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“Un master in traduzione audiovisiva con la Rai”: così cresce l’Istituto Universitario per Mediatori Linguistici San Domenico

FERMO - Intervista al professor Carlo Nofri, direttore dell'Istituto Universitario Scuola Superiore per Mediatori Linguistici "San Domenico" sede di Fermo, per tracciare un bilancio dell'anno accademico appena concluso
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Carlo Nofri in un recente convegno

 

Abbiamo incontrato il professor Carlo Nofri, direttore dell’Istituto Universitario Scuola Superiore per Mediatori Linguistici “San Domenico” sede di Fermo, per tracciare un bilancio dell’anno accademico appena concluso. A due anni dalla sua nascita, la sede di Fermo rappresenta un punto di riferimento formativo quanto mai integrato con le realtà territoriali e proiettato ad un futuro occupazionale solido. Nofri è anche presidente di OSSMED Osservatorio Nazionale sulla Mediazione Linguistica e Culturale e Coordinatore del Comitato Scientifico di Fermo Learning City dell’Unesco. Un’intervista nella quale vengono affrontate le caratteristiche della laurea per mediatori linguistici e che rappresenta una panoramica sulle occasioni per un incremento dei flussi turistici nel Fermano e sullo stato di salute del progetto che vede Fermo Learning City dell’Unesco.

D: Direttore che bilancio fa dell’anno accademico appena concluso?
R: A distanza di due anni dall’apertura di questa sede a Fermo, il bilancio è decisamente positivo. Non solo sta crescendo il numero degli studenti italiani iscritti al corso di laurea in mediazione linguistica ma cominciamo ad ospitare anche studenti provenienti dall’estero. A questi si aggiunge un folto gruppo di studenti cinesi che frequenta il nostro “foundation course” di lingua e cultura italiana propedeutico all’immatricolazione in istituzioni accademiche come conservatori e accademie di belle arti.

D: Collaborate anche con il Conservatorio di Fermo?
R: Per noi la collaborazione con il Conservatorio Pergolesi è strategica ed abbiamo stipulato da tempo una convenzione proprio per la formazione linguistica degli studenti cinesi. Inoltre il Conservatorio ci fornisce preziose risorse docenti per curare anche l’educazione musicale degli studenti in vista dell’esame d’ammissione.

D: Tornando al corso di Laurea per Mediatori Linguistici, da quali scuole e territori provengono i vostri studenti?
D. I nostri studenti provengono da tutte le Marche, ma anche dall’estero come le ho accennato e abbiamo quindi diversi fuori sede. Naturalmente accettiamo studenti in possesso di qualsiasi diploma di istruzione secondaria ma le confesso che i nostri candidati ideali sono quelli provenienti dai licei linguistici e dagli istituti turistici per il quali rappresentiamo probabilmente la scelta più naturale. Non a caso attualmente attualmente siamo impegnati in un progetto di alternanza scuola-lavoro con il Liceo Linguistico Calzecchi Onesti ed abbiamo avviato iniziative di apprendimento linguistico incrociato italiano/cinese con l’Istituto Carducci-Galilei.

D: Per aiutare i nostri lettori a farsi un’idea più precisa della San Domenico, mi può dire cosa si studia in pratica?
R: Innanzitutto le lingue, due sono obbligatorie e una terza è facoltativa ma fortemente raccomandata. Uno studio che non si limita al perfezionamento della grammatica e del lessico ma si concentra sulle tecniche di traduzione bidirezionale e, successivamente, sull’interpretariato sia consecutivo che simultaneo. Tuttavia oggi nell’era digitale queste sofisticate conoscenze linguistiche non bastano. La figura professionale del mediatore linguistico e culturale deve integrare anche altre competenze. Proprio a questo tema, se ricorda, abbiamo dedicato un convegno nazionale nel Marzo del 2018 a cui hanno partecipato colleghi e professionisti in rappresentanza delle maggiori università italiane e delle associazioni di categoria. Ecco perché da noi si studiano anche informatica applicata, dizione e doppiaggio, public speaking, sottotitolazione, diritto internazionale e delle istituzioni europee, comunicazione e marketing di impresa, geografia turistica, Lingua dei Segni Italiana…

