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La Rianimazione del Murri
si apre ai familiari
“Importante cambio di mentalità”

FERMO - Presentato il progetto “Rianimazione aperta” alla presenza dei vertici della Regione, della città capoluogo, della Prefettura e della sanità marchigiana
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di Andrea Braconi

La sanità fermana rafforza il processo di apertura a settori specifici, necessario per umanizzare le cure ma, soprattutto, per amplificare una sorta di alleanza tra il malato, la famiglia e la stessa organizzazione sanitaria. Una riflessione che Licio Livini, direttore dell’Area Vasta 4, ha portato all’attenzione dei presenti all’incontro di presentazione del progetto “Rianimazione aperta” che vede in prima fila l’Unità Operativa Complessa di Anestesia e Rianimazione.

“Un progetto che fa parte di un percorso nazionale che stanno facendo altri ospedali italiani – ha precisato Livini – e insieme alle istituzioni del territorio vogliamo esserne parte. E vogliamo dire che la comunità è fatta di persone, famiglie, associazioni, volontariato e che c’è un valore come la sanità, un pezzo che non si può nascondere; una sanità che deve essere aperta alle esigenze, ai bisogni di salute della popolazione e capace di dare risposte importanti al malato. Non deve essere una sanità chiusa in sé stessa”.

Protagonista di questa “rivoluzione” è la primaria Susy Cola. “Non inauguriamo un nuovo reparto o una nuova tecnologia, ma una visione nuova. Umanizzare non significa aprire una porta, significa prendere in carico in toto da un lato il malato, dall’altro le famiglie. E tutto questo migliora il clima di lavoro e abbatte i contenziosi. Aprire, inoltre, non significa che ci siano dei pericoli, anzi, si riducono significativamente le complicanze cardio vascolari del paziente legate allo stress. Non significa neanche che non ci siano regole, c’è una disciplina che serve a salvaguardare tutti gli interessi in gioco, a partire dalla privacy”.

La sua equipe ha sviluppato un lavoro durato 6 mesi, alla presenza di una trainer esperta come la dottoressa Sara Mascarin. “È un cambiamento con un personale abituato a lavorare a porte chiuse che deve essere proceduralizzato. E aprire significa anche lavorare sulla comunicazione. L’apertura della Rianimazione ha ampliato l’offerta fino ad 8 ore e ci ha permesso di cambiare mentalità. In tutte le stanze è presente la musicoterapia ed ogni singolo dettaglio porterà ad un maggiore coinvolgimento dei familiari”.

Il presidente della Regione Luca Ceriscioli è intervenuto rimarcando come i suoi ultimi appuntamenti nel territorio fermano (prima sulla comunicazione dell’Urp, poi la presentazione della Rete Oncologica) siano tutti stati all’insegna di una grande qualità. “In questo terzo progetto c’è uno sguardo attento e a 360 gradi nel rapporto con le persone. Dove è possibile far entrare le persone, attraverso delle semplici regole da rispettare e prendendo le giuste precauzioni, si può fare. C’è anche un effetto positivo su chi lavora, diminuendo il burn out”.

Da parte di Ceriscioli anche le congratulazioni a tutta l’Area Vasta 4 per essere diventata un esempio regionale in diversi ambiti. “In ogni sede farò presente che qui c’è un modello sul quale informarsi. E quello di copiare le buone pratiche rimane un fatto importante”.

L’occasione ha permesso al presidente di fare un rapido punto sul lavoro della sua Giunta. “In questi anni abbiamo garantito i dati del personale sanitario, con oltre 1.000 persone in più; abbiamo garantito la base di crescita sulla gestione e tanti investimenti. Ma poi serve l’impegno di chi ci lavora per dare servizi di qualità, e non c’è niente di più bello di ciò che stiamo raccontando oggi”.

“Prima bisogna preparare il progetto per modificare dei comportamenti – ha precisato ancora la Cola – e noi dobbiamo fare squadra non solo come operatori ma anche con i familiari. La trainer ci ha insegnato a comunicare, a capire chi eravamo e come percepivamo il nostro ruolo. Siamo riusciti a capire che l’alleanza con il paziente lo fa diventare qualcosa di familiare. C’è un concetto di storytelling in medicina, la medicina narrativa che diventa importante anche per le scelte terapeutiche future. Perché dobbiamo cercare di capire attraverso il rapporto con il familiare ed il paziente qual è la sua visione della vita, scoprire un lato umano che si tende a perdere”.

A sottolineare il coraggio della scelta di aprire il reparto è stata anche il prefetto Vincenza Filippi. “Non si può non sottolineare come questo settore rappresenti un po’ l’ultima frontiera tra vita e morte e come sia estremamente delicato. Il fatto di aprirsi è una grande assunzione di responsabilità”.

“Questa è una scelta comunitaria e la presenza della dottoressa Cola dà un valore umano aggiuntivo a questo reparto” ha ribadito il sindaco Paolo Calcinaro, ricordando la serie di incontri sulla sanità nel territorio cittadino, già in atto da diversi anni. “Siamo alle porte di un momento decisivo che è quello dei piano sanitario – ha aggiunto – e sono soddisfatto dalla disponibilità data dal presidente. Come presidente della Conferenza dei Sindaci sono sempre pronto a dare un contributo per eventuali migliorie”.

Toccante la testimonianza di Rosalba Ortenzi, ex consigliere regionale, che ha raccontato la sua visita ad un giovane familiare al momento presente in reparto. “Abbiamo potuto toccare con mano quanto valga quello che la dottoressa Cola ha detto. Nel trovarsi davanti ad una situazione che non si conosce, la vicinanza, la possibilità di starci più volte e di fare una carezza è veramente importante”.

“Abbiamo lavorato con i familiari attraverso dei questionari e intervistati alcuni pazienti dopo mesi dal ricovero – ha ricordato la dottoressa Cola -. Lavoriamo anche con il gruppo nazionale intensiva.it che monitora il post rianimazione, sia per i pazienti e che per i familiari. Per quanto riguarda la parte informativa, c’è un primo livello all’ingresso con cartelloni che spiegano alcune cose. Abbiamo un monitor donato da Mediolanum che in loop continuo proietta video ed informazioni. Inoltre, all’atto del primo colloquio diamo una brochure con raccomandazioni, dentro c’è anche un questionario non solo di gradimento della struttura ma anche una serie di domande sulla situazione psicologica del familiare per capire come si modificherà l’atteggiamento e lo stato emotivo prima e dopo l’apertura”.

All’incontro hanno preso parte anche l’assessore regionale Cesetti, il consigliere regionale Giacinti, il primario Giostra e numerosi rappresentanti della sanità locale e regionale.


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