggere, magari anche legate a una fiscalità agevolata, che si intrecci con le zone franche urbane”.

La grande partecipazione degli imprenditori ha fatto risaltare la loro necessità di conoscenza e di intercettare risorse cruciali per non perdere opportunità. “E proprio questo è anche il ruolo della Camera di Commercio delle Marche, unico esempio in Italia di ente camerale a perimetro regionale: siamo partiti da una riforma nazionale un po’ frettolosa, attraversando un percorso anche faticoso per via di piccole resistenze locali, che ha portato alla nascita della quinta camera di commercio più grande d’Italia, la prima in assoluto se si considera l’estensione del territorio. Una dimensione che ci consente di essere più ascoltati a livello nazionale, di avere risorse da utilizzare strategicamente e in un’ottica di filiera, senza perdere di vista neanche per un secondo la presenza e l’azione sul territorio”.

Per Sabatini esistono delle aree di miglioramento degli enti camerali, a cominciare dal ruolo all’estero dove le piccole e medie imprese hanno bisogno di un sostegno quotidiano anche fuori dall’Italia e non solo di avere un riferimento istituzionale, come è quello che oggi l’ICE garantisce. “L’ICE funziona alla grande per chi è già ben strutturato, non per tutte le altre aziende”.

Ultimo capitolo posto sul tavolo la ricostruzione post sisma, che per Sabatini procede con una lentezza inaccettabile. “Non l’accettano innanzitutto i cittadini, non l’accettano le imprese. Il mio è un vero e proprio grido di dolore: c’è necessità di un cambio di passo, di arrivare velocemente alle azioni, di occuparsi del terremoto e dei terremoti in modo strutturale. Il terremoto e la ricostruzione non possono essere temi divisi tra le forze politiche, ma l’occasione di fare sistema per trovare proposte che – all’interno di poche regole e tutte trasparenti – diano risposte certe e veloci ai cittadini e alle imprese. In questa direzione, sono convinto che i sindaci e le associazioni di categoria possano dare un contributo perché l’azione del Governo possa coincidere con le reali necessità dei territori. È urgente creare le condizioni perché questi territori si rimettano in moto e i cittadini e le imprese possano tornare a scrivere il loro futuro. Futuro che si costruisce anche attraverso questi eventi, che consentono un dialogo franco, aperto e costruttivo con qualificati rappresentanti dei ministeri”.

“Abbiamo voluto fortemente come Camera di Commercio delle Marche questo incontro a Fermo – ha precisato Andrea Santori a margine dell’iniziativa – per avere risposte dal Ministero sulle nostre richieste per l’Area di Crisi Complessa. Abbiamo avuto degli incontri per far sì che venga adeguata al nostro tessuto imprenditoriale fatto di piccole e medie imprese. Dobbiamo calibrare su di loro i nostri interventi per avere una risposta effettiva”.

La presenza di Cassa Depositi e Prestiti all’incontro con il sottosegretario Di Stefano è stata anche l’occasione per riflettere sulla problematica del credito. “Noi abbiamo seguito un progetto proposto dal presidente Ceriscioli per un Confidi unico. Con Cassa Depositi e Prestiti abbiamo in corso dei rapporti e stiamo studiando la possibilità di bond indirizzati alle aziende ed altri indirizzati ai distretti, in questo caso quello Fermano-Maceratese”.

 


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