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L’omelia del Papa per i terremotati:
«Ricostruire richiede più forza che costruire,
questa tragedia non finisca nel dimenticatoio»

CAMERINO - Il Pontefice da piazza Cavour ha rivolto un messaggio di speranza: «L’uomo pur soffrendo ricomincia. Sono passati quasi tre anni, il rischio è che dopo il primo coinvolgimento emotivo e mediatico la tensione cali. Dio non dimentica i suoi figli». Nell'Angelus si è rivolto agli abitanti di San Severino: «Vi saluterò dall’alto sorvolando la città con l’elicottero»
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Il Papa in piazza Cavour (Foto di Fabio Falcioni)

dall’inviato Maurizio Verdenelli

La sventura, l’uomo piccolo ed impotente quando la terra trema, quanto vale dunque l’uomo? Ed infine il ricordo e cioè la memoria che viene dal cuore, il ricordo che Dio ha dell’uomo. Ed infine la speranza di cui ci nutre lo spirito consolatore. Ed ecco il punto centrale dell’omelia di Francesco sotto il cielo e tra le rovine di Camerino. «Non fare delle nostre disgrazie un nido. Avvicinandoci a Dio, l’uomo pur soffrendo ricostruisce». Ed ancora, «sono venuto per stare semplicemente con voi, per pregare con voi. Non abbattetevi, non cedete alla disperazione se i tempi si allungano per la soluzione dei vostri problemi mentre i territori si desertificano». Un lungo silenzio è venuto subito dopo le parole, di particolare intensità di Francesco.

(Foto Falcioni)

In una piazza dove i segni del terremoto sono evidenti, i palazzi rinforzati con assi di legno a sostenere gli infissi, Papa Francesco ha letto l’omelia. Una omelia per i terremotati in cui ha ricordato che sono passati tre anni e c’è il rischio che le promesse fatte vengano dimenticate e per dire che «ci vuole più forza a ricominciare che a cominciare». Un messaggio di speranza ascoltato dalle circa 300 persone che sono entrate in piazza Cavour, da tre anni zona rossa. «Di fronte a quello che avete visto e vissuto, mi pongo questa domanda. Cosa è mai l’uomo, se quello che innalza può crollare in un attimo, se la sua speranza può finire in polvere? Cosa è mai l’uomo perché di lui si ricordi? Dio di noi si ricorda. Il Signore ci dà una certezza, egli si ricorda di noi. Ritorna col cuore a noi, perché gli stiamo a cuore. Quaggiù troppe cose si dimenticano in fretta, ma Dion non ci lascia nel dimenticatoio. Siamo piccoli sotto al cielo, impotenti quando la terra trema. Ma per Dio siamo più preziosi di qualsiasi cosa. Chiediamo la grazia di ricordare ogni giorno che non siamo dimenticati da Dio, che siamo i suoi figli amati, unici, insostituibili. Ricordare ci aiuta a non arrenderci. I ricordi brutti arrivano anche quando non li pensiamo. Lasciano solo malinconia e nostalgia, ma come è difficile liberarsi dai brutti ricordi. Per liberare il cuore dal passato che ritorna dai ricordi negativi, dai rimpianti che paralizzano serve qualcuno che aiuti a portare i pesi che abbiamo dentro. Gesù dice che oggi di tante cose non siamo capaci di portare il peso. Non ci toglie i pesi come vorremmo noi, che siamo sempre in cerca di soluzioni rapide e superficiali No, il Signore ci dà lo spirto santo. Di cui abbiamo bisogno e che non ci lascia soli sotto i pesi della vita».

«Speranza, di quale speranza si tratta? Le speranze terrene sono fuggevoli, sono fatte di ingredienti terreni che prima o poi vanno a male. Quella dello spirito è speranza a lunga conservazione, non scade. È una speranza che lascia dentro pace e gioia indipendentemente da quello che capita fuori e che nessuna tempesta della vita può sradicare. Una speranza che non delude. Che dà forza ad ogni tribolazione». Il Pontefice ha detto che «Ci vuole più forza per riparare che per costruire, per ricominciare che per cominciare. Questa è la forza che Dio ci dà, chi è vicino a Lui non si abbate: ricomincia, riprova, ricostruisce. Soffre, ma riesce a ricominciare e ricostruire. Sono venuto oggi semplicemente per starvi vicino. Sono qui a pregare con voi Dio che si ricorda di noi perché nessuno si scordi di chi è in difficoltà». Poi ancora pensando al terremoto: «Sono passati quasi tre anni, il rischio è che dopo il primo coinvolgimento emotivo e mediatico la tensione cali, le promesse vadano a finire nel dimenticatoio, aumenti la frustrazione di chi vede il territorio svuotarsi sempre più. Il signore spinge a riparare, non dimentica chi soffre. Cosa è mai l’uomo? Dio che si ricorda di noi. Il signore non dimentica di questa tragedia». Poi ale 11 il Pontefice ha detto l’Angelus in cui ha ricordato i rifugiati, ha espresso la sua preoccupazione per le tensioni nel Golfo Persico. Poi ha detto «un saluto speciale e di incoraggiamento agli abitanti di San Severino, che saluto, e saluterò dall’alto sorvolando in elicottero la loro città». Al termine della messa c’è stato l’applauso della piazza.

 

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