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Casa del Popolo:
“Il vero nemico è il qualunquismo,
l’insegnamento di Emmanuel”

FERMO - "Il sacrificio di Emmanuel e quello delle migliaia di morti in mare di questi anni, meritano una riflessione più profonda che vada oltre la banalità del sentito dire"
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“Sono passati già tre anni, ma sembra ieri quando le cronache parlavano di un ‘fatto di sangue’ accaduto qui da noi, nella tranquilla e pasciuta provincia fermana. Sono passati solo tre anni, ma molte cose sono cambiate intorno a noi e forse, purtroppo,anche dentro di noi”. Inizia così la riflessione della Casa del Popolo di Fermo.

“Da inconsapevoli provinciali siamo diventati esperti di diritto internazionale e comunitario, ma anche criminologi e, soprattutto, opinionisti. Per qualcuno si è trattato di un vero e proprio salto quantico, di un’evoluzione dall’homo sapiens sapiens all’homo mediaticus, quello che non ha più dubbi perché lo dicono i social e la tv.

La mutazione mediatica ha prodotto un sentire comune che si nutre di superficialità e volgarità, che rinuncia ad approfondire i temi perché ‘così fan tutti’ e quei tutti sono ora la maggioranza in un Paese che credeva di avere le sue radici nella democrazia e nell’antifascismo e che si è riscoperto invece decisionista e nostalgico del bel tempo che fu.

Il sacrificio di Emmanuel e quello delle migliaia di morti in mare di questi anni, meritano una riflessione più profonda che vada oltre la banalità del sentito dire.

Ci siamo dimenticati che coloro che chiamiamo immigrati sono prima di tutto persone come noi, nate in un luogo che non hanno scelto, ma con evidenti disparità di opportunità e diritti. Abbiamo ormai assolto il neocolonialismo e il capitalismo dalle conseguenze nefaste provocate: l’impoverimento delle terre dei Paesi di provenienza dei migranti di oggi, la negazione dei diritti fondamentali della popolazione indigena e la chiusura delle frontiere per un’autorizzazione allo sfruttamento totale e senza diritto di replica. Passa in sordina il fatto che in Italia non esistano canali legali perseguibili da chi proviene da alcuni Paesi ben individuati, soprattutto quelli in cui le multinazionali fanno affari. Esiste però il regolamento Dublino che blocca i migranti nel Paese di arrivo e proprio la Lega, che tanto si vanta delle sue politiche anti-migratorie, non si presenta in Europa alle negoziazioni per un cambiamento della normativa, forse impaurita dai suoi amici di Visegrad.

Ci siamo lasciati convincere che i problemi dell’Italia siano iniziati con gli sbarchi del 2011, mentre se facciamo uno sforzo di memoria e di ricerca troveremo che sono conseguenza di una crisi economica figlia della finanziarizzazione dell’economia che continua senza opposizione. Che cosa dobbiamo contrastare? Per cosa dobbiamo lottare? Il vero problema è il povero che chiede aiuto, la persona che chiede il nostro stesso diritto ad una vita dignitosa? O ci stanno sfuggendo le vere cause dell’impoverimento globale che il popolo subisce inerme? Un impoverimento economico ma anche culturale, perché è così che si controllano le masse.

Ci sono i decreti che diventano leggi in fretta, il senso di insicurezza amplificato dai media impone decisioni urgenti. Non si può parlare di accoglienza perché la sola parola è diventata sinonimo di buonismo, senza ragionare sui vantaggi che una sua riorganizzazione porterebbe a livello sociale ed economico. E invece il Governo ha scelto di diminuire o eliminare i servizi, così da gettare le basi per un inasprimento della lotta tra poveri, da una parte i migranti trattati come carne da macello e dall’altra le classi popolari per cui nulla viene fatto, ad iniziare da lavoro e servizi sociali.

Non c’è tempo per discutere, non c’è tempo per capire, non c’è più la voglia di capire bene, perché ‘siamo invasi dal nemico. Ci stanno portando via tutto, ed è colpa loro’. La realtà è che ci hanno portato via tutto già da molto tempo e lo hanno fatto per primi gli italiani, con il Jobs Act, con l’articolo 18, con il pareggio di bilancio, con la riforma Fornero.

Il popolo italiano, in nome del cambiamento, ha imboccato una strada più pericolosa delle altre e lo ha fatto nel modo più vile, sulla pelle delle persone più fragili del nostro pianeta. A suon di propaganda è stato individuato il nemico: lo straniero, quello povero e meno istruito, quello meno protetto e più vulnerabile quello che non sa, ancora, difendersi e subisce spesso senza esserne consapevole.

Se c’è un muro da erigere in fretta è quello contro l’ignoranza, intesa non come assenza di titoli, diplomi e/o lauree, ma assenza di elementi di conoscenza, di strumenti per comprendere gli effetti attuali della globalizzazione e quelli postumi del colonialismo.

Emmanuel e tutti gli altri che sono transitati nel nostro Paese in questi anni ci hanno restituito un’immagine di noi che neanche immaginavamo di avere, un lato oscuro fatto di debolezza e arroganza, paura e supponenza, vigliaccheria e prepotenza, che fa impallidire la storia e la cultura di un popolo che ha fatto della democrazia e della solidarietà la sua bandiera.

Ora ci chiediamo se è utile ricordare Emmanuel, se lo facciamo perché è politicamente corretto commemorare. No, lo facciamo per ringraziarlo, per far tesoro del suo sacrificio, simbolo di questi anni duri e pieni di contraddizioni. Lo ringraziamo per averci aperto gli occhi mostrandoci una realtà che ignoravamo e che covava invece da tempo nella nostra opulenta e decadente società. Il vero nemico si è palesato e si chiama qualunquismo. Di esso si è nutrito il bullismo politico, altro che fascismo. Restare umani e restare uniti non è facile, ma lasciarsi cullare dall’indifferenza è l’errore più grave che si possa compiere oggi”.


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