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Il saluto del primario Signorino:
“Anche in pensione lavorerò,
grazie ai fermani per la fiducia”

FERMO - Il direttore di Neurologia saluta la sua equipe e la popolazione: "Abbiamo migliorato notevolmente la situazione"
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di Andrea Braconi

Lungo la corsia le porte si aprono, per tornare a chiudersi con celerità. In tanti attraversano quello spazio, dottori e pazienti, ognuno con il proprio fardello di responsabilità e di richieste. Ma tutti, nessuno escluso, trovano anche un solo istante per salutare quell’uomo che per tanto tempo ha retto un reparto cruciale come Neurologia.

E a microfono aperto il primario Mario Signorino ringrazia sia la sua equipe (“Persone assolutamente splendide e capaci”) sia la comunità del Fermano, che in lui ha riposto fiducia fin dal suo arrivo. “Devo dire che questa stima è assolutamente ricambiata per una popolazione che è sempre stata di lavoratori e di persone positive. Ho sempre visto volontà di fare le cose e anche di cercare soluzioni intelligenti per i problemi di tutti i giorni, soprattutto ai problemi dell’assistenza domiciliare. Questi sono i ricordi positivi e mi pregio della capacità, un po’ come i due fiumi di Dante, di dimenticare le cose spiacevoli, ricordandomi soltanto il bello”.

Dottore, tra qualche ora andrà meritatamente in pensione, anche se ha già accennato che continuerà a lavorare in altre forme. Come a dire: per chi ama il proprio mestiere è impossibile fermarsi.

“Un medico credo vada in pensione soltanto quando arriva l’ultimo respiro. Continuerò a svolgere l’attività privata qui nel Fermano e continuerò nei limiti del possibile a svolgere qualche altro compito che mi potrà essere affidato anche nelle istituzioni.”

E che bilancio traccia di questi anni passati alla guida di un reparto così importante?

“Il mio è un giudizio soggettivo, però che alcune cose siano inconfutabili. Quando arrivai qui la Neurologia aveva soltanto un servizio ambulatoriale, ma poi mi sono stati assegnati dei letti di degenza che all’inizio era molto pochi. Si è cominciato con due letti grazie alla dottoressa Padovani della Direzione ospedaliera, poi piano piano questi letti previsti in un numero di 6 hanno raggiunto quella quota ma nel corso di diverso tempo. Successivamente siamo arrivati ad averne 12, migliorando notevolmente la situazione.”

Ma c’è stato molto di più, oltre ai posti letto.

“I numeri di aiuti quando sono arrivato era di 3 e oggi ne lascio 6. Sono state acquisite importanti strutture come la Stroke Unit, il Cdcd, il Centro Diurno Alzheimer, il Centro Cefalee che ho gestito io per molti anni, tutti i percorsi per i pazienti come quello sulla Sla. Insomma, tutta una serie di servizi costruiti per migliorare l’assistenza. Inevitabilmente c’è sempre qualche cosa che non va: ancora la situazione logistica non è quella che vorremmo, i letti dovrebbero essere aumentati, però abbiamo la promessa da parte della Direzione che i letti diventeranno 15 e di questo ringrazio il direttore Livini per aver accolto questa mia istanza.”


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