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Il piano del porto resti fuori
dalla campagna elettorale

IL PUNTO - Si riaccende puntuale il confronto sui volumi edificatori all'interno del porto ora che il Politecnico ha presentato lo studio commissionato dall'amministrazione Loira. Ma il futuro dell'approdo deve prescindere da questa visione troppo restrittiva.
giovedì 3 Ottobre 2019 - Ore 10:36
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L’ingresso del porto turistico

di Sandro Renzi

Che la politica si interessi del piano del porto è scontato oltre che doveroso. Che i concessionari dell’approdo ne seguano da vicino gli sviluppi, visto che comunque ci hanno investito del loro, è altrettanto giusto. Ma siamo proprio certi che i sangiorgesi tutti siano realmente presi dal bailamme di progetti che si sono succeduti negli ultimi venti anni e dalle conseguenti e puntuali polemiche che li hanno accompagnati? Figuriamoci poi se volgiamo lo sguardo fuori dagli otto chilometri quadrati di Porto San Giorgio. Il futuro del porto non è stato mai, in fondo, al centro dei pensieri di altri amministratori che non fossero quelli che governano ed hanno governato Porto San Giorgio. Men che meno è un pensiero che assilla la marineria, alle prese con problemi molto più pratici, a partire dalla possibilità di entrare ed uscire dal porto con le loro barche in tutta sicurezza. Lo stesso che, tutto sommato, hanno anche i diportisti. Non che i cittadini sangiorgesi non sia sensibili rispetto ad esempio alle destinazioni che determinate aree potrebbero avere di fronte all’approdo. Oppure rispetto ad una politica che favorisce gli spazi verdi a quelli cementati. Ma forse attendono finalmente delle risposte certe e votando hanno delegato chi quelle risposte deve fornirle seguendo il programma amministrativo. Ma la questione va letta anche sotto un altro punto di vista.

Si è più volte parlato di una “infrastruttura provinciale”, di un qualcosa che dovesse essere aperto al territorio ed al Fermano. Di un volano dello sviluppo anche economico della città e, quanto meno, della vicina Fermo. Insomma di porto turistico che sulla carta ha impresso il nome Porto San Giorgio ma che in realtà dovrebbe assurgere ad approdo di un comprensorio che spazia dal mare ai Sibillini.

Ed invece ci si ritrova altrettanto puntualmente a disquisire di volumetrie e di aree edificabili, di altezze ed opere compensative. Come se il piano fosse solo questo. Ma non è così. Il rischio concreto e non auspicabile è che il porto finisca per diventare nuovamente terreno di scontro tra le diverse forze politiche. E questo non farà bene né all’infrastruttura né ai concessionari che attendono delle risposte e sono pronti ad investire. Sia ben chiaro, però. Legittima è la critica, anche rispetto all’ultima previsione prodotta dal Politecnico di Ancona e commissionata dall’Amministrazione Loira, ma di cui si conosce ancora molto poco. Potrà piacere e no. E le forze politiche avranno il diritto di dire la loro. Soprattutto l’opposizione. Ma ostinarsi ancora a parlare di volumi è una visione politicamente miope perché un piano come quello per il porto non può essere ridotto ad una mera elencazione di metri cubi e metri quadrati. Né si può immaginare di produrre una progettualità che accolga tout court i desiderata dei concessionari ovviamente. Occorrono visioni più ampie che contestualizzino l’approdo oltre che nell’area sud della città anche nel territorio provinciale. Se si spostasse l’attenzione ad esempio verso i posti di lavoro che si creerebbero dando attuazione al piano e prescindendo dalle volumetrie, probabilmente l’interesse dei cittadini crescerebbe assai di più. Se si lavorasse di più nell’ottica di “aprire” il porto alla provincia ed ai suoi attori, ferme restando le competenze della Regione, e si sensibilizzassero i Comuni vicini sulle opportunità che una struttura simile può garantire, Porto San Giorgio sarebbe meno sola in questa lunga ed annosa battaglia. Le contrapposizioni ideologizzate non servono più,  ed il porto non può rischiare di finire nel dimenticatoio. Non servirà neanche usarlo come strumento di battaglia politica in vista delle prossime elezioni regionali. Non pagherà fare leva sul piano ed ancora sulle sue volumetrie per tentare di conquistare il governo della Regione. Da destra a sinistra sarebbe auspicabile che la questione fosse lasciata fuori dalle dispute. Non è il porto il tema da cavalcare in ottica elettorale, insomma, tanto più ora che è stata intrapresa una strada apparentemente fruttuosa per il raggiungimento di alcuni risultati significativi legati al suo complesso iter. Il tempo delle rivendicazioni è ormai passato. Il porto deve decollare e gli investimenti dei privati ne sono parte essenziale. I tempi non saranno brevi ma almeno certi a questo punto.

 


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