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Divieti e veleni: “Via Verdi ormai
è solo un parcheggio e una latrina”,
alcuni commercianti valutano la ‘fuga’

PORTO SAN GIORGIO - Nel mirino di alcuni dei commercianti di via Verdi le chiusure nel pomeriggio della strada dove hanno le loro attività. Tante le perplessità: dai parcheggi pagati dagli automobilisti alla sicurezza
lunedì 12 Agosto 2019 - Ore 12:12
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Ormai via Verdi, una delle strade più importanti della città, la via che conduce al cuore di Porto San Giorgio, è ridotta ad essere una latrina e un parcheggio. Qualcuno ha sbandierato ai quattro venti che sarebbe diventata un’arteria fondamentale per il commercio, e invece ecco come siamo ridotti“.

E’ lo sfogo di alcuni commercianti che hanno le loro attività proprio lungo via Verdi. Il pomo della discordia? Sì, certo, l’inciviltà di quanti hanno scambiato la via, nelle ore notturne, per un bagno pubblico. Ma anche i divieti di transito che, spesso e volentieri, impediscono la circolazione lungo la via da piazza Gaslini. Divieti che scattano in occasione di eventi e manifestazioni in piazza Matteotti. “Andiamo per ordine – il punto di alcuni commercianti che si dicono ormai estenuati – sia chiaro che non siamo contro le manifestazioni, ci mancherebbe altro. E accettiamo anche le chiusure prestabilite della strada, tre giorni a settimana, alle 19. Ciò che però non possiamo proprio accettare è che la strada venga chiusa addirittura alle 16, come è successo sabato scorso o giovedì scorso. Abbiamo segnalato più e più volte il nostro disappunto in Comune, all’amministrazione. C’è anche chi, in giunta, non ne sa nulla. E chi ci ha risposto, sapete cosa ci ha detto? Che chi deve lavorare (per eventuali allestimenti legati agli eventi) deve farlo in sicurezza.

Bene, a parte il fatto che abbiamo le prove che a quelle ore del pomeriggio, alle 16, non vi era traccia dei lavori, ma poi la sicurezza vale per tutti, giusto? Ecco, allora valga anche per chi ha parcheggiato l’auto lungo la strada prima della chiusura, e per uscire è costretto a fare improponibili inversioni di marcia o muoversi in retromarcia. Se viene investito qualche pedone che succede? Altri aspetto non da poco, quelle auto costrette a circolare in una zona diventata traffico-off limits sono da sanzione? Ci auguriamo di no. E chi ha pagato il parcheggio blu (per il lato a pagamento) non ha forse il diritto di andarsene in sicurezza, senza essere costretto a rocambolesche manovre al volante? Spiegateci poi perché viene anche chiusa, in simultanea, via Trevisani? Ieri si sono incrociate tre auto, una veniva da via Trevisani, le altre due in sensi opposti, in via Verdi, il tutto in un’area formalmente pedonale. Questa è sicurezza? Ci venga detto almeno con quali criteri vengono stabilite le chiusure, le vere, credibili, motivazioni“.

Insomma tutta una serie di interrogativi che stanno infiammando gli animi di alcuni commercianti lungo la via. “Mettiamoci anche i disagi per noi che vogliamo solo lavorare. C’è chi è costretto, per scaricare la merce, a fare mille giravolte. E vorremmo anche ricordare che paghiamo gli affitti delle nostre attività per una via che inizialmente era a doppio senso di marcia. Ora è ridotta a un parcheggio, e quando è aperta, a un senso di marcia. Oltretutto non vi è alcun calendario, un depliant con date e ore delle chiusure, nè un programma preciso di eventi in piazza. E noi, ai clienti che ci chiedono perché la strada è chiusa, cosa dovremmo rispondere? Anzi, proprio alcuni turisti nei giorni scorsi hanno perso la pazienza dopo essersi trovati ‘intrappolati’ in una zona pedonale. E questo non è un bel biglietto da visita”. I commercianti che oggi fanno sentire la loro voce tendono a ribadire che non sono contrari alle chiusure, in linea di principio: “Capiamo che sono propedeutiche alla riuscita degli eventi. Ma disporle così, senza una logica e, a nostro avviso, senza alcuna utilità, comporta solo danni a noi che stiamo lavorando. Ieri è stato il quinto giorno consecutivo di chiusura, di cui due dalle 16. E francamente c’è già chi sta valutando, se la situazione non cambia, di andarsene dal centro“.


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