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IL DIARIO DI TEATRI SENZA FRONTIERE
“In quell’oceano degli ultimi della terra, ci sono anche le nostre luminose gocce”

SAN PAOLO DEL BRASILE - I centri creati da Padre Gigio (Don Luigi Valentini) sono tutti ad accesso gratuito per i bambini e le loro famiglie, qui trovano un posto dove studiare, giocare e mangiare, con tanto di pulmino che li prende e riporta alle loro case
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don Luigi Valentini

 

testo Marco Renzi 

foto Sorina Simona Furdui

Cari amici, quest’anno i report di “Teatri Senza Frontiere” che arrivano da Sau Paulo sono pochi, meno rispetto a quelli degli anni scorsi e diverse sono le ragioni: innanzi tutto perchè non siamo macchine ma umani e come tali abbiamo risposte diverse a situazioni che cambiano, secondo perchè San Paolo non è una città ma un continente e come tale richiede tempo per essere letto. Muoversi nelle strade di questa immensa megalopoli è come dondolare in una bolla di pensieri e considerazioni, alla vana ricerca di una chiave che ci permetta di comprendere una realtà così diversa da quella a cui siamo abitati.

C’è la miseria e la sua inseparabile amica, la ricchezza, i grattacieli e le favelas, traffico ovunque, gente bianca, nera, cioccolato, occhi a mandorla, capelli afro, suoni, canzoni, la vitalità del sud del mondo, il suo instancabile vociare, le mille e una bottega, l’austerità dei grattacieli con i marchi multinazionali bene esposti, il carretto trascinato a mano come pure l’avveniristico show room della “Ferrari”. C’è un fiume che attraversa la città dove non ci sono più pesci, i quartieri ricchi con le ville da sogno, verde e marciapiedi ben curati, poco più in là alti muri oltre i quali si aprono immense favelas, case su case su case, una sopra l’altra, tappeti di miseria che avvolgono intere colline. Oggi alcne favelas sono state “bonificate”, abbattute le baracche sono stati eretti palazzoni, molti dei quali occupati dagli stessi disperati che non sapevano dove andare, un appartamento con tre stanze per vivere in tre famiglie, nuove favelas verticali.

Un operaio mediamente guadagna mille reais al mese che equivalgono a 250 euro, un insegnante può arrivare a duemila, un professore anche a tremila che sono 750 euro. La vita non costa poco, un affitto umile costa 500 reais che sono metà dello stipendio, nei supermercati i prezzi non si distanziano molto dai nostri, molti non ce la fanno e per campare fanno un secondo e anche un terzo lavoro, ecco spiegato come mai ci sono un’infinità di macchine disponibili a tutte le ore per “uber”.

Al termine di uno spettacolo fatto la domenica mattina in una chiesa di periferia, ci hanno detto che molte persone era la prima volta che assistevano ad uno spettacolo teatrale, non perchè la città difetti di teatri ma perché sono tanti quelli che non se lo possono permettere. Questa città somiglia al mondo, contiene tutto, elicotteri che solcano il cielo in continuazione accanto a cartoni dormitorio sparsi un po’ dappertutto, basta andare nella piazza della cattedrale per vedere un carico di umanità diseredata che bivacca ovunque. Dicono che sia una delle città più violente al mondo, noi per fortuna fino ad oggi non ne abbiamo avuto prova e speriamo di non averne neanche un futuro, ma guardandosi intorno non sfuggono le ragioni. A San Paolo gira tutto: soldi, droga, miseria, traffico, pensieri, tutto condito da una vena di allegria tipica del sud di questo pianeta, vena che qui si coniuga con la samba e la passione infinita per il calcio.

San Paolo ha quattro squadre nella massima divisione, ciascuna con un proprio stadio mediamente da quarantamila posti, in questi periodo il campionato è all’apice del suo svolgimento, nel mese di dicembre terminerà e le squadre della città sono tutte nelle zone alte della classifica. Per il ballo nazionale ci sono le varie scuole disseminate un po’ ovunque, le stesse che a Carnevale sfilano nel mitico sambodromo, costruzione lunga diversi chilometri costeggiata da gradinate da ambo lati e per tutta la sua estensione, qui nella settima di Carnevale le varie Scuole di Samba sfilano con costumi da favola che la televisione catapulta ogni anno nelle nostre case. Ci ha detto Padre Gigio che per dare a tutte le Scuole la possibilità di sfilare, il corteo comincia il giovedì grasso e non si interrompe mai, 24 ore su 24, notte e giorno, fino al mercoledì delle ceneri incluso, perché fermarsi al martedì non era sufficiente. Qui tutto è enorme, non c’è una cosa che sia normale come noi la conosciamo nella nostra vita quotidiana, nessuna.

In questo contesto fluido e poco censibile stiamo operando con il nostro teatro da oltre una settimana. Portiamo spettacoli in istituti e centri sociali della periferia paulista, secondo un calendario quotidiano che l’Associazione partner “Menino Deus” ha preparato, qui le scuole sono veri e propri bunker, mura altissime con tanto di filo spinato le proteggono e robusti cancelli di ferro ne impediscono l’accesso, tutte le finestre sono provviste di sbarre e si entra solo dopo essere stati riconosciuti, ma questo è cosa normale, anche le case sono così. I bambini per fortuna sono tali in tutto il mondo, si lasciano prendere dal gioco del teatro, si appassionano, lo vivono con un’intensità che ha davvero qualcosa di magico e sorprendente.

I centri creati da Padre Gigio (Don Luigi Valentini) sono tutti ad accesso gratuito per i bambini e le loro famiglie, qui trovano un posto dove studiare, giocare e mangiare, con tanto di pulmino che li prende e riporta alle loro case, oasi fatta da persone che prima di ogni altra cosa amano il lavoro che fanno e questa passione riverbera nella pulizia dei luoghi e nella felicità che i bambini sanno trasmettere quando arriviamo. Il Comune di San Paolo patrocina questi progetti e concorre al sostentamento dei costi che vengono integrati da donazioni provenienti soprattutto dall’Italia, dove gli amici dell’Associazione “Condividere onlus” fanno la loro parte. Tutto il personale: Insegnanti, educatori, cuochi, pulizie, autisti, sono regolarmente assunti e stipendiati, per un impegno che non è davvero poca cosa.

La scuola di teatro che abbiamo aperto appena arrivati ha i suoi quaranta iscritti che la frequentano regolarmente, alla fine di questa seconda settimana ci sarà lo spettacolo finale, verranno i genitori e tutti gli altri compagni di Scuola. Siamo certi che sarà un momento speciale per tutti, denso di emozioni e di significati e pur nella consapevolezza che abbiamo gettato una goccia nel mare delle cose che ci sarebbero da fare, ci fa piacere sapere che per il decimo anno consecutivo in quell’oceano degli ultimi della terra ci sono anche le nostre luminose gocce.


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