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“Calzaturiero, è crisi profonda”
l’allarme e la ricetta
di Confartigianato per risalire la china

Agroalimentare, turismo, meccanica di precisione timidamente, anche a livello nazionale, confermano numeri positivi e possono rappresentare per il territorio valide alternative per una occupazione drammaticamente in calo. Assegnate le deleghe settoriali
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Si è tenuto in questi giorni il primo incontro del direttivo territoriale Confartigianato di Fermo, sotto la guida del nuovo presidente Lorenzo Totò.
La riunione è stata occasione di riflessione su alcuni dati economici locali e sulla nuova realtà associativa nata dalla fusione delle tre province del sud delle Marche.

“L’analisi – il punto di Confartigianato sulla situazione economica locale nella provincia di Fermo, tra, appunto, analisi e proposte del direttivo territoriale – ha portato il direttivo a porsi degli obiettivi di medio/lungo periodo, cercando di elaborare progettualità concrete e realizzabili, ma pur sempre ambiziose.
Dopo un 2018 chiusosi con un saldo negativo, a livello regionale di 614 imprese, il primo trimestre del 2019 non sembra avere un trend diverso.
Il territorio provinciale di Fermo nel 2018, ha sopportato il maggior calo regionale a livello percentuale con un –1.7%, equivalente a -113 imprese. Nel primo trimestre del 2019 si registra già, un saldo negativo di 59 imprese (32 manifatturiero, 21 costruzioni, 9 servizi alle persone, +3 servizi alle imprese).
Il 61% del calo si annota nei quattro Comuni del calzaturiero (Montegranaro, Sant’Elpidio a Mare, Monte Urano e Porto Sant’Elpidio).
E’ pur vero che sono i territori a più alta densità imprenditoriale, ma i dati – l’analisi di Confartigianato – confermano ancora una volta la profonda crisi del settore trainante di questo quadrilatero, la calzatura.
L’attenzione della Confartigianato quindi è, e resta, polarizzata sul settore che per anni ha rappresentato il motore economico della provincia fermana.
I 20 componenti del direttivo sono per il 25% rappresentanti del comparto calzaturiero e le azioni che si andranno a sviluppare o che si continueranno a monitorare, come l’istituzione dell’area di crisi complessa, sono rivolte a cercare delle vie percorribili che nel medio/lungo periodo possano riportare un minimo di speranza e di stimolo ad imprenditori ormai fiaccati ed esautorati da una crisi che sembra non avere fine.
Esistono, tuttavia, settori che sembrano ormai essersi stabilizzati od addirittura aver imboccato un percorso positivo.
Agroalimentare, turismo, meccanica di precisione timidamente, anche a livello nazionale, confermano numeri positivi e possono rappresentare per il territorio valide alternative per una occupazione drammaticamente in calo. Compartimenti che non sono esenti da difficoltà, vertendo su un territorio che per decenni ha avuto come faro solo il settore della calzatura.
Le aziende dell’agroalimentare, nonostante produzioni di eccellenza, hanno scarso appeal per il mercato internazionale; le imprese della metalmeccanica denunciano una scarsa disponibilità di manodopera specializzata; gli operatori del turismo scontano anni di abbandono e mancata cura del settore (pubblicità, preparazione, servizi, viabilità, ecc..).
Queste alcune delle proposte del nuovo direttivo territoriale: monitorare da vicino, tramite la partecipazione di delegati, l’evoluzione dell’area di crisi complessa al fine di poter dettare le priorità e poter essere pronti con delle progettualità fattive e di larghe vedute, programmare eventi formativi ed informativi per operatori del settore “food”, al fine di diffondere una maggiore conoscenza delle esigenze e delle normative che regolano i mercati esteri di riferimento od emergenti, fare sinergia tra piccoli e micro imprenditori al fine di poter e saper sfruttare al meglio tutti i canali social e di e-commerce e tutti i finanziamenti messi a disposizione dalla comunità europea e dai sistemi locali, instaurare collaborazioni con università, istituti scolastici ed enti formativi al fine di determinare e/o consigliare percorsi scolastici e formativi atti a colmare le mancanze di figure professionali necessarie al tessuto imprenditoriale locale. E, infine, migliorare e potenziare l’azione di rappresentanza, collaborando con tutte le istituzioni pubbliche e delegando ad artigiani di settore la trattazione di temi specifici di categoria”.

Sulla scia di questa convinzione il presidente Lorenzo Totò, responsabile del comparto Agroalimentare, ha deciso di attribuire alcune deleghe ad altrettanti componenti del direttivo: Sonia Ciarrocchi  – Turismo e commercio, Sandro Santamaria – Edilizia, Gervasio Bracalente  – Metalmeccanica, Simone Del Gatto  – Calzatura, Rossano Trobbiani  – Benessere, Simone Del Gatto e Graziano Di Battista – Area di crisi complessa.
“La nuova entità associativa di Confartigianato Imprese Macerata-Ascoli Piceno-Fermo, essendo la quinta in Italia per numero di iscritti in rapporto alla densità di imprese – concludono dalla sigla associativa – sarà naturalmente un elemento che riuscirà a conferire maggiore forza all’azione determinata e continua del gruppo dirigente locale”.


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