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Liste di attesa azzerate,
la Regione esulta e mostra i dati:
“Fidatevi della nostra sanità”

FERMO - Il presidente Ceriscioli e i vertici dell'Asur Marche hanno presentato i primi risultati emersi da un monitoraggio
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di Andrea Braconi

Parte da una road map che abbraccia 4 anni di mandato. Ne sottolinea gli elementi che, a suo avviso, hanno impresso una svolta alla sanità marchigiana. Per Luca Ceriscioli è il giorno della presentazione dell’azzeramento delle liste d’attesa, o meglio, dei primi risultati emersi dal monitoraggio sul quale Regione e Asur Marche hanno puntato in maniera decisa.

I DATI “CHE NON MENTONO”

Nelle prestazioni brevi a luglio in tutto il territorio regionale è stato registrato un 98,6% di soddisfazione dei termini previsti, mentre ad agosto il dato segna 98,1%. Nelle differibili (30-60 giorni) la percentuale sale, arrivando al 99%. “I dati dell’Area Vasta 4 sono allineati – ha spiegato il presidente – con le brevi al 98,4% a luglio, al 97,4% ad agosto e le differibili al 98,3%. Per quanto riguarda settembre stiamo lavorando sulle programmate a 180 giorni, che diventeranno a 120, ed un primo monitoraggio lo avremo a metà ottobre”

A questo si affianca l’aumento delle prestazioni erogate, con periodo di riferimento giugno-agosto, evidenziato in “una slide che non mente”, come l’ha definita lo stesso Ceriscioli. “Parliamo di 10.000 prestazioni in più dello scorso anno. Nel 2019 sono state 78.072, nel 2018 68.585 e nel 2017 54.143”.

Dato positivo anche per l’Area Vasta 4, che vede nel 2019 (7.525 prestazioni) una significativa ripresa dopo un calo nel 2018: in quell’anno, infatti, la soglia raggiunta era di 6.934 rispetto ad un 2017 con un brillante 7.297.

A chiudere la parte numerica l’aumento dei posti disponibili. “Siamo in presenza di un altro dato oggettivo, con 20.000 slot in più: dai 154.397 del 2018 siamo passati ai 174.835 del 2019. Sono dati che mettono insieme pubblico (138.451 nel 2018, 150.754 nel 2019) e privato convenzionato (15.946 e 24.081)”.

Anche in questo caso importante la performance dell’Area Vasta 4, con 14.962 slot nelle strutture pubbliche nel 2018 e 16.649 nel 2019, mentre per quanto concerne le strutture private convenzionate siamo nell’ordine delle 1.480 per il 2018 e 2.037 quest’anno. “Questo porta il totale del 2019 a 18.686, rispetto ai 16.442 del 2018. Tengo a precisare che non è che la Regione ha aggiunto un po’ di visite e grazie a questo da un po’ più di risposte. Rispetto ad altre realtà noi abbiamo fatto qualcosa di più strutturato: abbiamo creato un sistema di monitoraggio che ci permette di saper cosa accade in tempo reale sulle liste di attesa nella nostra regione”.

METODO E STRUMENTI DI LAVORO

Un miglioramento che per Ceriscioli è avvenuto anno dopo anno, con risultati equamente distribuiti tra le varie Aree Vaste. “I riaggregati ci raccontano quanto accaduto e quali risultati abbiamo avuto”.

Ma sono tante, tiene a precisare, le azioni intraprese dal 2015 ad oggi. “Penso al catalogo unico delle prestazioni, con il quale abbiamo fatto parlare un unico linguaggio a tutti i prescrittori. C’è poi stata l’adozione del percorso della presa in carico per gli specialisti, con prescrizione elettronica e prenotazione su agende dedicate. Poi la modalità integrativa per la prenotazione, con una app che sta funzionando bene. Certamente l’elemento che ci soddisfa di più è lo sviluppo di questo sistema di monitoraggio, ma non dimentico l’ultima delle scelte, quelle liste di garanzia dove siamo noi a chiamare il cittadino per avere la prestazione piuttosto che lui dare la caccia alla prestazione stessa”.

OBIETTIVO 2020

Detto dell’impegno nel portare i tempi delle prestazioni programmate da 180 a 120 giorni, Ceriscioli ha spiegato anche come la volontà sia quella per il 2020 di dare risposte nell’Area Vasta di appartenenza. “Un anno fa la risposta era su base regionale, oggi è sulla singola Area Vasta o su quelle confinanti, e non vogliamo migliorare ancora”.

Il presidente ha ricordato anche come sia iniziato il lavoro sulle non monitorate, come ad esempio gli interventi di secondo livello, ma soprattutto ha voluto evidenziare come siano crollate se non azzerate le lettere di protesta che arrivavano da persone che non trovavano risposte nelle liste di attesa.

Altro aspetto significativo è sulle prestazioni in intramenia, con una riduzione del 10% delle entrate. “Si riduce così l’out of pocket dei cittadini marchigiani, comunque tra le più basse a livello nazionale. È la dimostrazione di una sanità pubblica che risponde ad un bisogno primario. Tutto questo è frutto di un grandissimo lavoro, con sinergie che hanno dato risposte importanti”.

IL MALUS CHE FUNZIONA

Dal 30 agosto al 14 settembre di quest’anno in tutta la regione 580 persone non si sono presentate alla visita prenotata – ha rimarcato il presidente nella sua analisi sugli effetti dell’introduzione del meccanismo del Malus – Di queste 156 avevano risposto sì al recall ma poi non si sono presentate”.

