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“Marche, sempre meno figli: nel 2018
minimo storico” Allarme
denatalità lanciato dalla Cgil

NEONATI - Il sindacato: "Anche nelle Marche nascono sempre meno bambini e la denatalità cresce a ritmi preoccupanti. E’ quanto emerge dai dati forniti dall’Istat ed elaborati dalla Cgil Marche". Nel 2018, i decessi nelle Marche sono 17.175, ovvero quasi il doppio delle nascite
venerdì 12 Luglio 2019 - Ore 15:55
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“Nel 2018 nelle Marche sono nati 10.171 bambini: record minimo storico. Rispetto all’anno precedente sono nati 498 bambini in meno (-4,7%) mentre, nell’ultimo quinquennio, sono diminuiti di 2.462 unità (-19,5%). Il calo delle nascite rappresenta un fenomeno nazionale, che peraltro ha assunto un carattere strutturale, ma il trend di denatalità registrato nelle Marche nel quinquennio è decisamente più alto sia di quello nazionale (-14,5%) che di quello delle altre regioni del Centro (-18,4%)”. E’ l’allarme lanciato dalla Cgil Marche. 

“Diminuiscono i figli nati da genitori italiani (-5,1% rispetto al 2017 e -18,0% rispetto al 2013) ma, ormai da diversi anni – l’analisi dei dati effettuata dalla sigla sindacale – diminuiscono soprattutto i nati da almeno un genitore straniero (-2,4% e -26,7%); questi ultimi costituiscono il 15,8% dei bambini nati nelle Marche mentre la percentuale di cittadini stranieri residenti nelle Marche è del 9,0% (sostanzialmente stabile negli ultimi 10 anni).

Prosegue anche la tendenza alla diminuzione della fecondità: nel 2017 il numero medio di figli per donna nelle Marche scende a 1,25. Valori particolarmente preoccupanti se si considera che una popolazione, senza movimenti migratori, per rimanere costante nel tempo dovrebbe avere mediamente 2,2 figli per coppia.

Contestualmente, nel 2018, i decessi nelle Marche sono 17.175, ovvero quasi il doppio delle nascite, in diminuzione rispetto all’anno precedente (-6,9%) ma in crescita nel quinquennio (+1,8%).

A questi dati vanno aggiunti quelli di coloro che lasciano le Marche per l’estero: 4.994 persone nel 2018, in aumento rispetto all’anno precedente (+6,4%), che costituiscono un numero rilevante anche considerando che si tratta solo della punta dell’iceberg di tutti coloro che emigrano all’estero: l’Istat, infatti, rileva solo coloro che hanno effettuato il cambio di residenza. Negli ultimi 5 anni, coloro che hanno lasciato le Marche per l’estero sono stati complessivamente 23.026: un numero impressionante soprattutto se si considera che tra di loro ci sono tantissimi giovani, soprattutto laureati, in cerca di migliori prospettive di lavoro e di vita.

A fine 2018, la popolazione marchigiana complessiva ammonta a 1.525.271 abitanti, ovvero 6.482 in meno rispetto all’anno precedente e 27.867 in meno rispetto al 2013: quindi è come se in un anno fosse sparito un comune come Pollenza o Pergola e, in un quinquennio, una città più grande di Falconara Marittima o Porto Sant’Elpidio.

Trend che consolida un forte squilibrio demografico con la riduzione delle nuove generazioni e l’aumento della popolazione anziana.

Il calo della popolazione non è più compensato neanche dalla componente straniera: negli ultimi 5 anni, la diminuzione dei cittadini stranieri è 5 volte più elevato di coloro che hanno la cittadinanza italiana. Infatti, i cittadini stranieri sono diminuiti del 6,3%, mentre coloro che hanno la cittadinanza italiana sono l’1,3% in meno”.

“Questi dati – il punto di Daniela Barbaresi, segretaria generale della Cgil Marche – evidenziano come l’Italia cresca sempre meno sia demograficamente sia economicamente. E’ un Paese bloccato e ciò rende sempre più evidente la necessità di affrontare il tema della denatalità con misure strutturali a sostegno della maternità e paternità, a partire da un’adeguata rete di servizi per l’infanzia, che superino l’inefficace politica dei bonus. Ma soprattutto occorre garantire adeguate prospettive di lavoro e reddito; lavoro stabile con retribuzioni adeguate per consentire soprattutto ai più giovani di formare una famiglia e decidere di avere dei figli. Ma – conclude la segretaria generale Cgil Marche – a fronte del calo delle nascite e dell’invecchiamento progressivo della popolazione, sono altrettanto necessarie misure a sostegno di una popolazione sempre più anziana, a partire da interventi per la non autosufficienza”.


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