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Crescono gli infortuni sul lavoro
nelle Marche ma nel Fermano -2,1’%
16 morti, Cgil: “Una strage”

LAVORO - I datiInail analizzati dal sindacato. Da inizio anno a luglio 11mila infortuni denunciati. Il monito e i suggerimenti di Barbaresi e Santarelli
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Daniela Barbaresi

Continuano a crescere gli infortuni sul lavoro nelle Marche. E’ quanto emerge dai dati diffusi dall’Inail ed elaborati dalla Cgil Marche che parla di “strage che non si arresta con 16 morti tra genaio e luglio e 11mila infortuni sul lavoro denunciati”

“Nei primi sette mesi dell’anno sono stati denunciati 11.204 infortuni, 174 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+1,6%) e, in controtendenza, rispetto al livello nazionale in cui si registra un leggero calo. Nelle Marche – fanno sapere dalla Cgil – crescono in particolare gli infortuni in occasione di lavoro (+2,3%) mentre quelli in itinere sono diminuiti(-2,8%).

Il territorio che presenta un incremento significativo di infortuni è quello di Ancona (+5,5%), seguito da quello di Pesaro Urbino (+1,9%). In calo gli infortuni denunciati negli altri territori: Ascoli Piceno (-3,2%), Fermo (-2,1%), Macerata (-1,1%)”.

Secondo Daniela Barbaresi, segretaria generale della Cgil Marche e Giuseppe Santarelli, segretario regionale Cgil Marche e Responsabile salute e sicurezza: “Questi dati evidenziano come ogni giorno si consumi una strage silenziosa di cui si parla troppo poco e soprattutto si fa troppo poco per evitare. Le nuove regole sugli appalti, le gare al ribasso e la giungla dei subappalti e, in generale, la precarietà e il lavoro sempre più frammentato, cosi come un sistema pensionistico che, oltre ad aver innalzato l’età lavorativa, non tiene adeguatamente in considerazione la gravosità di molti lavori, rappresentano ulteriori e pericolosi fattori di rischio. E’ necessario incrementare gli organici dedicati ai controlli e alla vigilanza, cosi come alla repressione dei fenomeni di irregolarità. E, soprattutto, servono investimenti importanti nella prevenzione. In al senso, auspichiamo un intervento del nuovo Governo, peraltro già previsto nel programma, che affronti concretamente la questione”.

Osservando gli infortuni in occasione di lavoro – l’analisi del sindacato – emerge che i più colpiti sono i lavoratori dell’industria manifatturiera dove però gli infortuni denunciati diminuiscono leggermente (-0,7%). Crescono però in modo rilevante nel settore delle calzature e abbigliamento (+16,4%), nella chimica, nel legno-mobile (8,6%), chimica, gomma, plastica (+7,4%), mentre sono in calo nella meccanica (-6,9%). Rilevante l’incremento nelle costruzioni (+14,1%), nel commercio e riparazioni (+8,2%), nei trasporti (+4,9%) e soprattutto in agricoltura (+14,2%).

Giuseppe Santarelli

In un’ottica di genere, va rilevato che il maggior numero di infortuni colpisce gli uomini e il fenomeno è in crescita (+2,2%), mentre per le donne che si assiste sa una riduzione degli infortuni denunciati (-4,5%).

Osservando i dati per classi di età degli infortunati, emerge che i più colpiti continuano ad essere i giovani e, in particolare, coloro che hanno meno di 19 anni per i quali gli infortuni crescono del 6,9% e coloro con un’età tra i 20 e 29 anni (+3,7%). Anche i migranti sono tra i più coinvolti dal fenomeno: per i lavoratori extracomunitari gli infortuni denunciati sono cresciuti in modo rilevante (+9,5%). Stabili gli infortuni dei lavoratori italiani e quelli provenienti da altri Paesi.
Drammatico il bilancio degli infortuni mortali. Sono 16 i lavoratori che hanno perso la vita dall’inizio dell’anno: 2 donne e 14 uomini. A livello nazionale gli infortuni mortali sono stati 599: una strage continua che deve essere fermata.

Continua a essere elevato anche il numero delle malattie professionali: nei primi 7 mesi dell’anno ne sono state denunciate 3.877, in lieve crescita rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+0,1%). Nel dettaglio, emergono aspetti rilevanti a partire dal significativo incremento delle malattie del sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo che peraltro costituiscono i due terzi delle malattie denunciate”.


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