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Crisi della calzatura, De Grazia (Cgil)
lancia la ‘shoe valley’
tra sistema e polo della moda

SINDACATO - Il segretario della sigla sindacale: "Sul sisma serve accelerare per dare seguito alle tante promesse, per far sì che quello che sarà il più grande cantiere d’Europa possa favorire lo sviluppo del nostro territorio"
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Alessandro De Grazia (dx) qui con Maurizio Landini

“A pochi giorni dalle tante agognate ferie, dal giusto riposo dopo tanti mesi di fatica, quando le fabbriche chiuderanno ed i tanti lavoratori potranno godersi qualche settimana di relax, provo a fare il punto su cosa è accaduto nella nostra provincia negli ultimi mesi, sulle vecchie e nuove sfide all’orizzonte per l’economia fermana.
Il 2018 è stato l’ottavo anno di dura crisi per il nostro territorio, in particolare per il settore produttivo prevalente e del suo indotto, mentre per altri settori, quello delle costruzioni in primis, la crisi era iniziata nel 2008, per le calzature la vera emergenza è esplosa nel 2010″.

E’ il commento di Alessandro De Grazia, segretario generale della Camera del Lavoro Cgil Fermo: “Otto lunghi anni che hanno visto chiudere tante attività di diversi settori, circa 200 cessate solo nei primi 5 mesi del 2019, migliaia di posti li lavoro persi, picchi di utilizzo degli ammortizzatori sociali, basti pensare che dall’inizio dell’anno la cassa integrazione ordinaria ha fatto un balzo del + 50 %.
Siamo ancora in piena emergenza e per questo prosegue incessante il lavoro dal tavolo per la competitività e lo sviluppo del Fermano, dove le parti sociali, con il coordinamento della presidente della Provincia Moira Canigola, stanno seguendo passo passo l’iter dall’area di crisi industriale complessa decretata a dicembre 2018, che ci porterà verso l’accordo di programma. Nel frattempo, con l’avvio della Call, che scadrà il 30 settembre 2019, le imprese potranno manifestare il proprio interesse per un progetto di riconversione o riqualificazione industriale.
C’è poi il tema di vitale importanza degli ammortizzatori sociali, sul quale abbiamo spinto con forza nelle varie occasioni di confronto con il Mise e, sul quale, ci aspettiamo risposte a settembre avendo ricevuto positivi segnali in tal senso dal Ministero.

Molte le aspettative per gli effetti che potrà produrre l’area di crisi complessa, almeno questa la nostra percezione, ma a mio avviso, pur costituendo di sicuro una grande opportunità per lo sviluppo ed il rilancio dell’economia del territorio, non solo per i progetti che le aziende attiveranno, anche per le opere infrastrutturali che partiranno, opere già individuate nell’istanza avanzata dalla Regione, serve altro per uscire in maniera strutturale dalla crisi del nostro territorio, una crisi di sistema che ha bisogno di una vera e propria rivoluzione culturale.

In Italia si produce l’1% di tutte le calzature prodotte nel mondo, allora la domanda che sorge spontanea è: visto che nel nostro distretto produciamo le migliori al mondo, perché non riusciamo più a collocarle nel mercato? Perché continuiamo a perdere in termini di export mentre altri distretti che producono calzature in Italia crescono?
Occorre mettere da parte gli individualismi e fare sistema, su questo il buon esempio può essere colto dal lavoro di sinergia fatto al ‘Tavolo’, dove, per la prima volta nella nostra provincia, le parti datoriali e sindacali hanno anteposto l’interesse generale dello sviluppo e della competitività del territorio agli interessi delle reciproche parti.
Fare sistema significa superare i limiti che il nostro tessuto produttivo ha, quello dimensionale, quindi aggregazioni d’impresa per ottimizzare il processo produttivo ed essere competitivi nelle sempre più complicato ‘mercato globale’, quello tecnologico, sul quale scontiamo forti ritardi rispetto alla velocità con il quale va avanti il resto del modo, quindi investimenti su questo fronte, non solo sull’ammodernamento dei macchinari, ma in primis sulle strategie di ricerca, di mercato, di marketing investendo sulla formazione continua dei lavoratori che, per le aziende, devono rappresentare la principale risorsa. Su quest’ultimo tema, sarebbe auspicabile che anche nel nostro territorio si predisponesse un progetto per la realizzazione di un polo tecnologico della moda, al servizio delle imprese, ma anche quale luogo dove fare emergere il potenziale dei nostri giovani studenti, in un rapporto stretto con le università marchigiane, gli istituti tecnici, che possano mettere in relazione, scuola, lavoro e alta formazione per contrastare la tanto discussa ‘fuga di cervelli’.

