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Ex Gigli, Marcotulli critica, ma tende la mano:”Situazione prevedibile, non ci hanno ascoltato, ora troviamo una soluzione”

PORTO SANT'ELPIDIO - Il capogruppo di Fdi:"Le nostre previsioni si sono avverate, ora ci coinvolgano, si può tutelare l'interesse pubblico senza danneggiare l'impresa"
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di Pierpaolo Pierleoni

“L’Amministrazione comunale si è cacciata in una situazione di evidente difficoltà, non ha saputo o voluto vedere problemi che avevamo ampiamente evidenziato. Ora ci coinvolgano per cercare una soluzione”. E’ l’invito del capogruppo di Fratelli d’Italia Giorgio Marcotulli sul caso dell’ex cineteatro Gigli, la cui parte da destinare al pubblico è stata stimata un milione e mezzo di euro dall’Agenzia del demanio, ben 440.000 di quanto il Comune aveva pattuito con la società Azzurro Srl per l’acquisto. Un parere che complica e non poco la strada per concludere l’operazione. Peraltro, per la perizia tanto attesa sul valore di congruità il Comune dovrà anche sborsare all’Agenzia del demanio una somma di 4.800 euro, corrispettivo richiesto per le spese vive sostenute per lo studio della pratica.

“A palazzo comunale non hanno saputo vedere il problema – commenta Marcotulli – eppure le perplessità le evidenziammo da subito, già nel 2017. Ricordo che ci rivolgemmo anche all’avvocato Angelo Murgese, oggi componente del Laboratorio civico, per chiedergli una valutazione legale sul valore previsto nel preliminare di vendita dell’ex cineteatro ed anche il suo parere confermò tutti i nostri dubbi”. Secondo Marcotulli si pone poi un problema sull’interpretazione del contratto preliminare di compravendita stipulato tra le parti. “Anche questo è un aspetto che rilevammo a suo tempo senza essere ascoltati. Il contratto non ha previsto in modo puntuale cosa sarebbe accaduto se il Demanio, come è successo, avesse espresso un parere di congruità diverso dalla somma pattuita. Si è scritto solo il prezzo convenuto per la compravendita, ‘salvo giudizio di congruità dell’Agenzia del demanio’. Ora la domanda è: se l’operazione non viene portata a termine chi è che non onora il contratto? Il Comune, che non paga più la somma concordata? Se è così rischiamo di perdere i 390.000 euro versati di caparra. Se inadempiente è il privato, dovrebbe invece restituire la caparra raddoppiata. Anche questi sono aspetti da approfondire”.

Oltre alla critica, l’ex candidato sindaco guarda alle possibili soluzioni. “La posizione del Comune è chiara, per completare l’acquisto non può spendere più di quanto indicato dall’Agenzia del demanio – nota il consigliere di minoranza – Ora aspettiamo le valutazioni della proprietà dell’immobile. Razionalmente, se la somma di 1.951.000 euro ci sembrava eccessiva, quella di 1.510.000 appare piuttosto bassa. Si effettui un’analisi all’insegna della massima trasparenza per arrivare ad una soluzione equilibrata e stavolta si coinvolgano anche le forze di minoranza, invece di andare avanti a testa bassa. Se il privato dimostra, carte alla mano, di aver speso per il restauro dell’ex Gigli più di quanto stimato dall’Agenzia del demanio, non sono contrario a cercare un accordo che tuteli l’interesse pubblico, ma eviti anche di procurare un danno all’impresa. Non escluderei una soluzione come il contratto rent to buy, che permetterebbe al Comune di entrare prima possibile in possesso del bene versando un affitto per poi completare l’acquisto successivamente”.


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