D: Quali sono i maggiori sbocchi occupazionali per i vostri laureati?
R: Innanzitutto il mondo delle aziende e delle istituzioni internazionali ma anche delle imprese turistiche. Devo dire che se altri atenei italiani misurano in anni il tempo per la ricerca di un’occupazione soddisfacente dopo la laurea, noi fortunatamente lo misuriamo in mesi. Anzi a volte dobbiamo frenare qualche studente che comincia a lavorare precocemente prima ancora di laurearsi, non vogliamo che distolga l’attenzione dallo studio…

D: Ha parlato di turismo. E’ un tema di cui si discute molto ultimamente nel nostro territorio. Lei cosa ne pensa?
R: Penso innanzitutto che sia assolutamente opportuno discuterne. Secondo i dati forniti dalla Regione, la provincia di Fermo è l’ultima in tutte le classifiche: per numero complessivo di turisti, per numero di presenze straniere, per tasso d’occupazione dei posti letto. La situazione mi sembra molto preoccupante. Come dico ogni tanto scherzando…la San Domenico non vuole addestrare astronauti per viaggi nello spazio che non si faranno mai. Intendo dire che sfornare laureati fortemente qualificati su un territorio che ha un sistema turistico così debole significa condannarli in partenza all’emigrazione.

D: La San Domenico lo scorso 3 Giugno ha ospitato un convegno sull’incoming turistico nel fermano a cui ha partecipato anche Carmine Bassetti, il nuovo amministratore delegato di Aerdorica. Cosa è scaturito di concreto da quell’incontro?
R: Quel convegno non l’abbiamo semplicemente ospitato. Come Direttore della San Domenico ho accettato recentemente di assumere la Vice-presidenza del Distretto Turistico del Fermano, soggetto organizzatore dell’incontro, per contribuire con un progetto strategico al rilancio turistico del territorio. Questo progetto è già stato portato all’attenzione dei sindaci dei comuni rivieraschi, della Regione, della Camera di Commercio e della associazioni di categoria e dell’Aeroporto di Ancona. Un progetto che si basa su un approccio bottom-up che parte dal basso, cioè dagli operatori del settore, per coinvolgere anche le istituzioni.

D: Ma di promozione turistica del territorio non si occupa già Marca Fermana? Il Distretto non rischia di essere un doppione?
R.Guardi, questa obiezione ci è stata già mossa. Marca Fermana è un’associazione composta prevalentemente da Comuni, cioè dal settore pubblico, e si occupa soprattutto di accoglienza turistica. E da questo punto di vista mi sembra stia operando bene attraverso progetti come Marche in Bus e Smart Marca. Noi ci occupiamo invece di incoming, cioè di come far arrivare nuovi turisti sul territorio. Questa è la madre di tutte le questioni e nessuno purtroppo negli ultimi anni se ne è mai occupato ad eccezione di singoli operatori che hanno investito di tasca propria ed hanno stipulato accordi con i tour operator. Il Distretto, associazione degli operatori e quindi i del settore privato, si pone come obiettivo prioritario proprio il rafforzamento dell’incoming attraverso la progettazione e la commercializzazione di pacchetti turistici integrati da collocare sul mercato nazionale e internazionale on line e off line. Altrimenti dagli ultimi posti nelle classifiche il fermano non risalirà mai. Pertanto le azioni di Marca Fermana e del Distretto Turistico non si sovrappongono ma sono anzi complementari, tanto che sarebbe auspicabile una collaborazione e una sinergia tra i due soggetti. Ma le dirò di più, secondo me bisognerebbe pensare ad alleanze anche più larghe e trasversali, come quella tra imprenditori della manifattura e del turismo secondo la proposta avanzata da Melchiorri di Confindustria e che condivido pienamente.

D: Più di qualche esponente politico ha parlato negli ultimi mesi della necessità di creare sul territorio una cabina di regia per le politiche turistiche. Condivide questa idea?
R: Se vogliamo rimanere dentro questa metafora cinematografica, le dirò che prima di girare un film e pensare al regista forse si dovrebbe scegliere il soggetto, comprare la pellicola, fare il casting. Fuor di metafora, una cabina di regia risponde ad un’esigenza politica di governance e potrà certamente essere utile dopo che si sarà fatta la necessaria chiarezza su questioni che al momento generano molta confusione. C’è confusione tra il concetto di escursionista e di turista, c’è confusione tra accoglienza e incoming, a volte c’è confusione di ruoli tra settore pubblico e privato, i comuni non sono aziende turistiche e le aziende turistiche, anche in forma associata e consorziata, non sono organismi di governance politica. La confusione non aiuta mai la collaborazione e può mettere in difficoltà anche gli utenti. Io ad esempio ho molto apprezzato la recente iniziativa dell’Assessore alla Cultura e al Turismo di Fermo, Francesco Trasatti, che molto intelligentemente ha creato un numero telefonico unico per fornire assistenza ai turisti, prima c’era una lunga lista di numeri diversi e questo più che orientarli i turisti li disorientava.

