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Tra Monterubbiano e Battipaglia,
successi di oggi e
di ieri per Andrea Di Salvatore

IL PERSONAGGIO - L'attuale vittoria del campionato di Prima categoria con la maglia della Monterubbianese a vent'anni dall'approdo della Fermana in Serie B. Questi i temi affrontati insieme al quarantaseienne difensore pronto a riabbracciare una nuova sfida griffata 2019/20
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Di Salvatore ai tempi dell’U. S. Fermana

di Paolo Gaudenzi

 

FERMO – Un “giovanotto” classe 1973, spoletino, lanciato nel mondo del calcio dalla squadra della città natale.

Una prima apparizione prof nella C1 del Perugia agli inizi degli anni ’90, poi Carpi, Trapani ed Avezzano prima dell’approdo alla Fermana Calcio 1920, con la quale dalla C1 ha scalato la cima sino alla cadetteria (torneo 1999/00) per un totale di cinque stagioni complessive all’ombra del Girfalco, prima di ritornarvi per altri tre anni, sponda U. S., tra Prima categoria e Promozione a metà degli anni 2000.

Nel mezzo le esperienze di Acireale e Gallipoli poi, svestito il canarino, monopolio di casacche locali grazie alle pagine calcistiche di Monte Urano, Porto Sant’Elpidio, Francavilla e Servigliano. Tutto questo in quota ad Andrea Di Salvatore, a quarantasei anni pilastro della Monterubbianese campione di Prima categoria.

Di Salvatore, cosa si prova a vincere un campionato, l’ennesimo, alla sua età? Quali i segreti per il successo di Monterubbiano?

“Le sensazioni sono sempre le stesse ad ogni età, vale a dire con la gioia a farla da padrona come se si vincesse il primo campionato in assoluto. Si vivono emozioni uniche e profonde ogni volta. Ho acquisito la maturità per affermare, senza smentita, che vincere non è mai facile, ne ho piena consapevolezza. A Monterubbiano abbiamo fatto sacrifici per tutto l’anno lavorando sodo, prima del via della stagione appena conclusa hanno irrobustito la già forte selezione che poco prima aveva avuto successo in Seconda categoria inserendo elementi di indubbio valore”.

In carriera ha rivestito diversi ruoli della difesa e del centrocampo, sia spostato sulla destra che utilizzato al centro degli stessi. Personalmente dove ha preferito esprimesi?

“Ogni anno partivo dalla panchina ma puntualmente chiudevo da titolare, cercando sempre di adattarmi alle esigenze del mister e della squadra. Fino a 28 – 29 anni preferivo giocare da centrocampista centrale, poi con l’avanzare dell’età, davanti ai ritmi intensi di gioco, eccomi scalare l’azione di qualche metro. Preferenze personali non ce ne sono, priorità ai bisogni generali”.

In tema di successi, vent’anni fa il trionfo di Battipaglia e la conquista della Serie B con la maglia della Fermana Calcio 1920. Quali ricordi l’accompagnano nel rievocare la somma pagina di sport fermano?

“Ricordi di quell’annata? Tantissimi ed indelebili, si trattò di una cavalcata trionfale e senza pari. Non c’è un episodio che preferisco citare rispetto ad altri, voglio però tirare in ballo la sconfitta in casa della Lodigiani alla chiusura del girone di andata, che ci relegò nei bassifondi di classifica. In quel frangente maturammo di essere una grande squadra, chiamata da li in poi a smentire i risultati che ci penalizzavano ben oltre i nostri demeriti. E infatti tutti sanno come è andata a finire al termine del campionato del 1999”.

E per chi come lei non teme minacce dalla carta d’identità, cosa si aspetta dalla prossima stagione sportiva? 

“Per il futuro a breve è ancora tutto da vedere, del resto ogni anno è una scoperta e, come sempre, dipende dagli altri. Vengo da due anni importanti a Monterubbiano, dove abbiamo vinto altrettanti campionati. Sarei davvero felice di veder confermata in me la fiducia della società”.


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