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I segreti del restauro
dell’Immacolata di Taccarelli
e Papetti svela il nome dell’autore

AMANDOLA - Al centro del convegno il dipinto dell‘Immacolata’, situato nella chiesa della frazione Taccarelli, di cui partirà il restauro
domenica 8 Settembre 2019 - Ore 17:38
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L’auditorium Virgili, ad Amandola, ha ospitato un importante convegno dedicato agli inizi dei restauri, finanziati dalla fondazione Carisap, del dipinto ‘Immacolata’ situato nella chiesa della frazione Taccarelli.

Il professor Stefano Papetti, documentando pienamente la sua teoria, ha svelato il nome dell’autore seicentesco, tale Ubaldo Ricci, appartenente alla famiglia di pittori fermani che hanno dominato la scena artistica della diocesi di Fermo e di quelle limitrofe, dalla fine del ‘500 ai primi dell’800.


“Il convegno – fanno sapere gli organizzatori – è stato aperto dal sindaco Marinangeli, entusiasta per la notizia e per il progetto che vede ancora l’università di Camerino in prima linea. In merito, la professoressa Graziella Roselli ha presentato le tecniche che verranno utilizzate per ridare nuova luce e vita al dipinto. Tecniche il meno possibile invasive ma che si avvalgono delle più moderne, quali, come spiegato dalla stessa Rosselli, ‘la riflessografia infrarossa che penetra lo strato pittorico per avere informazioni utilissime di vario genere. Grazie alla luce ed alle radiazioni elettromagnetiche si ottengono radiografie del dipinto su informazioni non visibili come i ritocchi o le cadute di colore. Sarà usata la termografia che rivela la differenza di centesimi di grado, dovuta a materiali diversi posti sulla superficie, come la mappatura dell’umidità dell’intonaco in merito agli affreschi.  Tutto questo servirà a valorizzare e far conoscere il territorio, specie se viene raccontato in maniera semplice ed efficace. Occorrono però la conoscenza, la collaborazione delle competenze nei vari settori e la presentazione ai turisti per valorizzare i nostri gioielli che si ha il dovere di valorizzare‘.

Gli interventi sono stati di diverso genere, dalla coniugazione biblica dell’immagine, illustrata dal professore di religione Giorgio Buratti, il quale ha letto e commentato diversi passi della Bibbia ai quali si sarebbe ispirato l’autore nella posa in opera del dipinto, all’excursus di Stefano Treggiari sulla sacralità e pellegrinaggi dell’area montana dei Sibillini. Treggiari ha presentato il lavoro fatto in dieci anni sul progetto della regione Marche di catalogare i luoghi sacri della devozione popolare: “Si parla della devozione nel paesaggio e della gente che lo popola – ha dichiarato il ricercatore che si è avvalso anche del prezioso ausilio del professor Franco Cardini – Amandola entrerà nel progetto nazionale del cammino ‘Terzo paradiso’, che va dalla Sicilia fino alla città dell’arte di Biella, attraversando tutta Italia. L’immagine principe sarà il lago di Pilato. Il lavoro sta nel ritrovare le immagini della tradizione, ricrearvi sopra i racconti desunti dalle coltivazioni dell’epoca (tipo la mandragora), dalla toponomastica, dall’archeologia, dalle tradizioni come le rogazioni per scongiurare il maltempo. Tutti i 42 Comuni dei Sibillini sono stati mappati e sono stati rilevati i siti sacri di devozione popolare”.

La parte del ‘mattatore’ è toccata al professor Papetti, esimio storico d’arte, il quale ha catturato l’attenzione del pubblico con la storia iconografica della rappresentazione dell’Immacolata, fino a dimostrare in maniera inoppugnabile l’attribuzione del dipinto ad Ubaldo Ricci.
“Non uso il condizionale – ha esordito il professore – perché ci sono elementi evidenti nel confronto con altre opere attribuite al Ricci che presentano particolari affini, specie nelle figure di contorno, nei panneggi e nel viso della Vergine. L’Immacolata concezione è un argomento a lungo dibattuto. Il dogma è stato promulgato solo nel 1854. Nel ‘600 non c’era ancora concordanza di pensiero. Vi erano due scuole, domenicana e francescana, contrapposte. Solo i secondi credevano a Maria concepita senza peccato originale. Nel centro Italia il Francescanesimo prevaleva assieme alla teologia dell’Immacolata. C’era però il problema di come rappresentarla. Il primo dipinto sul tema si trova a Falerone. Vittore Crivelli lo dipinge nel 1479. Rappresenta qualcosa di nuovo in maniera criptica per non suscitare le ire dei domenicani. Vittore replicherà il soggetto nelle Marche, San Basso a Cupra, Sarnano e Massignano. Nel 1492 anche Carlo Crivelli per i Francescani di Pergola dipinge l’Immacolata. Dopo il Concilio di Trento appare un’altra iconografia, i pittori guidati dai sacerdoti si ispirano alla donna dell’Apocalisse, con la corona di dodici stelle e la luna sotto i suoi piedi. La quaestio teologica si chiude nel 1854 con Pio IX che proclama nella Cappella Sistina il dogma dell’Immacolata. Il dipinto di Taccarelli, realizzato a fine ‘600, riporta un chiaro riferimento all’Apocalisse. E’ inginocchiata sul mondo in un atteggiamento di corresponsione amorosa verso Dio. Pulito il quadro sarà molto più evidente. Maria presentata come intermediaria fra l’umanità e Dio. In Amandola aveva lavorato Pietro da Cortona, uno dei più grandi pittori barocchi dell’epoca, su commissione del cardinale Pietro Barberini, a significare che Amandola non era affatto luogo periferico”.

In conclusione, Giovanni Starnoni, promotore del convegno assieme all’associazione Santa Maria della Meta, ha proposto, a restauro ultimato, una mostra artistica con alcune opere originarie di Amandola, quali la pala d’altare di Pietro da Cortona custodita al Brera di Milano e il famoso Dinos, di epoca picena, ritrovato nei paraggi di Taccarelli, conservato in Ancona.
All’assessore alla cultura Riccardo Tassi il saluto finale: “Un momento veramente emozionante, da un quadro che gli amandolesi hanno spesso trascurato o addirittura mai visto. Ottima cosa che argomenti così specifici siano stati sviscerati in maniera pluridisciplinare, professionale, coinvolgente. Abbiamo fatto un excursus dalla teologia, all’arte, al tecnicismo della chimica per il restauro; credo che sia un approccio molto importante e vincente per promuovere in ogni modo il nostro territorio. Vedere il pubblico attento, coinvolto e rapito dalle esposizioni, dimostra chiaramente che l’approccio è quello giusto, segno che c’è una profonda voglia di sapere e di conoscere… di cultura, a patto che si trovi il modo, come avvenuto in questa occasione, di coinvolgere i cittadini”.


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