D: Lei è anche il referente scientifico per il Comune di Fermo Learning City dell’Unesco. A che punto è il progetto?
R: Il progetto gode di buona salute ed è in crescita anche se dovremo affrontare presto lo spinoso problema del fund raising. E’ stato un anno molto intenso e fitto di appuntamenti: a Settembre del 2018 abbiamo organizzato una conferenza nazionale sull’inclusione sociale e scolastica di studenti e persone sorde intitolato “Oltre il muro del suono”, evento attenzionato dalla RAI e dal Governo del Premier Conte che probabilmente sosterrà i progetti presentati in quella sede. A Novembre abbiamo organizzato al Teatro dell’Aquila la prima “Giornata dell’Università Fermana” dove si è celebrata l’antica università di Fermo ma si è parlato anche della città universitaria di oggi e di domani coinvolgendo una pluralità di attori. E’ stata la prima tappa di un processo che, sebbene si debbano superare ancora alcune resistenze culturali, tenta di proporre Fermo come città universitaria di impianto policentrico valorizzando tutte e quattro le istituzioni accademiche presenti, coinvolgendo le scuole secondarie e consolidando la sua attuale posizione di quinta città universitaria delle Marche. Del resto questo è l’imperativo metodologico che l’Unesco prescrive a tutte le città educative che hanno ricevuto tale riconoscimento: mettere in rete tutte le esperienze, nessuna esclusa, e coinvolgere l’intera comunità nel perseguimento di un politica per lo sviluppo sostenibile basato sull’apprendimento lungo tutto l’arco della vita. E proprio per questo abbiamo costituito all’inizio di Febbraio il Comitato Scientifico della Learning City che annovera una ventina di esperti in rappresentanza di realtà educative, enti di ricerca e associazioni culturali. Un organismo prezioso per diffondere nella comunità il concept di Learning City e che l’amministrazione comunale, per iniziativa dell’Assessore Trasatti, ha voluto recentemente riconoscere con un atto formale. Alla fine dello stesso mese abbiamo inoltre organizzato un incontro-dibattitto sull’Agenda dell’Onu 2030 per lo sviluppo sostenibile in collaborazione del Ministero della Pubblica Istruzione a cui hanno partecipato le scuole del territorio.
Tutte queste attività ci hanno permesso a Marzo di compilare in modo soddisfacente il Report obbligatorio richiesto dall’Unesco. A Giugno infine abbiamo contribuito ad accogliere i delegati del meeting mondiale delle città creative Unesco che, organizzato da Fabriano, ha fatto tappa anche a Fermo.

D: Quali sono i programmi futuri della Learning City?
R: Molteplici ma aspettiamo la prossima riunione del Comitato Scientifico di Settembre per verificare la sostenibilità economica e redigere un piano.

D: E come istituto universitario?
R: La novità maggiore sarà certamente il Master post laurea in Traduzione Audiovisiva che abbiamo varato in collaborazione con la RAI e che illustreremo a Settembre in una conferenza stampa.

D: Fin qui i progetti e le novità, ma ognuno di noi ha anche sogni segreti nel cassetto. Lei ne ha uno?
R: Sì. Per il momento è ancora un sogno ma a volte proprio dai sogni apparentemente irrealizzabili derivano i progetti migliori. Il mio è quello di veder nascere a Fermo la prima Università per Stranieri delle Marche. Ci confrontiamo spesso con altre Regioni come la Toscana e l’Umbria dove l’Università per Stranieri di Siena e di Perugia sono state e sono formidabili fattori di notorietà internazionale e attrattori che richiamano studenti da tutto il mondo. Io immagino un’università per stranieri con un focus specifico sul Made in Italy declinato in tutte le sue forme: beni culturali, arti performative, enogastronomia, manifattura e artigianato. Su questo tema Fermo, città che insieme a Torino rappresenta l’Italia nella rete Unesco delle Learning City, potrebbe fare scuola a tutti. E forse anche coinvolgere altre città delle Marche.

 

Per info e contatti

Istituto Universitario Scuola Superiore per Mediatori Linguistici “San Domenico”
Tel. 0734.217277
[email protected]
www.ssmlfermo.it


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