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L’addio al padre di Musicultura,
le canzoni per Piero e i ricordi:
«Se n’è andato un gran signore»

ULTIMO SALUTO - In tanti al funerale di Cesanelli. A cominciare dal governatore Ceriscioli, poi i sindaci di Macerata e Recanati, il vicepresidente del festival, Enzo Nannipieri
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Il funerale di Cesanelli

 

di Laura Boccanera (Foto di Federico De Marco)

«Tristezza va, il tuo posto una canzone prenderà». Lo cantano i suoi “pupilli”, quei musicisti de La Compagnia, lanciati 10 anni fa da Piero Cesanelli, che oggi come figli si congedano da quel padre che li ha cresciuti come individui e migliorati come artisti. Un addio commosso all’uomo, al genio, al precursone Piero Cesanelli, creatore di Musicultura, uomo di cultura e di popolo, potente e umile. In tanti questa mattina hanno preso parte al ricordo, un rito laico di commiato ed omaggio, con la voce di quanti gli hanno voluto bene e con lui hanno percorso i 30 anni di Musicultura.

Abbracci alla compagna Paola

In prima fila il presidente della Regione Luca Ceriscioli, il rettore uscente dell’Università di Ancona Sauro Longhi, il presidente della provincia Antonio Pettinari, i sindaci di Recanati e Macerata, Antonio Bravi e Romano Carancini, e poi l’ex sindaco recanatese Francesco Fiordomo, l’amico Valerio Calzolaio. Dall’altro lato Paola, la compagna di una vita e moglie di Piero Cesanelli. Parte una canzone, è Le plat pays di Jacques Brel, ballata molto amata da Piero Cesanelli, la moglie si china sulla bara e la bacia. Le note e l’amore straziano la platea prima che Enzo Nannipieri vicepresidente di Musicultura ed amico di Piero prenda la parola: «Questa era una canzone molto cara a Piero – ha detto – la sua scomparsa ha generato un’onda di commozione nel Paese per la perdita di una personalità portatrice di competenza, sensibilità, eleganza, passione artistica, nel mondo della canzone e della cultura italiana. Sono arrivate testimonianze di affetto a migliaia. Claudio Baglioni, Gino Paoli, Enrico Ruggeri, Roberto Vecchioni, Carmen Consoli, ma anche giovani artisti che lo hanno conosciuto e che hanno trovato in lui una persona di riferimento, addetti ai lavori, ma anche gente comune, e questo fa bene a noi. Oggi salutiamo un gran signore, un uomo che ha saputo ridere e sorridere e non si combina nulla di buono se ci si prende troppo sul serio. Questo Piero lo sapeva e ha conservato lo sguardo da fanciullo. Le canzoni sono state le vere protagoniste della sua vita. Lui è stato protagonista delle nostre vite per il modo in cui le ha sapute colorare».

Tantissimi hanno voluto lasciare ed imprimere un ricordo. A partire dal presidente Luca Ceriscioli che ha ricordato il primo incontro con Cesanelli. «Conoscevo Musicultura, ma non l’uomo che c’era dietro – ha detto il governatore -. Con lui ci siamo presi subito con quell’immediatezza che ti sanno dare quegli uomini che vivono con passione quello che fanno, capace di leggerezza, ma anche di profondità. Il desiderio più grande è che l’opera sopravviva all’uomo e ci prendiamo questo impegno affinché il dono che ci ha fatto possa perdurare. Questo è il modo migliore per onorarne l’eredità. Grazie Piero, ciao Piero, lo ritroveremo ogni volta che un artista salirà sul palco di Musicultura». Vicinanza alla famiglia e cordoglio anche da parte dei due sindaci che hanno ricordato il valore della figura di Cesanelli per i rispettivi territori: «Dire che ci lascia una mente brillante può essere scontato – ha esordito Bravi – ma vale la pena ripetersi perché Piero è stato una di quelle persone che la città ha avuto la fortuna di avere. Rimarrà nella storia della città di Recanati».

