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Confindustria e il bilancio del Micam:
“Senza russi difficile fare fatturato”,
calo del 10% della manifattura nel Fermano

CALZATURE - Fino a oggi a salvare il distretto è stato l’export, oltre l’80% delle scarpe esce dall’Italia. "Se non diminuisce il cuneo fiscale, anche con detassazioni mirate, è impensabile che il sistema regga"
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Valentino Fenni

“Ce lo chiediamo anche noi, cosa ci resta dopo questo Micam? La consapevolezza che siamo i migliori a produrre scarpe con suola e tomaia in cuoio, che siamo tra i migliori a produrre stivali in pelle. Il problema è che questo non basta più per stare sul mercato”. Valentino Fenni, presidente della sezione calzature di Confindustria Centro Adriatico, utilizza uno dei dati che il professore Marco Fortis, Fondazione Edison, ha snocciolato durante l’incontro organizzato al Micam di Milano all’interno dello stand confindustriale.
Alla fine i numeri totali della fiera dicono +0,94% tra visitatori e buyer “anche se la sensazione girando per i padiglioni era diversa. Solo che – prosegue Fenni – c’è un problema: i buyer aumentano ma troppo spesso non entrano negli stand di chi crea scarpe di qualità nel distretto fermano – maceratese. Tante le motivazioni, anche se un ruolo chiave lo gioca il prezzo”.
Quello del costo è uno dei temi sempre attuali, insieme con la tutela del made in e l’aiuto all’innovazione. “Ma è anche uno dei temi su cui è impossibile agire da soli a livello imprenditoriale. Se non diminuisce il cuneo fiscale, anche con detassazioni mirate, è impensabile che il sistema regga. Anche perché una scarpa uscendo dal nostro distretto deve affrontare spostamenti irreali rispetto ad altre zone a causa di un gap infrastrutturale inaccettabile. Se lo Stato innovasse come le nostre aziende non avremmo rivali” aggiunge Valentino Fenni.
Fino a oggi a salvare il distretto è stato l’export, oltre l’80% delle scarpe esce dall’Italia. Ma l’ultimo report fotografa un calo del 10% per la manifattura del Fermano.

Giampietro Melchiorri

“In questo contesto di difficoltà, il Micam non ha deluso. C’è stato il mantenimento. Il problema è che fatturati e produzioni sono in calo da anni e mantenersi in una posizione già bassa non rende sereni. La parola ripresa non la possiamo di certo usare” ribadisce Giampietro Melchiorri, vicepresidente nazionale di Assocalzaturifici e di Confindustria Centro Adriatico.
Meno buyer dalla Russia e dall’Italia nel report finale di Assocalzaturifici. “L’italiano ormai lo raggiungi con rete vendita e showroom, al Micam sarà sempre minoranza. Ma è il russo al Micam che fa fatturato, dobbiamo riportarli” riprende Melchiorri.
La fiera di Milano resta quindi perno centrale, ma diventa un passaggio all’interno del cammino dei calzaturieri che prosegue per il Moc di Monaco, “il mercato tedesco è fondamentale” chiosa Fenni, e l’Obuv di Mosca.

Alberto Fasciani

“Non solo, il White a Milano e le fiere di Parigi insieme con la settimana della moda. In questo contesto il Micam ha ripreso peso anche grazie al ritorno di importanti brand” aggiunge Alberto Fasciani, vicepresidente della sezione calzature che ha partecipato a una conferenza internazionale sulla Moda in Cina insieme a Melchiorri e che ora si dice pronto a tornare, dopo anni di assenza, al Micam. “In Cina, dopo anni di ricerca solo delle griffe, cominciano a cercare anche marchi di qualità, simboli del made in Italy. Dobbiamo farci trovare pronti come aziende e come associazione” conclude Melchiorri.


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