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Il Pd in prima linea contro il Ddl Pillon: “Un pericoloso passo indietro nella strada dei diritti”

PORTO SANT'ELPIDIO - L'incontro, tenutosi nella sala della Croce Verde, ha visto l’introduzione di Barbara Mecozzi, tra le promotrici dell’incontro, ed i saluti del Sindaco Nazareno Franchellucci e della segretaria di circolo del Partito Democratico Patrizia Canzonetta
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“Molto se ne è parlato e molto ancora farà parlare: il  ddl Pillon, promosso dall’omonimo senatore della Lega Simone Pillon, è stato al centro dell’attenzione mediatica e della contestazione per il suo impianto fortemente patriarcale”. Ieri sera alla Croce Verde di Porto Sant’Elpidio il Partito Democratico ha organizzato un incontro per cercare di analizzare da vicino questo disegno di legge e mettere in evidenza i punti discordanti.

Dopo l’introduzione di Barbara Mecozzi, tra le promotrici dell’incontro, ed i saluti del Sindaco Nazareno Franchellucci e della segretaria di circolo del Partito Democratico Patrizia Canzonetta, si sono succeduti gli interventi dei relatori intervenuti. L’incontro è stato moderato dal direttore di Cronache Fermane, Radio Fermo Uno e Informazione.tv Paolo Paoletti.

Meri Marziali, presidente della Commissione Pari Opportunità della Regione Marche ha spiegato: “Sono contenta che il Partito Democratico affronti questi temi. Nel 1979 Nilde Iotti diventava la prima Presidente della Camera, un successo nella strada del riconoscimento dei diritti delle donne. Oggi questo DDL rischia di andare stravolgere l’impianto dei diritti acquisiti in anni di battaglie, e l’autodeterminazione della persona parte invece proprio da una cornice di diritti che la tutela. Due gli aspetti che voglio evidenziare: il ddl prevede che ogni genitore provveda al 50 % al mantenimento del figlio, senza tener conto che le donne partono da una situazione oggettivamente svantaggiosa e si troverebbero in maggiore difficoltà. Oltre a questo, il ddl prevede una mediazione a pagamento obbligatoria in caso di divorzio, ma come è possibile tentare la via della mediazione in casi di violenza o maltrattamento? Come fa una donna ad accompagnare il figlio ad un colloquio insieme al marito violento? Il corollario legislativo di questo disegno di legge non prende per nulla in considerazione la particolarità e la specificità di alcune situazioni difficili, delegandole a una risoluzione nel privato. E’ un passo indietro nella strada dei diritti.”

Luisa Betti Dakli (giornalista esperta di diritti umani, autrice del network DonnexDiritti): “Lo stato dell’arte del DDL Pillon ha visto molte contestazioni da più parti ed anche delle spaccature tra le forze politiche, soprattutto nel Movimento 5 Stelle che pure lo ha firmato nel contratto di governo. Ma allo stato attuale non è stato ancora ritirato, ed anzi è in lavorazione in testo unico che cerca di mediare con altri disegni di legge sullo stesso impianto: basti pensare all’atto 45 presentato da Paola Binetti che cancella il reato di maltrattamento in famiglia: o la violenza avviene tutti i giorni, o non è reato. Con il Pillon divorziare sarà difficilissimo e costoso. L’assegno di mantenimento verrà tolto, quindi il bambino si troverà a vivere 15 giorni con un genitore e 15 con l’altro. In assenza di un sistema di welfare all’altezza di altri paesi europei, sarà di fatto la donna a provvedere all’accudimento dei figli, limitandone le possibilità lavorative e di crescita che già partono da un livello inferiore rispetto all’uomo. All’interno  inoltre ci sono articoli inquietanti, l’11 ed il 12, che vanno a mettere sullo stesso livello abuso e violenza come fossero normali dinamiche della vita domestica. Questo  ddl prende spunto da una strampalata teoria rifiutata dal mondo scientifico dello psichiatra statunitense Richard Gardner, che negli anni ’80 per primo parlò di “alienazione parentale”: il rifiuto di un genitore da parte del bambino diventa criterio diagnostico per dimostrare che c’è stata un’influenza dell’altro genitore (detto “alienante”). Per questa perversa teoria l’unica “cura” è affidare il bambino ad uno struttura che lo “resetti” in modo da obbligarlo a stare col genitore che ha rifiutato. In Francia questa teoria è stata addirittura vietata perché inverte vittima e colpevole, in Italia invece è stata sostenuta una vera e propria lobby fatta dai mondi dell’avvocatura, della psicologia e da associazioni di padri separati (tra cui Adiantum) molto vicine a Pillon affinchè entrasse nella legge. Il fulcro di questa riforma è la cancellazione della violenza domestica e dell’abuso, il volerle metterle sotto silenzio: il ruolo dei giudici diventa marginale e, come confermano alcune sentenze, le condanne penali diventano irrilevanti nell’applicazione dell’affido. Si torna ad una concezione da pater familias di oltre 50 anni fa. Quando parliamo di sovranismo non parliamo di qualcosa di astratto, ma parliamo di questo: attaccare i diritti, soprattutto delle donne, anche di quelle poche che riescono a ribellarsi considerando che in Italia abbiamo un sommerso del 93%.”

A chiudere gli interventi è stata Mariella Antognozzi, psicologa, psicoterapeuta e CTU del Tribunale di Fermo, che ha offerto una panoramica completa sulle dinamiche che si sviluppano nei casi di separazione e sulle rispettive fasi che la compongono, e sull’impatto sociologico che esse hanno. “Dobbiamo preoccuparci perché questo tipo di legge promuove i competitor e non la cooperazione e non tiene conto delle tempistiche che ci sono nelle dinamiche familiari soprattutto in caso di separazione. Il fine dovrebbe essere sempre la tutela del minore, invece stiamo preparando un futuro incentrato sulla cultura dell’odio”. Tra i presenti in sala il consigliere regionale Francesco Giacinti, il segretario del PD provinciale Fabiano Alessandrini, gli amministratori locali ed anche alcuni professionisti/avvocati. Una serata quella di ieri molto partecipata e fortemente voluta dalla segreteria cittadina Patrizia Canzonetta per tenere acceso un riflettore su un decreto che ci riporta all’età della pietra.

 

 


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