Commosso il primo cittadino di Macerata, Romano Carancini, che nel ricordare Cesanelli gli ha tributato il ruolo di sveglia culturale e ha spiegato le motivazioni dell’affetto dei maceratesi: «a Macerata ha portato una sverzata, ci ha svegliati. Da lì è partito un percorso di aggregazione e di festa. Ma questo è solo il tratto esteriore. Però è giusto dire che i maceratesi vogliono bene a Piero perchè c’è un disallineamento e distacco fra quello che era il successo di Musicultura e il suo essere  non protagonista, il nascondersi rispetto al grande riconoscimento che gli veniva tributato. Il suo essere  schivo discreto è il tratto umano che credo vada ricordato. E vorrei ricordarlo con una canzone, anche se mi diceva sempre che ero datato, “Sono gocce di memoria queste lacrime nuove siamo anime in una storia incancellabile”. Ma sono i ricordi dell’uomo e dell’amico quelli più commoventi, come quelli del presidente dell’associazione e collaboratore Stefano Caperna e di Valerio Calzolaio: «Io avevo due anni, siamo cresciuti nello stesso palazzo – ha ricordato Calzolaio offrendo ai presenti una narrazione inedita di un Cesanelli pre Musicultura – era noto come un ragazzo irrequieto.

Valerio Calzolaio

Non limitiamo la memoria e l’affetto solo all’uomo famoso e potente, riverito e stimato. Aveva 43 anni quando con Vanni Pierini ideò Musicultura e ne aveva più di 50 anni quella volta in cui rimase solo e si sobbarcò il peso di quello che era divenuto un gioiello. Ma prima ha avuto una vita. E gli va riconosciuta memoria per quella vita. Era un ragazzo irrequieto, ma nel mare di quelle cose aveva avuto un’intuizione, l’ idea fertile che non è il successo che ma è il premio. E il premio di Musicultura è essere ascoltati, con qualcuno che ti  giudica e ti aiuta a dare il meglio di te. Questo era il premio di Musicultura, sapere che qualcuno di importante ti ha ascoltato e ha dato un giudizio, ti dà consigli per migliorare. Era un processo inverso alla fama, un processo educativo, per questo Cesanelli è stato il più grande operatore sociale e culturale».

Infine l’ex sindaco Francesco Fiordomo con cui Cesanelli aveva riallacciato un dialogo interrotto con la città di Recanati: «tutti ci sentiamo un pò più soli e già ci manca – ha detto – Il mio i ricordo di Piero parte dalla bocciofila quando noi poco più che adolescenti a Recanati incontravamo Lucio Dalla, Ligabue, i Litfiba. Era autorevole ma con semplicità non ti metteva mai a disagio. Ho avuto il privilegio di celebrare il matrimonio di Piero e Paola e chi lo celebra ha la fortuna di guardare gli sposi negli occhi e nei loro ho visto la storia,l’amore e la complicità e conservo il ricordo di questa luce. Quando nella primavera del 2009 iniziava il tentativo di cambiare Recanati andai da Piero in campagna ed era ferito perché Recanati non sempre gli tributato quell’affetto che meritava. Era ferito ma amava Recanati ed era così attaccato alle radici che seppe curare quella ferita e parlammo di progetti. E mi disse che per la campagna elettorale era necessaria una colonna sonora e mi suggerì Meraviglioso di Modugno e poi mi disse: “ci vuole un fiore”. Avrei dovuto darlo a chi partecipava ed era una gerbera, un fiore dal valore simbolico perchè umile e semplice ma bello e colorato e poi è forte, resiste al caldo e al freddo ed è locale ma cresce in vari continenti. Grazie Piero sei stato una gerbera luminosissima e uno dei più bei fiori della città di Recanati». Infine l’appello dal presidente della provincia affinchè la sua creatura cresca e diventi il festival della musica italiana. L’ultimo omaggio non poteva che essere musicale, con Riccardo Andrenacci e La compagnia, una creatura nata 10 anni fa “per suonare tra amici” l’obiettivo iniziale, diventata dopo 10 anni una ensemble da 18 musicisti: «Siamo orgogliosi di essere i suoi pupilli prediletti e che ad uno ad uno ci ha scelto innamorandosi di noi. Oggi siamo tutti musicisti migliori e gliene saremo riconoscenti per sempre».

 

Adolfo Guzzini

Sauro Longhi e il sindaco Romano Carancini

Il sindaco Antonio Bravi

Luca Ceriscioli

 


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