Occorre poi fare sinergia anche in ottica di filiera produttiva, accordi territoriali che vadano in tal senso, con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio di eccellenze produttive fermane, che individui un brand che possa diventare patrimonio di tante imprese e che rappresenti l’identità, non solo di un prodotto specifico, ma di un territorio capace di offrire eccellenze, produttive, enogastronomiche, turistiche. Ecco quindi l’idea, di cui si parla da qualche tempo, della ‘shoes valley’, che può rappresentare un’altra importante occasione di sviluppo ma se si realizzerà con le caratteristiche sopra descritte. Proviamo quindi a progettare un Fermano 4.0, che abbia tutte le caratteristiche di un territorio innovativo, dove si fa formazione, ricerca ed innovazione, dove ci sono infrastrutture e servizi di qualità per imprese e lavoratori, che si presti quindi ad attrarre investimenti.
Quando parlo di rivoluzione culturale mi riferisco anche al fatto che urge una diversa visione delle relazioni sindacali ed industriali. Il sindacato, come purtroppo accade ancora in molte imprese fermane, non può essere considerato il nemico o utile solo quando serve una firma per la cassa integrazione. Chi rappresenta i lavoratori in questo territorio merita rispetto, perché meritano rispetto le migliaia di lavoratrici e lavoratori che tutti i giorni, con le loro laboriose mani, contribuiscono a realizzare manufatti d’eccellenza a livello mondiale. Occorre quindi che le imprese, non tutte per fortuna, abbiano il coraggio di accettare la sfida del cambiamento con un approccio diverso al confronto. La maggior parte della nostre imprese negli anni ha preferito alla contrattazione collettiva con il sindacato, quella individuale, e non mi riferisco solo a quelle medio piccole, dove anzi spesso troviamo condizioni di apertura alle relazioni migliori che nelle aziende grandi.
Vorremmo finalmente poterci confrontare con Tod’s, Nero Giardini, Teseo, Brosway, per citare solo alcune delle più importanti e prestigiose realtà economiche e produttive locali, per realizzare insieme a loro dei progetti che individuino degli obiettivi strategici condivisi che, da una parte contribuiscano al miglioramento delle performance aziendali, dall’altra introducano un sistema premiale per i lavoratori al raggiungimento dei suddetti obiettivi o che migliorino il rapporto tra tempi di vita e lavoro, magari introducendo una diversa distribuzione dell’orario di lavoro.
Ecco quando si parla di contrattazione di secondo livello, cosa intende il sindacato, rendere partecipi delle scelte e degli obiettivi aziendali i lavoratori e chi li rappresenta. Sono certo che queste mie ‘provocazioni’, saranno lette positivamente e come sprone in ottica di ‘sistema’.
Per ultimo, ma non per importanza, c’è il tema della ricostruzione post-sisma, altra grande occasione di sviluppo per la nostra provincia. Siamo a poche settimane dal terzo anniversario delle prime scosse che hanno devastato il centro Italia, le nostre terre. Torna vivo il ricordo delle vittime, di quei lunghi interminabili mesi di scosse che hanno segnato le nostre vite, ma tutto appare fermo. Case lesionate, macerie, il dramma delle famiglie ancora fuori dalle loro case, lontane della proprie terre, cosa devono ancora aspettare perché si muova qualcosa? Quando partirà la ricostruzione? Queste le domande che tante famiglie si fanno tutti i giorni e che non trovano risposte.
Serve accelerare per dare seguito alle tante promesse, per far sì che quello che sarà il più grande cantiere d’Europa possa favorire lo sviluppo del nostro territorio, per far sì che le aree montane tornino a vivere e non rischino di essere definitivamente abbandonate, per realizzare un vero grande progetto di messa in sicurezza non solo delle case lesionate ma dell’intero territorio a partire dagli edifici pubblici.
Ci attende un settembre difficile, come quelli che hanno caratterizzato gli ultimi anni, con molte situazioni di crisi aperte, ma qualcosa sta cambiando, qualcosa di nuovo si percepisce, almeno nelle intenzioni.  Queste novità dobbiamo saperle cogliere, dobbiamo mettere insieme le energie, le tante eccellenze che queste terre sanno esprimere e guardare con fiducia ed ottimismo al futuro. Non possiamo rassegnarci al lento inesorabile declino dell’economia fermana, dobbiamo convintamente essere protagonisti del cambiamento”.


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