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Recuperare le funzioni perse si può:
il primario Attorresi e l’importanza
della riabilitazione
(VIDEO INTERVISTA)

SANITÀ – L'attività dell'Unità Operativa Complessa di Medicina Fisica e Riabilitazione dell'Area Vasta 4 raccontata dalla dottoressa Romana Attorresi
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di Andrea Braconi

foto e video di Simone Corazza

Dal primo gennaio Romana Attorresi dirige l’Unità Operativa Complessa di Medicina Fisica e Riabilitazione dell’Area Vasta 4, una struttura che svolge attività riabilitativa per tutte quelle patologie che necessitano del recupero di una disabilità.

“Il nostro intervento si orienta prevalentemente verso le patologie di tipo ortopedico e neurologico – spiega – ma siamo chiamati in causa anche in altre situazioni, come il trattamento o patologie di diversa natura quali ad esempio respiratorie e cardiologiche”.

Perché il paziente, tiene a rimarcare, ha la necessità di recuperare funzioni che sono state perse. E il momento finale, passata la fase della diagnosi e della cura, è quello del reinserimento dello stesso paziente all’interno della propria vita. “Tutto questo si ottiene attraverso l’intervento riabilitativo” precisa.

LA COLLABORAZIONE TRA REPARTI

L’intervento riabilitativo non è mai un intervento isolato. “Il fisiatra e tutta la sua equipe hanno la necessità di lavorare insieme ad altri specialisti di settore come l’ortopedico, il neurologo, l’otorino, l’urologo ed il ginecologo. Sono la parte importante che dà a noi il sostegno per poi impostare tutto il trattamento riabilitativo. La nostra è una presa in carico globale, a 360 gradi, è un lavoro multi professionale”.

L’EQUIPE

La Attorresi, per illustrare le modalità del lavoro della sua équipe composta da professionisti con diverse competenze e professionalità, medici specialisti in medicina fisica e riabilitazione, terapisti e logopedisti, punta molto sull’importanza del team che rende l’intervento riabilitativo mirato ed efficace. E’ un lavoro che svolgiamo in équipe: il progetto riabilitativo, di cui il fisiatra è responsabile, si compone di varie aree di intervento in cui si impegnano in modo integrato le diverse professionalità”.

LA DISLOCAZIONE NEL TERRITORIO

“Come servizio – prosegue – iniziamo dall’ospedale di Fermo, dove prendiamo in carico la disabilità emergente in fase acuta, quindi il paziente che per un evento improvviso si ricovera e al quale viene fatta una prevenzione dei danni secondaria per iniziare poi un percorso riabilitativo”.

Poi ci sono le altre sedi distribuite nel territorio, a partire da quella di Porto San Giorgio, sede ambulatoriale che accoglie una richiesta enorme di trattamenti. “Lì c’è anche la residenza sanitaria riabilitativa, in cui noi trasferiamo successivamente al ricovero molti pazienti soprattutto di tipo ortopedico, che hanno una necessità di proseguire il trattamento riabilitativo in regime di ricovero in maniera estensiva”.

A seguire le altre sedi di Amandola, Montegiorgio, Montegranaro, Petritoli, Sant’Elpidio a Mare (con le cure intermedie) e Porto Sant’Elpidio. “Questa diffusione capillare, esito di una vecchia organizzazione, va sicuramente incontro alle esigenze del cittadino, soprattutto di quello anziano con difficoltà di spostamento.Non possiamo sempre arrivare al domicilio della persona, ma con questa distribuzione andiamo sicuramente incontro alle esigenze dei pazienti”.

L’ATTIVITÀ DOMICILIARE

E a proposito dell’attività a livello domiciliare, Attorresi spiega il percorso inizia con la visita domiciliare dei fisiatri dell’Unità Operativa Complessa per poi proseguire, quando presenti obbiettivi di recupero, con trattamenti domiciliari svolti da terapisti della cooperativa. “Il domicilio è una sede importante – sottolinea -, un luogo di cura fondamentale per il paziente, che ritornando a casa recupera la propria vita e riprende con più facilità. Certo, è un trattamento che ha i suoi limiti perché ci permette di rimettere in piedi la persone, di iniziare a fare qualche passo, ma poi occorre trasferirlo sicuramente a livello ambulatoriale”.

I NUMERI

Ogni fisiatra, precisa, visita sui 3.000 pazienti ambulatoriali all’anno, un migliaio in ospedale, mentre a domicilio la cifra si attesta tra i 700 e gli 800 pazienti. “Non tutti hanno bisogno di trattamento riabilitativo, perché la riabilitazione ha una funzione preventiva. In tante situazioni indichiamo stili di vita, diamo esercizi da eseguire a casa, lavoriamo molto sul cambiamento del comportamento. Di questi forse una metà ha effettivamente bisogno, con l’ambulatorio che vede più patologie collegate con il sintomo dolore. Ma noi prima di tutto ci dobbiamo impegnare su patologie che danno una grave disabilità”.

NUOVO OSPEDALE

Capitolo finale: l’ospedale di Campiglione che verrà, insieme ad un probabile riassetto. “Potrebbe muovere una riorganizzazione che potrebbe migliorare ancora di più il nostro servizio – conclude Attorresi – che avrà sicuramente degli spazi dedicati alla riabilitazione. Come questo poi sarà inserito all’interno di questa organizzazione si dovrà vedere: sicuramente sarà un grande aiuto, porterà dei cambiamenti e nel tempo capiremo quali”.

 


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