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Targa del sindaco Cesetti a Narciso Lupi,
il nonno di Magliano superstite di Russia:
“Noi non dimentichiamo la sua storia”

MAGLIANO DI TENNA - E' uno dei pochi superstiti della tragica spedizione in Russia. Bersagliere, trombettista, arruolato all’età di 19 anni, fu preso prigioniero per cinque lunghi anni sul fiume Don nella Siberia Orientale nel 1943
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In occasione della recente Festa dell’Anziano, come da consuetudine, con pranzo offerto dall’amministrazione comunale di Magliano di Tenna ai ‘giovani di ieri’, quest’anno la giunta comunale ha deciso di donare una targa ricordo al più anziano.


La consegna è avvenuta oggi presso l’Ufficio del Sindaco ed il riconoscimento è andato a Narciso Lupi, classe ’22, pertanto tra tre anni un altro centenario dei tanti nelle Marche.

“Il sindaco Pietro Cesetti ha presieduto la cerimonia, semplice, ma molto significativa e particolarmente apprezzata dallo stesso e dalla sua famiglia.
La storia di Narciso, un simbolo per l’intera popolazione di Magliano, non è una storia qualunque. E’ infatti – fanno sapere dall’amministrazione – uno dei pochi superstiti della tragica spedizione in Russia.
Bersagliere, trombettista, arruolato all’età di 19 anni, fu preso prigioniero per cinque lunghi anni sul fiume Don nella Siberia Orientale nel 1943. Si salvò soprattutto per la sua maestria di muratore, in quanto in quel periodo fu incaricato di fare dei lavori sulle residenze dei capitani nemici.
Le loro donne, per riconoscenza, gli facevano dono delle patate che si infilava puntualmente negli stivali, condividendole spesso, nonostante la tanta fame, con qualche amico militare.
Dopo tante sofferenze e tribolazioni, dal freddo micidiale, dopo tanti morti da quella drammatica e tragica ritirata, che la storia ha talvolta dimenticato, finalmente una speranza: il ritorno in treno.
Ancora lucido, anche se provato, questa volta dal tanto caldo di questi giorni, racconta che per sopravvivere bevevano i candelotti di ghiaccio intrisi dalla ruggine e dallo smog delle locomotive, con la conseguenza che molti si ammalavano irrimediabilmente da infezioni e dissenteria. Proprio un suo caro amico gli morì tra le braccia. Ancor oggi, sebbene dorma pochissimo, in qualche notte gli riappare come un incubo.
Finalmente a casa, la mamma non lo riconobbe per quanto fosse dimagrito, se non dopo un po’ di tempo.
Il rammarico più forte: nessuno si è mai fatto vivo per una medaglia, un riconoscimento, un ricordo. Eppure ha donato tutto se stesso per il dovere, per la propria patria, per la nostra libertà. Valori che evidentemente, non vanno più di moda”.


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