Nell’Area Vasta 4 sono state 115 a non presentarsi, con 51 che avevo dato risposta. “L’obiettivo è fare in modo che se uno non può venire, deve avvisare per permetterci di occupare quello spazio per altri cittadini. Mentre con il Bonus il messaggio ha fatto fatica ad arrivare, con il Malus è arrivato subito, considerando soprattutto che il cittadino deve corrispondere comunque il valore della visita. I numeri sono però piuttosto bassi ed è importante questo lavoro di responsabilizzazione nei confronti del cittadino, è un fatto di civiltà e significa che non si possono sprecare risorse e denaro pubblico”.

L’EQUILIBRIO TRA AZIENDA SANITARIA E CITTADINO

Nel pubblico, il sistema sanitario è quello che in questi ultimi anni ha cercato di darsi una governance: lo ha ricordato ai presenti Licio Livini, direttore dell’Area Vasta 4. “Ognuno deve fare la sua parte, c’è chi chiede, c’è chi prescrive. E il cittadino che riceve la risposta deve riceverla all’interno delle regole. Serve un equilibrio, altrimenti rischiamo che si crei un altro sistema di risposta come il privato puro, addirittura le raccomandazioni, il non fare una prestazione perché non c’è la possibilità di pagarsela. Invece noi vogliamo che la domanda venga veicolata all’interno di un sistema pubblico e qui deve trovare risposta”.

A colpire Livini è soprattutto il meccanismo delle liste di garanzia. “È un elenco di prestazioni che ci permette di rivedere anche le nostre attività – ha affermato mostrando un grafico con le domande in lista di garanzia per branca, dove per Fermo spiccano radiologia e cardiologia -. A me in Area Vasta 4 è servito, con segnalazioni che sono servite per rifare la programmazione. E credo ci sia spazio per fare ancora di più”.

PIÙ FLESSIBILITÀ E USO CORRETTO DELLE RISORSE

A ricordare che anche prima del raggiungimento di questo obiettivo la nostra regione era già perfettamente in linea con parametri del Ministero sulla gestione dei tempi di attesa, è Alessandro Marini, direttore dell’Asur Marche. “Alcune gestioni non erano allineate rispetto alle richieste dei cittadini e quindi la sfida è stata quella di allineare l’offerta su una dinamica coerente con le aspettative. Abbiamo fatto uno sforzo importante e l’obiettivo è stato conseguito grazie ad una sinergia tra tutti i soggetti coinvolti”.

Anche per Marini è risultata importante le riduzione dell’attività intramenia, che dà al cittadino che se lo può permettere di avere spazio per scegliere il proprio medico nel canale dell’offerta prevista contrattualmente. “Il nostro è percorso che ha aumentato la flessibilità e favorito il corretto uso delle risorse. Altro che dati fasulli, questo è offensivo nei confronti di tutti gli operatori della sanità che questa cosa l’hanno costruita. Oggi la soddisfazione è grandissima, avendo fatto quello che serviva fare”.

La scientificità del modello è un presupposto imprescindibile, stando alla direttrice sanitaria Nadia Storti. “Prima ci si basava sulle lamentele, invece questo strumento ci permette di vedere bisogno e fabbisogno per rimodulare l’attività ambulatoriale. Così guadagniamo in qualità e in volume. Altro aspetto importante è che con questo si gioca anche sul tavolo del privato convenzionato, al quale chiediamo quello che ci serve veramente, riuscendo così a controllarlo e monitorarlo”.

Ma il percorso, ha aggiunto, non è ancora completo, pur avendo messo in rete i vari professionisti. “Questo è solo l’inizio per dare un sistema con ancora più qualità, in una regione che ha sempre fatto un’ottimi sanità”.

LA PERCEZIONE CHE CAMBIA

Chi si trova spesso a dialogare sui tavoli nazionali su delega di Ceriscioli è l’assessore al bilancio Fabrizio Cesetti, che ha confermato come la sanità marchigiana sia molto apprezzata in Italia. “Questo percorso è importante perché ha creato una sinergia perfetta tra domanda e offerta di prestazioni sanitarie, attraverso un percorso di responsabilizzazione degli operatori e dei cittadini. Ma al di là dei numeri ha inciso su un altro aspetto: quella percezione che spesso non corrisponde alla realtà. E credo che questa intuizione, anche attraverso il Bonus Malus, abbia ridato fiducia nella nostra comunità”.

Da parte sua, Ceriscioli ha ricordato come fin dalle Primarie per la scelta del candidato governatore lui stesso aveva ribadito come il tema delle liste di attesa non fosse il problema più importante (“Di questioni da affrontare ce ne sono purtroppo molte”) ma come piuttosto si configurasse come strumento sul quale insistere proprio dove avveniva quella cesura alla quale aveva fatto riferimento Cesetti. “Era la possibilità per riannodare un rapporto positivo con il cittadino. Vedo questo strumento dentro un piano di comunicazione più ampio, per avere la percezione di una sanità più vicina. E sono consapevole che la parte pubblica ha lavorato per togliere al cittadino quel dubbio che la sanità non funzionasse per farlo pagare, rompendo un patto. Certo, c’è ancora incomprensione sulle classi di priorità che servono per dare le prestazioni quando servono, quando nel cittadino l’idea è che la risposta sanitaria deve essere domani mattina. Ci sono anche le visite di controllo, che sono fuori da queste priorità, e occorre quindi maturare questa consapevolezza. Si continua ad andare fuori regione in maniera immotivata, trovando una prestazione peggiore di quella che si troverebbe qui: questo segue logiche incomprensibili, ma dobbiamo far capire ai cittadini che sbaglia chi non si fida della sanità regionale”.


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