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Terremoto, il filo rosso
tra Sibillini e Nepal
nelle parole dell’alpinista
Annalisa Fioretti

FERMO - Appuntamento organizzato dalla sezione del Club Alpino Italiano per la serata di venerdì 4 ottobre alle ore 20.45
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di Andrea Braconi

È sempre complicato fare parallelismi tra i terremoti più devastanti che, in ogni angolo del pianeta, si sono succeduti negli ultimi anni. Lo è sopratutto per l’entità dei danni, differente da zona a zona, e per le singole ricostruzioni, ancora al palo o in via di completamento. Di sicuro, attraverso il racconto, anzi, i vari racconti, si riesce a creare un filo rosso che unisce queste tragedie e porta la discussione su di una dimensione più umana e meno legata a tecnicismi.

È questo, in parte, il tentativo che il Cai di Fermo – che dopo i fatti del 2016 aveva seguito i lavori della riapertura delle Svolte verso il Lago di Pilato, controllato altri sentieri dei Sibillini e contribuito come sezione con una donazione al Comune di Montefortino ad installare delle web cam per monitorare le montagna – cerca di fare organizzando un incontro con Annalisa Fioretti, alpinista e medico pneumologo, che sarà ospite venerdì 4 ottobre alle ore 20.45 nello Spazio Betti in Via Largo Mora, a pochi metri dalla sede della sezione del Club Alpino Italiano.

La Fioretti, come spiegano gli organizzatori, oltre ad aver scalato tre 8.000 (Gasherbrum II, Gasherbrum I e Kangchenjunga), ha partecipato a due soccorsi a 6.000 metri, salvando un portatore d’alta quota pakistano e un alpinista inglese, caduto in un crepaccio. Ma soprattutto è stata testimone del sisma di magnitudo 7.8 (e della successiva scossa di 6.6 e delle decine di magnitudo 4.5 o superiori) che devastò il Nepal il 25 aprile 2015. A causa di quegli eventi una valanga si staccò dal Monte Pumori, alto 7.161 metri e posizionato 8 chilometri ad ovest dell’Everest, travolgendo il South Base Camp e provocando la morte di circa 20 persone.

“Annalisa, senza alcuna esitazione, insieme ad un collega, iniziò a gestire la maxi emergenza – ricordano dal Cai -. Nei giorni successivi visitò oltre 600 persone e acquistò, con l’aiuto di alcuni amici, generi di prima necessità per oltre 430 famiglie. Venerdì, quindi, dalla sua viva voce, ascolteremo la testimonianza diretta di quel dramma, parleremo di montagna e di medicina di alta quota, ma soprattutto ci approcceremo al suo libro ‘Oltre’, scritto con gli occhi di chi ha assistito in prima persona al terremoto che ha sconvolto il Nepal. Il contenuto del testo è principalmente costituito di immagini (circa 160) del viaggio al contrario iniziato per scalare un 8.000 e proseguito con un cambio di prospettiva: la priorità dei primi soccorsi e la decisione di rimanere, a dispetto della paura, per visitare feriti abbandonati in villaggi lontani da tutto e da tutti. Vittime, macerie, ma anche e soprattutto la dignità di un popolo, che vuole tornare a vivere della sua terra”.

I proventi della vendita del libro saranno interamente devoluti ai progetti umanitari per la scuola di Jharlang, nel distretto dello Dhading, a 60 km nord-ovest da Kathmandu.


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